Raffaella Mellano, imprenditrice biodinamica ad Aglié, in provincia di Torino

Raffaella Mellano, imprenditrice biodinamica ad Aglié, in provincia di Torino

Anche la biodinamica contro l’emergenza. Raffalla Mellano racconta la sfida di Natura e alimenta

Il benessere animale, l’attenzione ai lavoratori. E una filosofia di fondo ispirata alla sostenibilità. Il consorzio piemontese, che raggruppa 25 aziende biologiche e biodinamiche, non si è fatto cogliere impreparato dalla pandemia. E ha messo in campo la propria offerta alimentare di qualità attraverso la consegna a domicilio

Una risposta alla crisi senza precedenti – individuale, comunitaria e planetaria – che stiamo vivendo può arrivare anche dall’agricoltura biologica e biodinamica. È questa la speranza di Raffaella Mellano, titolare con la sua famiglia di una fattoria biodinamica piemontese che produce latte, cereali e carne, tesoriere dell’Associazione nazionale per l’Agricoltura biodinamica, nonché presidente di Natura e Alimenta: un consorzio che raggruppa 25 aziende agricole biologiche e biodinamiche (allevatori di bovini, di asine, produttori di cereali, ma anche coltivatori di pomodori, viticultori, produttori di aceto eccetera).


Come vi siete attivati, a livello consortile, per fronteggiare la pandemia?

Il consorzio era già attrezzato da tempo per le vendite on-line e le spedizioni mediante corriere, che restano attive su tutto il territorio nazionale anche in questo momento di emergenza. In aggiunta, abbiamo voluto predisporre un servizio di consegna a domicilio con furgone sul nostro territorio, pensato in particolare per anziani soli o altre persone in difficoltà.

Le consegne vengono effettuate con tutti i crismi di sicurezza, sono disponibili entro un raggio di una ventina di chilometri dal nostro punto vendita di Agliè, nel Canavese, a un costo di 5 euro.

E come sono cambiate le vostre modalità di lavoro con l’emergenza sanitaria?
Diciamo che come struttura consortile eravamo già abituati a un lavoro di coordinamento anche a distanza. Inoltre, avendo adottato da decenni gli standard dell’agricoltura biodinamica, siamo avvezzi a considerare il benessere di chi lavora nelle nostre fattorie come una priorità assoluta. In queste settimane abbiamo aumentato il distanziamento fisico tra i dipendenti, li abbiamo dotati dei dispositivi di protezione necessari e abbiamo agevolato il ricorso alle ferie. Per migliorare ulteriormente la sicurezza, portiamo avanti una disinfezione giornaliera degli ambienti di lavoro.

 

L'offerta del consorzio Natura e alimenta durante l'emergenza Covid-19
L’offerta del consorzio Natura e alimenta durante l’emergenza Covid-19


Da dove nasce la vocazione al biodinamico?

Credo che il biodinamico rappresenti in qualche modo la naturale evoluzione del biologico. Nella nostra esperienza, gli agricoltori cominciano con il bio e poi, man mano che si specializzano, riescono a partire anche col biodinamico. In questi processo è fondamentale l’aiuto degli altri agricoltori biodinamici, il confronto con la loro esperienza, la formazione continua.

Qual è il ruolo del consorzio, da questo punto di vista?
Il consorzio Natura e Alimenta, così come l’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, offre corsi sul territorio e supporto agli agricoltori che vogliono cominciare questa avventura, oltre a favorire il confronto tra le diverse realtà.

Come spiegherebbe la differenza rispetto alla “classica” agricoltura biologica?
L’agricoltura biodinamica pone un’attenzione minuziosa a tutti gli step produttivi, è l’intero processo che si modifica nel suo complesso, per certi versi anche in modo “spontaneo”, rispondendo a standard particolarmente rigorosi.

L’obiettivo è una maggiore sostenibilità a 360 gradi: si punta a ridurre l’inquinamento, ma anche a migliorare sensibilmente il benessere degli animali, evitare gli sprechi energetici e minimizzare l’impatto sull’ambiente in generale.


Qualche esempio concreto?

Io dico sempre che gli agricoltori biodinamici sono attentissimi ai dettagli, a quei particolari che poi riescono a fare una grande differenza. Le vacche biodinamiche, per esempio, hanno le corna. Sembra un aspetto marginale, invece è emblematico: negli allevamenti tradizionali è necessario decornare gli animali, perché vivono in spazi ristretti e con le corna rischiano di ferirsi, anche perché lo stress li porta talvolta a combattere tra loro. Le mucche biodinamiche dispongono di pascoli e spazi ampi, inoltre vivono in assenza di stress: questo fa sì che le loro corna non costituiscano un pericolo e che si possa evitare la decornazione, che tra l’altro è una pratica dolorosa per l’animale.

Il benessere animale al centro del processo, dunque?
Non solo. Nel sistema biodinamico, per esempio, gli animali devono essere alimentati con cibo prodotto in azienda: di solito si tratta di cereali di alta qualità, coltivati a loro volta con criteri biologici e biodinamici. Questo non solo migliora ulteriormente le condizioni di vita degli animali e riduce l’incidenza di malattie (gli antibiotici, per esempio, vengono utilizzati solo in casi di estrema necessità, quando è a rischio la vita dell’animale, ndr) ma si riflette in modo positivo sulla qualità dei prodotti, come il latte e la carne. E anche su quella del letame.

Il letame?
Sì, il letame viene largamente utilizzato nell’azienda biodinamica stessa come fertilizzante biologico di alta qualità. Nella nostra fattoria di famiglia, inoltre (la Società Agricola Mellano S.s., ndr) viene impiegato per la produzione di biogas.

 

Benessere animale, qualità dei prodotti, basso impatto ambientale. E i lavoratori?
Il benessere di chi lavora in una fattoria biodinamica è cruciale per la riuscita dell’intero processo, non solo come valore in sé, ma anche perché è fortemente interconnesso col benessere degli animali.

Chi lavora in un’azienda biodinamica comprende a fondo il perché delle varie pratiche e, di conseguenza, sa perfettamente come accudire gli animali, o la terra, nel modo migliore.

Ricordo che in un convegno venne chiesto ai partecipanti d’immedesimarsi negli animali allevati con sistema intensivo, d’immaginarsi stretti con altre cinquanta persone in un ambiente molto piccolo, di mangiare male, di ammalarsi frequentemente ed essere costretti ad assumere farmaci molto spesso: chi lavora in questo settore è molto consapevole delle problematiche degli animali ed è abituato ad agire di conseguenza.

Il Covid-19 ha aperto una crisi sanitaria senza precedenti: la ripresa potrebbe fondarsi proprio sulla sostenibilità e sul biodinamico?
Per essere agricoltori bisogna essere ottimisti e sapere aspettare. Noi crediamo in modo istintivo nell’arrivo di una primavera metaforica, che magari ci permetterà di fare una riflessione e ripartire con una nuova e più diffusa consapevolezza delle responsabilità di ognuno di noi. Il settore agricolo italiano arriva da un periodo non semplice, a causa non solo del cambiamento climatico, ma anche della burocrazia eccessiva, della difficoltà di accedere alle informazioni dei Piani di sviluppo rurale, della differenza di regole e opportunità tra una regione e l’altra.

Il timore che la pandemia possa aggravare queste difficoltà esiste, ma dobbiamo credere tutti che questa crisi possa diventare l’occasione per ripartire in modo diverso e capire come possiamo migliorare il nostro stile di vita e il nostro rapporto con il pianeta.

Scrive per noi

Silvana Santo
Silvana Santo
Giornalista in campo ambientale, napoletana, si occupa da oltre un decennio di comunicazione e sostenibilità, soprattutto per il web. Si occupa di energie rinnovabili, edilizia sostenibile, stili di vita e alimentazione, cambiamento climatico, biodiversità, aree protette e gestione dei rifiuti. Nel suo blog “Una mamma green” racconta giorno per giorno il tentativo di crescere i sue due figli, Davide e Flavia, nella maniera più rispettosa possibile per l'ambiente ed è anche diventato un libro pubblicato nel 2017 da Giunti.

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