L’odore degli agrumi, e poi subito dopo i colori caldi dei castagni, alternati agli ulivi e alle ortive. Acque abbondanti, colline e terreni pronti ad accogliere il grano, tra il mare e le alture della Sila. I terreni della Cooperativa Vitulia di Cropani Marina, in provincia di Catanzaro, sono una sintesi degli innumerevoli tesori della Calabria. È qui che, ormai otto anni fa, il trentino Fausto Jori e i calabresi Antonio Scalise, agronomo forestale, e Michele Gallucci, medico, hanno deciso di valorizzare questo territorio così straordinariamente biodiverso attraverso la biodinamica. La  Cooperativa Vitulia Biocontadini Mediterranei è nata così, “un’avventura”, come la definiscono i suoi soci, tre persone diverse, ma con un concetto comune: quello della sana alimentazione.

Una cooperativa orgogliosamente “anomala”

«Quando abbiamo fondato Vitulia – ricorda Jori – abbiamo deciso che dovesse essere a mutualità prevalente, ossia con almeno il 50% della produzione che veniva dai soci. Il nostro notaio era scettico. Era un concetto assolutamente anomalo in Calabria, dove è già anomala la cooperativa». Ma l’obiettivo era chiaro sin dall’inizio: produrre, e produrre cibo sano. Quindi all’”anomala” fondazione di cooperativa a mutualità prevalente, si è aggiunta quella di biodinamica, poco comune nel territorio calabro.

«Eravamo e siamo doppiamente unici – scherza Fausto – Ma proprio per questo volevamo essere un modello per il territorio. E ne siamo orgogliosi».

I tre soci partono con un unico terreno certificato Demeter, e con l’obiettivo di crescere includendo pochi altri agricoltori, che credessero realmente nel progetto. Per questo decidono che per entrare nella Vitulia, che adesso conta sette aziende, gli agricoltori dovevano essere certificati biologici e impegnarsi a introdurre pratiche biodinamiche. Non a caso oggi Vitulia è una delle aziende biodinamiche e biologiche che partecipa come stakeholder al progetto Differ, finanziato nell’ambito dei fondi ministeriali destinati alla ricerca nel settore biologico e biodinamico, che vede come capofila l’Università di Firenze e nel partenariato anche l’Associazione per l’agricoltura biodinamica, di cui si parlerà peraltro durante l’imminente Convegno internazionale organizzato dall’associazione.

 

Un'immagine degli uliveti della cooperativa Vitulia
La Cooperativa Vitulia ha oggi sette agricoltori soci, tutti certificati biodinamici

Il gemellaggio con il Trentino

Un passaggio singolare è quello dello scambio di “cultura e competenza”, come lo definisce Jori, con il Trentino, sua regione d’origine, dove la tradizione steineriana è molto diffusa. Grazie ad un vero e proprio gemellaggio, gli agricoltori biodinamici trentini sono venuti ad “insegnare”, e in parte anche ad imparare come applicare determinate conoscenze ad un terreno e a un clima diverso così diverso dal loro. «È stato un primo meccanismo di commercializzazione valoriale», spiega Jori. Da allora circa un centinaio di famiglie si sono molto legate e comprano i prodotti calabresi in Trentino e quelli trentini in Calabria. «Un equilibrio economico che ci permette di crescere».

Produrre un’alimentazione sana

Oggi la cooperativa produce olio d’oliva, miele, clementine, melanzane, pomodori, pasta, farine e grani. Tutti prodotti rigorosamente con il metodo biodinamico. Perché l’alimentazione sana è fondamentale. Ne è convinto il dottor Michele Gallucci, dal 1988 medico di famiglia per scelta, dopo aver lasciato il lavoro in ospedale proprio per dedicarsi agli abitanti delle zone rurali di questo angolo di Calabria. La passione per la sua professione e la dedizione ai suoi pazienti sono legati alla sua scelta agricola:

«La missione del medico di famiglia dovrebbe essere quella di prevenire le malattie, e non solo di curarle facendo diagnosi e somministrando farmaci. Abbiamo una responsabilità da questo punto di vista perché i pazienti si fidano di noi, e con noi si aprono, molto più che con i medici ospedalieri».

L’approccio medico

Indirizzare ad un’alimentazione sana, non corrotta da trattamenti chimici e veleni, fa parte, per il dottor Gallucci, delle responsabilità di un medico:

«Ci sono molte persone che hanno convinzioni errate riguardo all’alimentazione, la vedono solo come una questione di calorie. Eppure ci sarebbero almeno il 60% di ricoveri in meno negli ospedali se ci fosse l’adeguata prevenzione».

L’avvicinamento alla biodinamica avviene dopo averne toccato con mano, letteralmente, i frutti: «È la mia impostazione scientifica, da medico. Si basa sull’evidenza tangibile», racconta il dottore. Dapprima le teorie steineriane non lo convincono fino in fondo: «All’inizio quando sentivo le teorie della biodinamica stentavo a farle mie. Ho avuto bisogno di verificarle dal vivo».

Più conveniente del convenzionale

La scoperta avviene su un agrumeto convertito alla biodinamica: «Ci ero stato prima della conversione e non ero riuscito a mangiare un solo clementino. Nell’agricoltura convenzionale i campi di clementini sono irrorati di fitofarmaci. Dopo pochi anni di biodinamica ho partecipato alla raccolta in questo agrumeto, e mi sono reso conto che la maggior parte dei frutti erano sani». L’ennesima prova che produrre in modo sano è anche conveniente, perché a fronte delle notevoli spese per fitofarmaci, concimi, lavorazione del terreno e raccolta meccanica, chi coltiva in convenzionale è costretto a competere con chi vende a prezzi bassissimi. E poi, continua Gallucci, basta guardare i dati dell’Istituto Nazionale dei tumori del professor Berrino.

 

una mucca della cooperativa vitulia
Nei terreni della Vitulia ci sono anche animali: mucche, galline e pecore

 

L’olio d’oliva

Il clima di questa parte di Magna Grecia è tipicamente mediterraneo, adatto alla crescita di molte piante spontanee, tipiche della rinomata ‘macchia’. E ovviamente adatto all’olio d’oliva. La Cooperativa produce un extra vergine raccolto  con tecniche semplici: le olive, della specie Carolea, che cresce solo in Calabria ed è eccellente in premitura e a tavola, si raccolgono a mano. Sono notevoli le differenze con l’olio prodotto con l’agricoltura convenzionale, spiega il dottor Gallucci: «Nell’olio d’oliva convenzionale possiamo trovare, tra le tante cose dannose, il dimetoato, abbondantemente usato anche se fuori legge. Per raccogliere le olive si mettono i teli a terra, passaggio ostacolato dalle erbacce che crescono vicino alle piante, per questo prima della raccolta “convenzionale” l’abitudine è di metter sopra o dei glifosati per eliminare le erbe selvatiche o rullare il terreno per rendere più facile la procedura». Glifosato che si ritrova probabilmente nell’olio d’oliva, e che ne annulla le numerose e ben note proprietà salutari.

Il grano “marzuolo”

L’attenzione all’alimentazione sana si rintraccia anche del recupero di prodotti tradizionali e locali, alcuni dei quali dimenticati per molti anni. Come il grano timilia, l’antico grano “marzuolo”, grano tardivo, come dice il nome, che si poteva piantare fino ai primi di marzo, e per questo ha permesso nei secoli la possibilità di sfamarsi a qualsiasi condizione climatica, dato che si poteva conservare e recuperare durante autunni e inverni particolarmente piovosi e privi di semine. Oggi questo grano, fiore all’occhiello della produzione della Cooperativa ( «Produciamo farina e anche pasta, macinata a pietra e trafilata a bronzo a settecento metri di quota sulla Sila, con acqua cristallina», dice orgoglioso Fausto Jori), nonostante la bassa resa, è stato rivalutato perché rispetto ai grani convenzionali ha un contenuto basso in proteine e glutine:

«Il numero di celiaci si è moltiplicato per abuso di queste proteine – spiega Gallucci – sia del grano che del latte e della carne, pubblicizzati nel dopo guerra. L’abbondanza di proteine ammazza e scioglie i legami che uniscono le cellule dell’intestino, le giunzioni serrate che non lasciano passare, ad esempio, i cancerogeni che assumiamo con l’alimentazione, che quindi vengono non assorbiti e eliminati con transito intestinale. Ma sciogliendo i legami si lasciano spazi tra una cellula e un’altra e nel nostri intestino entra di tutto. Il nostro sistema immunitario cerca di reagire a questi antigenii. Per questo abbiamo un aumento di malattie auto immuni, coliti ulcerose, artrite reumatoidi e celiachia».

 

Un agricoltore di Vitulia miete il grano
I grani antichi, come il grano timilia prodotto dalla Vitulia, sono stati recuperati perché notevolmente più sani

Biodinamica e etica

Fare agricoltura è una questione di etica, soprattutto in zone difficili come il nostro Meridione. E parlando di Sud, la questione è inevitabile: la biodinamica e la bioagricoltura in generale è anche un antidoto contro le mafie? «Sì, soprattutto se si fa sotto forma di aggregazione e si dimostra che lavorando insieme si ottiene una economia etica», dichiara Fausto Jori, citando l’esperienza di Goel. E aggiunge:

 

Fausto Jori
Fausto Jori, fra i titolari della Cooperativa Vitulia Biocontadini Mediterranei

«Non può esserci un’economia non etica, che porta profitto alle mafie. L’agricoltura sana porta economia etica. E la biodinamica è un grande veicolo, perché oltre alla tecnica agronomica è anche un’etica».

 Un cambiamento che si può fare e si può fare anche in un’altra maniera, come dimostra la Cooperativa Vitulia, esempio dell’immenso potenziale della Calabria.

Scrive per noi

Valentina Gentile
Valentina Gentile
Valentina Gentile è nata a Napoli, cresciuta tra Campania e Sicilia, e vive a Roma. Giornalista, col-labora con La Stampa, in particolare con l’inserto Tuttogreen, con la testata online Sapeream-biente e con il periodico Libero Pensiero. Ha scritto di cinema per Sentieri Selvaggi e di ambiente per La Nuova Ecologia, ha collaborato con Radio Popolare Roma, Radio Vaticana e Al Jazeera English. In un passato non troppo lontano, è stata assistente di Storia del Cinema all’Università La Sapienza di Roma, e ha insegnato italiano agli stranieri, lingua, cultura e storia del cinema italiano alle università americane UIUC e HWS. È cinefila e cinofila, ama la musica rock, i suoi amici, le sfogliatelle e il caffè. E naturalmente l’agricoltura bio in tutte le sue declinazioni, dai campi alla tavola.

Contatto: Valentina Gentile

1 thought on “Cooperativa Vitulia, l’orgoglio dell’alimentazione sana

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