Un agricoltore spruzza insetticidi su un campo coltivato

Santi, navigatori, poeti ed esportatori di pesticidi. Italia seconda per vendita di agrochimici vietati dall’Ue

Un’indagine dell’unità investigativa di Greenpeace rivela che ogni anno tonnellate di sostanze tossiche vietate dall’Ue sono vendute a paesi, per lo più poveri, extra europei. Nel solo 2018 l’Italia ha esportato 9.499.920 kg/litri di pesticidi, seconda solo al Regno Unito

Oltre che nella top ten degli esportatori di armi, soprattutto in Africa e Medio Oriente, Greenpeace rivela che l’Italia gode di un altro primato non esattamente lusinghiero. Dopo il Regno Unito, infatti, siamo il secondo paese europeo per export di pesticidi il cui uso è vietato nell’Unione Europea perché rischioso per la salute umana e per l’ambiente.

Secondi solo al Regno Unito

I dati contenuti nell’inchiesta realizzata dall’unità investigativa di Greenpeace Uk Unearthed e dalla svizzera Public Eye parlano di cifre ragguardevoli: nel solo 2018 le esportazioni programmate di pesticidi vietati in Ue provenienti dall’Italia sono pari a 9.499.920 kg/litri. Ci superano solo i 32.187.500 del Regno Unito.

Secondo quanto emerso analizzando le notifiche d’esportazione che le aziende devono produrre alle autorità, sono stati ben 41, nel 2018, i vari prodotti fitosanitari vietati nell’Unione Europea notificati per l’esportazione verso 85 Paesi extra europei.

 

una mappa delle esportazioni di pesticidi
Nel grafico sono visibili le esportazioni di pesticidi dai paesi europei. Il primato è del Regno Unito che supera i 30.000.000 kg/l (Fonte: Greenpeace Unearthed/ Public Eye)

 

Dove vanno i pesticidi vietati?

Paesi che per più di tre quarti sono a reddito medio e basso. In totale, nel solo anno analizzato, ci sono stati 81.614.856 kg/litri di sostanze tossiche prodotte nel Vecchio Continente e notificate per l’esportazione. E se è vero che le cifre di produzione raggiunte dal Regno Unito sono effettivamente da capogiro, dopo di noi seguono a breve distanza la Germania con 8.078.963 e i Paesi Bassi con 8.010.213 kg/litri. Circa 9.500 tonnellate, il 12%, delle esportazioni pianificate risultano a carico dell’Italia e riguardano 10 diversi prodotti agrochimici pericolosi destinati a Stati Uniti, Australia, Canada, ma soprattutto Marocco, Sud Africa, India, Giappone, Messico, Iran e Vietnam. In parole povere, il volume complessivo dei pesticidi esportati nel 2018 è di 81.615 tonnellate, oltre la metà dei quali destinati a paesi in via di sviluppo.

 

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Le sostanze più esportate

La prima sostanza esportata per quantità nel 2018 è stato il trifluralin puro, prodotto da Finchimica. Si tratta di un sospetto cancerogeno già vietato in Ue dal 2007, dannosissimo anche per il suolo data la sua elevata persistenza. C’è poi l’erbicida ethalfluralin, sempre di Finchimica, anch’esso sospetto cancerogeno esportato soprattutto in Canada e negli Stati Uniti con 1.820 tonnellate. Sempre dall’indagine, risulta che la Sipcam Oxon, un’altra azienda italiana, avrebbe notificato piani per esportare circa 300 tonnellate di diserbante a base di atrazina, erbicida tossico bandito in Europa nel 2004. Paesi destinatari: Sudan, Israele, Stai Uniti e Sud Africa.

 

 

Un grafico che illustra i fitosanitari vietati in Ue ed esportati in paesi extra europei
Il grafico elenca i pesticidi vietati come prodotti fitosanitari e esportati per la protezione delle colture. Si specifica che in molti casi le cifre si riferiscono a miscele contenenti sostanze chimiche vietate e non alle sole sostanze (Fonte: Greenpeace Unearthed/Public Eye)

 

La stessa azienda ha notificato una prevista esportazione in Sud Africa di 220 tonnellate di diserbante a base di alachlor, sospetto cancerogeno molto tossico soprattutto per gli organismi acquatici, identificato come potenziale interferente endocrino dalla Commissione europea nel 2000. L’alachlor è una delle poche sostanze chimiche che rientra nei criteri per essere elencato come pesticida pericoloso ai sensi della Convenzione di Rotterdam.

Il ritorno sulle nostre tavole

La lista continua, con notifiche per 400 tonnellate di fumigante 1,3-dicloropropene in Marocco e 329 tonnellate di insetticidi a base di propargite in India, Vietnam e Marocco. Entrambe le sostanze sono classificate come probabili cancerogeni per gli esseri umani dall’Epa (Environmental Protection Agency, l’agenzia governativa ambientale statunitense).

In sostanza siamo di fronte ad un paradosso: questi pesticidi sono talmente pericolosi che le autorità europee li hanno vietati entro in confini del Vecchio Continente, dove però le aziende continuano a produrli e a esportarli, autorizzate dalle stesse autorità europee che li hanno vietati.

E se pensiamo che poi dagli stessi Paesi a cui vendiamo i pesticidi provengono alimenti rivenduti sul mercato europeo, il paradosso diventa ancora più surreale. «L’Unione Europea – dichiara Federica Ferrario, responsabile della campagna agricoltura di Greenpeace Italia – deve porre fine a questa ipocrisia vietando per sempre la produzione e l’esportazione di tutti i pesticidi vietati».

Scrive per noi

Valentina Gentile
Valentina Gentile
Valentina Gentile è nata a Napoli, cresciuta tra Campania e Sicilia, e vive a Roma. Giornalista, col-labora con La Stampa, in particolare con l’inserto Tuttogreen, con la testata online Sapeream-biente e con il periodico Libero Pensiero. Ha scritto di cinema per Sentieri Selvaggi e di ambiente per La Nuova Ecologia, ha collaborato con Radio Popolare Roma, Radio Vaticana e Al Jazeera English. In un passato non troppo lontano, è stata assistente di Storia del Cinema all’Università La Sapienza di Roma, e ha insegnato italiano agli stranieri, lingua, cultura e storia del cinema italiano alle università americane UIUC e HWS. È cinefila e cinofila, ama la musica rock, i suoi amici, le sfogliatelle e il caffè. E naturalmente l’agricoltura bio in tutte le sue declinazioni, dai campi alla tavola.

Contatto: Valentina Gentile

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