L’accordo, annunciato qualche giorno fa, è tra i maggiori mai avvenuti in tutta la storia dei contenziosi civili americani. Oltre 10 miliardi di dollari per circa 95 mila azioni legali. È questa la cifra che la Bayer, che ha acquistato la Monsanto nel 2018, dovrà sborsare dopo aver raggiunto il patteggiamento per il Roundup, il diserbante Monsanto accusato di provocare il cancro. Un accordo non solo ultra miliardario, ma anche estremamente complesso, perché coinvolge una serie di accordi separati con 25 studi legali che rappresentano clienti, vittime del Roundup, che riceveranno importi differenti l’uno dall’altro.

«È una cosa rara assistere ad una transazione consensuale con così tanti zeri», ha dichiarato recentemente al New York Times, Nora Freeman Engstrom, professoressa nella Facoltà di Legge dell’Università di Stanford.

Transazioni e risarcimenti

Eppure, nonostante i numerosi zeri, restano aperte almeno altre 25 mila richieste di risarcimento, da parte delle persone che non hanno accettato l’accordo. In realtà non c’è da stupirsi se un numero non indifferente di persone hanno scelto di non accettare la transazione: negli scorsi anni infatti il colosso tedesco ha perso delle cause da parte di singoli cittadini, ed è stata condannata a pagare risarcimenti mastodontici. L’ultima in ordine di tempo risale al maggio del 2019 e vede protagonisti Alva e Alberta Pilliod, due settantenni californiani che per anni avevano utilizzato il Roundup, e a cui era stata diagnosticata una forma di linfoma non Hodgkin, il tumore che presumibilmente è causato dal glifosato presente nel diserbante.

 

Un po’ di storia

È bene ricordarlo: il Roundup è stato il primo erbicida a base di glifosato a entrare in commercio nel 1974 (in Italia “debuttò” nel 1977), e rimane ad oggi il più usato in tutto il mondo, su numerose tipologie di colture. Nonostante nel 2015 l’Oms abbia inserito il glifosato nella lista delle sostanze probabilmente cancerogene, Monsanto ha sempre sostenuto che usare il Roundup sia sicuro e non causi tumori.  Non si tratta dell’unico diserbante di questo genere: da quando è scaduto il brevetto  nel 2001, la sostanza presente nel Roundup è stata usata da molte altre aziende.

 

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Dopo i risultati di diversi studi specialistici, nel settembre del 2016 la Commissione europea ha formulato una richiesta per ottenere da parte dell’Efsa una valutazione su possibili attività del glifosato quale interferente endocrino. Purtroppo, nel settembre 2017 l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), pur avendo riconosciuto che il potenziale genotossico delle preparazioni a base di glifosato deve essere valutato e che la tossicità a lungo termine deve essere maggiormente indagata e chiarita, ha affermato che, sulla base delle ricerca in ambito tossicologico, il glifosato è da considerarsi privo di qualunque proprietà distruttiva sul sistema endocrino. Ma stando all’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Oms (Iarc) ci sono prove evidenti di genotossicità e evidenze sufficienti di cancerogeni sugli animali.

 

Alberi morti
Tra le cause della malattia e dell’essiccamento di molti alberi e del suolo c’è l’uso prolungato di pesticidi, tra cui il glifosato

Un incendio spento a metà

Il mega patteggiamento americano, dunque, da un lato rappresenta sicuramente una buona notizia per Bayer, che così limita i danni di reputazione, le spese legali e rassicura anche gli investitori.

 

Un'immagine allegorica della giustizia
Il patteggiamento raggiunto dalla Bayer non è stato accettato da tutte le presunte vittime del Roundup

 

Ma, come ha dichiarato Fletch Trammell, avvocato texano che rappresenta circa cinquemila clienti che hanno rifiutato l’accordo: «La questione non è affatto chiusa, come vogliono far credere. Il patteggiamento è come limitarsi a spegnere solo una parte di un incendio in una casa». Nonostante il pessimismo di molti e la pandemia da Covid-19 che, di fatto, ha bloccato e rallentato le azioni legali in tutto il Pianeta, c’è un risvolto logico da non sottovalutare: se la Bayer si è affrettata a chiudere dei contenziosi sborsando cifre così mastodontiche, quanto avrebbe rischiato facendo il contrario?

Ovvero: alla luce delle cause ultra miliardarie perse contro singoli, come Alva e Alberta Pilliod, quanto sono evidenti le conseguenze nefaste del glifosato presente nel Roundup?

L’eredità tossica e l’Europa

Esattamente come accade ad alcuni rampolli di dinastie miliardarie, che ereditano, insieme a fortune immense anche debiti e rogne inestimabili e devono destreggiarsi per ovviare per quanto possibile ai danni, anche il colosso di Leverkusen è consapevole dell’eredità difficile arrivata con l’acquisizione della Monsanto. Un fardello anche per la reputazione, che incide non poco sui profitti e soprattutto sugli investimenti: il nome della multinazionale di St Louis, Missouri è da anni nel mirino di attivisti, scienziati e documentaristi impegnati come Marie-Monique Robin, che nel 2008 ne ha raccontato le avventure discutibili nel documentario, poi divenuto anche libro Il Mondo secondo Monsanto. E sono ben note le tattiche aggressive dell’azienda, che nel corso degli anni, per influenzare l’opinione degli scienziati e screditare le critiche, hanno intaccato la sua credibilità.

Attivisti, scienziati, giornalisti e politici sono stati letteralmente “presi di mira”. Eclatante il caso del musicista Neil Young, che dopo aver pubblicato l’album di protesta The Monsanto Years nel 2015, venne “monitorato” sui social media dalla multinazionale agrochimica

Insomma, gli accordi miliardari sono un’eredità che potrebbe rivelarsi una causa persa per i tedeschi della Bayer. Ma anche un’occasione: l’Europa delle politiche ambientali e del Green Deal continuerà a far finta di niente davanti al glifosato?

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Valentina Gentile
Valentina Gentile
Valentina Gentile è nata a Napoli, cresciuta tra Campania e Sicilia, e vive a Roma. Giornalista, col-labora con La Stampa, in particolare con l’inserto Tuttogreen, con la testata online Sapeream-biente e con il periodico Libero Pensiero. Ha scritto di cinema per Sentieri Selvaggi e di ambiente per La Nuova Ecologia, ha collaborato con Radio Popolare Roma, Radio Vaticana e Al Jazeera English. In un passato non troppo lontano, è stata assistente di Storia del Cinema all’Università La Sapienza di Roma, e ha insegnato italiano agli stranieri, lingua, cultura e storia del cinema italiano alle università americane UIUC e HWS. È cinefila e cinofila, ama la musica rock, i suoi amici, le sfogliatelle e il caffè. E naturalmente l’agricoltura bio in tutte le sue declinazioni, dai campi alla tavola.

Contatto: Valentina Gentile

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