L'intervento del medico antroposofico Erik Baars durante il 36° Convegno internazionale di biodinamica

L'intervento del medico antroposofico Erik Baars durante il 36° Convegno internazionale di biodinamica

Che cos’è oggi la scienza, e può dirsi tale se sprovvista di una scienza dello spirito? Erik Baars  ne ha parlato durante il 36° Convegno Internazionale di Agricoltura Biodinamica che si è tenuto ieri, esclusivamente in streaming, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, a Firenze (a breve le nostre cronache). Medico epidemiologo, ricercatore sanitario presso il Louis Bolk Instituut, dal 2007 professore di sanità antroposofica presso l’Università di scienze applicate di Leiden (Paesi Bassi), Erik Baars è anche membro del comitato editoriale delle riviste scientifiche Healthcare and Medicines, ha più di 200 pubblicazioni a suo nome e ha lavorato a molti progetti di ricerca. In particolare, l’articolo Patients whose Gp knows complementary medicine tend to have lower costs and live longer (“I pazienti il ​​cui medico di famiglia conosce la medicina complementare tendono ad avere costi inferiori e vivere più a lungo”) è apparso sull’European Journal of Health Economics nel 2011. Insieme al Professor Peter Kooreman ha ricevuto inoltre il premio Excellence in Integrative Medicine Research nella categoria ricerca clinica, dalla European Society of Integrative Medicine.

 Con l’intervento di ieri, il primo che ha tenuto in Italia, Baars ha ripreso il dibattito epistemologico più attuale, concentrandosi sullo status scientifico della teoria antroposofica.

«La visione del mondo dominante, che si è originata nel XVI e XVII e poi perfezionata nel IX secolo – spiega Baars – è di matrice meccanicistica, materialistica e riduzionista. Sostiene che tutti i tratti e le caratteristiche degli esseri viventi possono essere spiegati solo in termini di molecole fisiche e chimiche di cui si compongono».

L’antroposofia, scienza dello spirito

Per Baars è essenziale valutare la qualità della teoria riduzionistica come si valuterebbe qualsiasi altra teoria scientifica. Ovvero attraverso la valutazione della coerenza interna, verifiche scientifiche, coerenza verso teorie afferenti consolidate, coerenza con realtà ascrivibili al concetto dell’emergere. Non può esserci, in altre parole, una scienza che in quanto tale non sia anche una scienza dello spirito. «Non c’è prova meccanicistica che vita e coscienza emergano dalla materia come invece indicato dalla via riduzionistica», afferma lo scienziato, secondo il quale invece l’antroposofia avrebbe una sua coerenza interna perché sostiene che l’organismo umano e la natura non si compongano di forze solo fisiche. E ancora:

«Lascia spazio a cause di livello superiore, diversamente dalla riduzionistica. È quindi più valida per spiegare l’emergentismo, consente osservazioni e spiegazioni più convincenti per fenomeni emergenti».

 

L’intervento in video sarà disponibile appena riceveremo l’autorizzazione dell’autore

Scrive per noi

Valentina Gentile
Valentina Gentile
Valentina Gentile è nata a Napoli, cresciuta tra Campania e Sicilia, e vive a Roma. Giornalista, col-labora con La Stampa, in particolare con l’inserto Tuttogreen, con la testata online Sapeream-biente e con il periodico Libero Pensiero. Ha scritto di cinema per Sentieri Selvaggi e di ambiente per La Nuova Ecologia, ha collaborato con Radio Popolare Roma, Radio Vaticana e Al Jazeera English. In un passato non troppo lontano, è stata assistente di Storia del Cinema all’Università La Sapienza di Roma, e ha insegnato italiano agli stranieri, lingua, cultura e storia del cinema italiano alle università americane UIUC e HWS. È cinefila e cinofila, ama la musica rock, i suoi amici, le sfogliatelle e il caffè. E naturalmente l’agricoltura bio in tutte le sue declinazioni, dai campi alla tavola.

Contatto: Valentina Gentile

2 thoughts on “Erik Baars: «L’antroposofia è la scienza del futuro»

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