Una zolla di terra biodinamica
Dove ancora cantano le rane
Gli incontri annuali sull’alimentazione consapevole alla cascina Pirola quando parlare di agricoltura, ambiente e alimentazione era una scelta coraggiosa. Il racconto del professor Matteo Giannattasio sulla collaborazione con Aldo Paravicini
Fu il nostro Aldo a volere, e poi ad organizzare con l’aiuto dell’instancabile donna Giulia, gli incontri sull’alimentazione che, per oltre un decennio e con una cadenza annuale, si tennero nella sua tanto amata e incantevole azienda agricola.
Per la sua terra Aldo aveva coniato l’espressione: “Dove ancora cantano le rane c’è più sapore, più salute, più energia e più felicità”
Gli incontri ebbero come relatori medici, docenti universitari in discipline come l’agronomia e la genetica, agricoltori, terapeuti artistici, cuochi, ed erano aperti a tutti coloro che anelavano a fare scelte alimentari consapevoli in un’epoca, eravamo agli inizi di questo secolo, dominata dal consumismo e dal mito delle calorie.

Si tenevano ai primi freddi autunnali in una sala accogliente della Cascina Pirola, riscaldata dal tepore del camino e dall’entusiasmo dei partecipanti. Quando fui invitato a partecipare a questa iniziativa accettai con entusiasmo di dare un contributo nella mia doppia veste di agronomo e medico. Una sintesi di buona parte degli argomenti trattati in questi incontri fu oggetto di una monografia, (I quaderni di Valore alimentare, 2015).
Pratiche agricole, ambiente e alimentazione
Con Aldo si concordò che il tema centrale di questi incontri fosse la relazione tra pratiche agricole, sostenibilità ambientale e qualità alimentare. Fu una scelta coraggiosa e lungimirante, perché fatta in un periodo in cui l’agricoltura era interessata tanto alla produttività e tanto poco alla sostenibilità e alla qualità alimentare. Nel mondo agricolo si respirava un clima di esaltazione per le prodigiose rese ottenute ricorrendo, nelle produzioni vegetali, a pratiche come la monocultura e l’utilizzo di sostanze chimiche sintetiche (concimi azotati, pesticidi) e, in quelle zootecniche, utilizzando il modello industriale di allevamento intensivo.
L’euforia però faceva sì che si sottovalutassero i tanti rischi che tali pratiche potevano comportare per l’ambiente (perdita della fertilità naturale dei suoli, inquinamento delle acque, contaminazione dell’aria, riscaldamento globale e cambi climatici), per il benessere animale e per la salute umana.
Inoltre, allora si prestava molta attenzione al valore energetico e al contenuto in nutrienti degli alimenti (qualità nutrizionale), mentre si trascuravano altri aspetti della qualità alimentare, altrettanto importanti per la salute umana, come le proprietà sensoriali (qualità organolettica), il contenuto in sostanze salutari (qualità salutistica) e la presenza di residui di pesticidi e/o di altre sostanze nocive (qualità sanitaria). Conseguentemente non si avvertiva la necessità di accertare se le pratiche agricole che consentivano rese così alte pregiudicassero tutti questi aspetti della qualità alimentare e conseguentemente la nostra salute.
Un precursore
Il tempo è stato galantuomo. Ha dato ragione ad Aldo e a chi la pensava come lui. L’Onu ha dichiarato il 2015 l’anno internazionale dei suoli e la Fao per questa occasione ha diffuso un comunicato intitolato “La salute dei suoli rappresenta la base per una produzione alimentare sana”. In questo comunicato si legge tra l’altro:
«Per salute del suolo si intende la sua capacità di funzionare come un sistema vivente. Un suolo sano mantiene una comunità diversificata di organismi che contribuiscono a controllare le malattie delle piante, gli insetti e le erbe infestanti, a formare utili associazioni simbiotiche con le radici, a riciclare nutrienti essenziali, a migliorare la struttura del suolo con effetti benefici sulle capacità di quest’ultimo di trattenere acqua e nutrienti e, in ultima analisi, a migliorare la produzione agricola. Un suolo sano, inoltre, contribuisce a mitigare gli effetti del cambiamento climatico, mantenendo o aumentando il proprio contenuto di carbonio».
Sembra proprio che con questa dichiarazione la Fao abbia voluto spezzare una lancia a favore di quell’agricoltura rispettosa della natura che Aldo, incurante delle accuse di stramberia, per non dire di stregoneria, che provenivano dal mondo agricolo e scientifico, aveva con audacia iniziato a praticare nella sua azienda tanto tempo prima che l’Unione europea emanasse le norme per l’agricoltura biologica e la biodinamica.
Oggi per fortuna le cose, sebbene lentamente, stanno cambiando. Il mondo scientifico ha tra le sue priorità la questione della sostenibilità della produzione agricola. Sta inoltre indagando circa gli effetti delle pratiche agricole sulla qualità dei prodotti alimentari e su come quest’ultima influenzi la nostra salute. Da queste indagini sta emergendo che, rispetto alle pratiche dell’agricoltura industriale, quelle meno invasive dell’agricoltura biologica e della biodinamica sono più rispettose della biodiversità, più sostenibili, e garantiscono una maggiore sicurezza alimentare. E nonostante ciò, è sorprendente che aleggi ancora un clima di scetticismo attorno all’agricoltura biologica e ancor più attorno alla biodinamica.
Poche parole per dire molto
Per finire un episodio che riguarda il rapporto che avevo con Aldo al tempo degli incontri. Una volta il suo aiuto mi fu prezioso. Appena arrivato alla Zelata, mi accorsi di non avere portato con me le diapositive che dovevano aiutarmi a trattare il tema dell’incontro intitolato: “Bellezza delle piante e qualità del cibo”. Corsi subito a chiedergli aiuto. Era nel suo ufficio indaffarato fra telefonate e computer, ma lasciò tutto e si mise a mia disposizione. La sua calma contrastava con la mia agitata preoccupazione. Mentre ripreparavamo le diapositive, discutemmo appassionatamente di botanica, metamorfosi, spirale e numero d’oro e ancora di quanto fosse vero e genuino, bello e buono il cibo prodotto alle Cascine Orsine. Rasserenato e con le diapositive pronte me ne andai all’incontro facendo tesoro di quanto avevo appreso conversando con lui.
Perché Aldo era fatto così: parlava poco ma diceva di più.
Caro Aldo, grazie di tutto.
Scrive per noi

- Matteo Giannattasio, medico e agronomo. È stato professore ordinario di "Fisiologia vegetale" e responsabile del Master in "Agricoltura biologica" all’Università di Napoli e docente del corso "Qualità degli alimenti e salute del consumatore" all'Università di Padova. È consulente scientifico della Fondazione spagnola Emys con sede in Gerona che ha tra i suoi scopi lo studio e la conservazione del patrimonio naturale e lo sviluppo sostenibile a livello sociale e ambientale.
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