Bambini a mensa

Secondo le Linee d'indirizzo del Ministero della Salute il cibo biologico non è da preferire nelle mense

Ristorazione collettiva, il Ministero della Sanità “boccia” il biologico

Secondo le “Linee d’indirizzo” consegnate alla Conferenza Unificata la migliore qualità del cibo senza pesticidi sarebbe un “collegamento concettuale” errato. Aiab: «Uno scivolone del governo, si ignorano gli effetti dei pesticidi sui più piccoli e si contraddice la direzione che indica l’Europa»

Il cibo biologico? I bambini, i malati, gli anziani e magari anche i poveri, diciamo tutte quelle fasce di popolazione che ricorrono per scelta o necessità alla ristorazione collettiva, possono farne a meno. Sembra un paradosso ma è quanto emerge dalle “Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione ospedaliera, assistenziale e scolastica”(Pdf) che il Ministero della Salute ha consegnato pochi giorni fa alla Conferenza Unificata perché quest’ultima, dopo il placet unanime della Commissione salute, possa esprimere il proprio parere.

Settore strategico

Il documento, suddiviso in cinque capitoli per un totale di 63 pagine, punta a regolamentare un settore importante visto che la ristorazione collettiva rappresenta ormai il 50% dell’intero comparto alimentare con 851 milioni di pasti l’anno e un mercato, fra mense in strutture pubbliche e private, da 6,5 miliardi di euro (secondo il rapporto pubblicato nel 2015 dall’Osservatorio Ristorazione Collettiva e Nutrizione). E l’obiettivo è certamente apprezzabile: prevenire patologie cronico-degenerative, spesso legate ad un’alimentazione scorretta, garantendo «principi di sicurezza igienico microbiologica» insieme ad un adeguato apporto di energia e nutrienti. All’interno poi gli argomenti di rilievo, fra paragrafi introdotti da periodi interrogativi e box di approfondimento, non mancano: la centralità della dieta mediterranea in un’epoca segnata dalla destrutturazione della giornata alimentare, l’ipotesi di proporre un piatto unico visto che «la struttura classica del pasto adottata dopo la seconda guerra mondiale (primo e secondo piatto, pane, contorno e frutta), non risponde più alle esigenze della nuova organizzazione della vita».

Il piatto unico in una mensa
Le Linee di indirizzo sulla ristorazione collettiva auspicano l’utilizzo del piatto unico

Stop agli sprechi

Emerge anche l’impegno contro gli sprechi da arginare attraverso un’attenta pianificazione. E ancora, la necessità di «programmare diete che rispondano alle specifiche esigenze etiche/culturali/religiose di differenti gruppi». Salvo precisare: «È difficile distinguere le sopracitate e giustificate esigenze etiche/culturali/religiose da mode e derive ortoressiche (…). Le diete di esclusione (…) devono essere fatte unicamente sulla base di indicazioni specifiche ed a seguito di un percorso diagnostico ad hoc, validato e documentato da prescrizione medica». Questioni sensibili, insomma, come quella degli alimenti da casa che vanno eliminati per ragioni nutrizionali, igieniche ed educative come prevede, peraltro, la sentenza della Corte di Cassazione 20504 del 30 luglio 2019.

Ma sul bio…

Ma l’aspetto che ha suscitato maggiori perplessità tra esperti ed esponenti del biologico sta nel fatto che, nonostante le Linee d’indirizzo sottolineino l’importanza dello sviluppo sostenibile, il valore dell’alimentazione da filiere senza pesticidi sia messo fortemente in dubbio. Basta scorrere a pagina 31, nel paragrafo “Quali strategie di comunicazione?” per rendersene conto:

Vista la crescente attenzione ad una sana alimentazione da parte dell’opinione pubblica e dei media, la ristorazione collettiva diventa fondamentale veicolo anche di corretta informazione sul cibo e tutto ciò che ruota attorno ad esso. Tale attenzione, purtroppo, non è spesso supportata da conoscenze sufficienti ad evitare disinformazione e il propagarsi di falsi miti».

Fra questi, oltre alla presunta equivalenza fra “alimentarsi” e “nutrirsi” o alla maggiore sicurezza dell’acqua confezionata rispetto a quella alla spina, secondo gli estensori ci sarebbe anche il fatto che “naturale” equivalga a “sano”, “buono” ed “ecologico”, una sovrapposizione che sarebbe legata esclusivamente a ragioni di marketing.

Poi un capoverso che punta espressamente l’indice sul bio, dove tra i “collegamenti concettuali” errati compare anche quello secondo cui: «Il cibo da coltivazione biologica abbia un migliore profilo nutrizionale e sia quindi più salutare rispetto ai prodotti non coltivati secondo il metodo biologico. Diversi sono gli studi scientifici che hanno valutato i potenziali benefici nutrizionali per la salute dell’uomo derivanti dal consumo di prodotti biologici rispetto a quelli non biologici; dai risultati ottenuti si evince che nutrizionalmente il cibo di produzione biologica non presenta differenze significative da quello non biologico». Anche se, prosegue il testo, alle coltivazioni organiche va almeno il merito di provocare un minore impatto ambientale e preservare la biodiversità.

La reazione di Aiab

Non si è fatta attendere la reazione dell’Associazione italiana agricoltura biologica: «Mentre in Europa si lancia il Green New Deal, in Italia il Ministero della Salute esprime un sostanziale no al biologico nelle nuove linee guida per la ristorazione scolastica – si legge in una nota – Una follia, se consideriamo la necessaria inversione di tendenza chiesta a tutto il pianeta per contrastare il cambiamento climatico che deve partire proprio dai metodi di produzione del cibo, nonché dall’educazione alimentare e ambientale dei più piccoli».

Il presidente di Aiab, Antonio Corbari
Il presidente di Aiab, Antonio Corbari

Aggiunge il presidente dell’associazione, Antonio Corbari:

Queste linee guida ci sembrano ignorare questi principi e sono senz’altro un brutto scivolone del nostro governo e nello specifico del Ministero che dovrebbe occuparsi di tutelare la salute dei suoi cittadini. Evidentemente oltre a non essere a conoscenza delle evidenze scientifiche degli effetti dei pesticidi sui più piccoli, sembra non tenere in nessun conto la direzione che l’Europa ha appena indicato».

In compenso le “Linee d’indirizzo” avallano la presenza nella scuola secondaria e nelle strutture sportive frequentate dai giovani dei distributori automatici, anche qui senza alcun riferimento alla possibilità di proporre anche prodotti biologici: basta che gli snack rispettino i parametri nutrizionali, poi se derivano da coltivazioni con fitofarmaci, in barba alle raccomandazioni dei pediatri, pazienza.

Scrive per noi

Valentina Gentile
Valentina Gentile
Valentina Gentile è nata a Napoli, cresciuta tra Campania e Sicilia, e vive a Roma. Giornalista, col-labora con La Stampa, in particolare con l’inserto Tuttogreen, con la testata online Sapeream-biente e con il periodico Libero Pensiero. Ha scritto di cinema per Sentieri Selvaggi e di ambiente per La Nuova Ecologia, ha collaborato con Radio Popolare Roma, Radio Vaticana e Al Jazeera English. In un passato non troppo lontano, è stata assistente di Storia del Cinema all’Università La Sapienza di Roma, e ha insegnato italiano agli stranieri, lingua, cultura e storia del cinema italiano alle università americane UIUC e HWS. È cinefila e cinofila, ama la musica rock, i suoi amici, le sfogliatelle e il caffè. E naturalmente l’agricoltura bio in tutte le sue declinazioni, dai campi alla tavola.

Contatto: Valentina Gentile

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