Il produttore biologico del Mugello, Antonio Vignini

Il produttore biologico del Mugello, Antonio Vignini

ll processo di riqualificazione che investe il Mugello, la vallata lungo il Sieve a nord di Firenze, sta dando i propri frutti. S’investe sul paesaggio, sul turismo rurale e sulle imprese che puntano verso la bioagricoltura per fare di questa meravigliosa zona collinare un distretto di eccellenza nella filiera agroalimentare che dialoga con la vicina area urbana del capoluogo. Qui non a caso si è costituita l’Associazione Biologico Mugello attiva nella promozione del territorio. Ma questo progetto rischia di essere intaccato dalla notizia che Newlat Group, di proprietà della famiglia Mastrolia, ha acquistato la quota di maggioranza delle Centrali del latte d’Italia, società che comprende anche Mukki, la Centrale del latte della Toscana che raggruppa vari produttori della regione.

 

 

Un cambiamento epocale, che preoccupa non poco le aziende locali. Mukki raccoglie infatti  latte del Mugello, territorio in cui finora ha creduto molto, creando anche una linea dedicata alle aziende della zona. Il rischio è evidente: una volta inglobati nel gruppo Newlat, che controlla già altri marchi storici come Buitoni, i caseari Optimus, la pasta Delverde, i prodotti del Mugello potrebbero non essere valorizzati come meritano nella loro specificità. Una ricapitalizzazione farebbe perdere potere ai soci toscani e i produttori subirebbero un abbattimento del prezzo.

Ne abbiamo parlato con Antonio Vignini, titolare dell’azienda agraria Pianbarucci, impresa a ciclo chiuso nata negli anni Sessanta e divenuta biologica ormai da oltre due decenni:

«Il latte viene sempre di più da quei Paesi che, pur facendo parte della Comunità europea, non hanno le stesse norme e salvaguardie che abbiamo noi» racconta.

 

 

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Nel #Mugello si corre anche fuori dall’#autodromo

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Una concorrenza sleale, che a prezzi super competitivi fa corrispondere, com’è ovvio, una tutela dell’ambiente, e quindi del prodotto, nettamente inferiore. «Ad esempio – spiega Vignini – per cambiare l’olio ai trattori, da noi bisogna andare in officina e smaltirlo nel modo previsto dalla legge. Altrove non è sempre così. È tutto come quarant’anni fa. Non hanno la nostra complessa normativa igienico sanitaria che abbiamo noi: registri, bolli, fogli».

Un’abitudine, quella di acquistare il latte sopratutto in quelle zone, ormai consolidata nel mondo dei grandi marchi alimentari: «Il gruppo Newlat acquista già latte per i prodotti caseari. Ormai sono sempre più numerose le aziende costrette a chiudere. Recentemente anche nel salernitano ne sono scomparse diverse». Anche per la mozzarella o per i prodotti affini e “tipici” viene utilizzato dai grossi marchi latte estero. Meno controllato, meno sano. Ma molto più economico. Una morsa sempre più stringente sulle aziende medie e piccole, frutto di politiche sbagliate, che non hanno tenuto conto della realtà del libero mercato:

«Le aziende grandi in qualche modo resistono, ma per quelle piccole è diverso. E una volta chiusa un’azienda, ad esempio una di tipo familiare, non c’è più il ricambio generazionale, non c’è più speranza che riapra».

 

Per Vignini il modello da seguire dovrebbe essere quello dell’Alto Adige, dove esiste una tutela concreta delle aziende piccole, anche per quello che riguarda i prezzi. Una salvaguardia necessaria, non solo per l’economia, ma per il territorio inteso come paesaggio e natura. E quindi salute dei cittadini.

Abbassare il prezzo per i produttori, soprattutto per quelli biologici sarebbe un problema enorme: «Produrre latte biologico vuol dire che non sono solo gli animali ad essere “certificati”, ma devono esserlo anche i campi, stessa cosa per le strutture che accolgono gli animali, fino ovviamente al prodotto finale». Un mondo di certificazioni che costano lavoro e soldi: «Non è come passare tre euro di diserbo in mezza giornata su 10 ettari di terreno». E soprattutto in piena pandemia, lo strapotere delle multinazionali si fa sempre più opprimente, con la produzione italiana in gran parte ferma:

«Le stalle del Mugello – spiega Vignini – in realtà stanno producendo, stanno mungendo le mucche. Ma le multinazionali adesso fanno ancora di più il bello e il cattivo gioco, comprando il latte a venti centesimi da tutte le parti d’Europa. E adesso, con questa scusa, se lo ritrovano ancora a meno prezzo».

 

 

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I produttori del Mugello, da sempre attenti alla qualità, temono che la Newlat, che d’altra parte raccoglie latte anche da altre zone d’Italia, abbia in cantiere un livellamento al ribasso dei prezzi. Eppure, conclude Vignini, sarebbe  importante riportare l’alimentazione al giusto valore: «Basta pensare che siamo passati dal 70% della spesa media per mangiare del Dopoguerra, al 14% di oggi». Ossia, spendiamo, in proporzione, drammaticamente di meno, pur mangiando di più. Eppure se c’è una lezione che dovremmo aver imparato dalla spaventosa pandemia che ci ha colpiti è proprio quella di fare più attenzione al rapporto con il cibo e con gli animali che lo producono. E in un clima del genere, un evento come quello accaduto ai produttori di latte del Mugello sarebbe l’occasione giusta per ricominciare dal locale, difendendo i prodotti biologici e biodinamici e chi li produce. Un tema su cui recentemente è tornato anche Carlo Triarico, presidente dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica, in un’intervista con l’emittente portoghese TSF.

Scrive per noi

Valentina Gentile
Valentina Gentile
Valentina Gentile è nata a Napoli, cresciuta tra Campania e Sicilia, e vive a Roma. Giornalista, col-labora con La Stampa, in particolare con l’inserto Tuttogreen, con la testata online Sapeream-biente e con il periodico Libero Pensiero. Ha scritto di cinema per Sentieri Selvaggi e di ambiente per La Nuova Ecologia, ha collaborato con Radio Popolare Roma, Radio Vaticana e Al Jazeera English. In un passato non troppo lontano, è stata assistente di Storia del Cinema all’Università La Sapienza di Roma, e ha insegnato italiano agli stranieri, lingua, cultura e storia del cinema italiano alle università americane UIUC e HWS. È cinefila e cinofila, ama la musica rock, i suoi amici, le sfogliatelle e il caffè. E naturalmente l’agricoltura bio in tutte le sue declinazioni, dai campi alla tavola.

Contatto: Valentina Gentile

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