Un ritratto di Aldo Paravicini
Dal salotto al campo, senza indulgenza
Fattore più che “rentier”, agricoltore senza indulgenza verso l’astrazione, che metteva il bene della terra in primo piano. È Aldo Paravicini nelle parole e nel ricordo di Stefano Masini
Ho incontrato Aldo Paravicini, molti anni fa, nella sua azienda: ne ricordo lo stile sorvegliato e il tratto gentile. Il merito lo infastidiva nonostante l’orgoglio di portare quel nome. Aveva sempre la capacità di risvegliare l’interesse di chi lo ascoltava ogni volta che il discorso cadeva sull’analisi di problemi tecnici dell’agricoltura. Un uomo dotato di una sicura forza di volontà che ha affrontato la sfida della rigenerazione quando l’incremento della produttività insieme all’innovazione tecnologica impersonavano un’affascinante sirena per garantire una buona redditività aziendale, complice una politica agricola europea agganciata a modalità di sostegno accoppiato alla produzione.
Aldo era aggiornato su tutti gli argomenti inerenti l’agricoltura che lo facevano sembrare, piuttosto il fattore di una realtà produttiva multidimensionale che un aristocratico rentier, che ha scelto di vivere in campagna.

È facile leggere la crescente insoddisfazione che oggi genera lo sviluppo del settore su scala globale, in connessione strutturale con la denutrizione di ampie fasce della popolazione e l’insicurezza alimentare, mentre il transito verso una società post agricola legata al metodo biodinamico è stata una decisione che andava (allora) in una direzione opposta per conquistare la fiducia dei consumatori con prodotti e marchi via via affermatisi nelle catene dei supermercati.
Un imprenditore che ricordo, ancora, nell’ultima e più recente occasione, in cui, sorpreso dalla sua meticolosità per l’allestimento dei fascicoli aziendali e, nello stesso tempo dall’immaginazione di un percorso ormai consolidato, ho potuto raccogliere il consenso a far parte della nostra Organizzazione, dopo aver incontrato resistenze e intralci nel suo progetto di cambiare il modo di produrre e distribuire il cibo.
Ci mancherà un grande agricoltore con nessuna indulgenza per l’astrazione e capace di passare dal salotto al campo con accondiscendenza alle buone maniere, convinto che la produzione di beni e servizi dalla terra sia il mestiere attraverso cui cambiare il corso della storia.
Scrive per noi
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Stefano Masini, laureato in Giurisprudenza presso l’università LUISS Guido Carli, dove ha prestato attività di ricercatore nel Centro studi giuridici per l’impresa, è Responsabile dell’Area Ambiente e Territorio di Coldiretti e Professore associato di Diritto Agrario e Diritto Alimentare presso la facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. È Condirettore della rivista Diritto Agroalimentare, componente del Comitato scientifico della rivista Giustizia Civile nonché della rivista Aestimum.
È Componente, altresì, del Consiglio di amministrazione della Fondazione Santa Chiara e della Fondazione Il Nibbio, del Comitato scientifico della Fondazione per le qualità italiane – Symbola, della Fondazione Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, della Fondazione Campagna Amica, dell’Istituto di ricerca EURISPES e del Comitato Scientifico del Centro Ricerche Consumi e Ambiente "indagini3". È stato Componente della struttura del Ministero delle Politiche Agricole Expo 2015 e Vice Presidente della Commissione Caselli per l’elaborazione della riforma dei reati in materia agroalimentare.
È autore di numerosi libri. Ha ricevuto il titolo di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana (2014) e di Ufficiale al merito della Repubblica Italiana (2019).
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