Erosione del suolo agricolo

Un terzo dei suoli coltivati convenzionalmente mostra una durata di vita inferiore ai 200 anni

Erosione del suolo, l’università di Lancaster lancia l’allarme sull’agricoltura convenzionale

Un recente studio mette insieme i dati globali calcolando la vita media nei campi e i tempi di erosione. Dimostrando che il 90% dei terreni coltivati convenzionalmente è esposto al fenomeno. L’alternativa delle tecniche di conservazione

Oltre il 90% dei terreni coltivati convenzionalmente si sta erodendo, il 16% ha una durata di vita inferiore a un secolo. In tutto il mondo, dall’Australia alla Cina, dal Regno Unito agli Stati Uniti. È quello che emerge da un recente studio, Soil lifespans and how they can be extended by land use and management change, condotto dalla Lancaster University, nel Regno Unito, in collaborazione con i ricercatori dell’Università di Chang’an in Cina e KU Leuven in Belgio.

Il tempo dell’erosione

I ricercatori hanno riunito i dati sull’erosione del suolo da tutto il mondo, coprendo 255 località in 38 paesi e sei continenti, fornendo una prima visione mondiale di come l’erosione del suolo potrebbe influire sulla longevità dei terreni. I dati ottenuti sono stati usati per calcolare il tempo necessario per l’erosione dei primi 30 centimetri di terreno in ciascuna posizione, ossia la durata del suolo. Lo studio ha incluso suoli coltivati ​​convenzionalmente, così come quelli gestiti utilizzando tecniche di conservazione del suolo, per scoprire come i cambiamenti nell’uso del suolo e nelle pratiche di gestione possono estendere la durata di vita dei suoli.

Necessario la nostra sopravvivenza

Lo strato superiore del suolo è spesso ricco di sostanze nutritive e materia organica, che lo rendono adatto per la coltivazione del cibo, fibre, mangimi e carburante. E proprio la produzione del cibo è seriamente minacciata, come si legge nel rapporto: «L’erosione del suolo è una seria minaccia alla sostenibilità globale, perché mette in pericolo la sicurezza alimentare, porta la desertificazione e la perdita di biodiversità e degrada gli ecosistemi».

 

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Quanto vive il suolo?

Per valutare questa minaccia, gli studiosi hanno accumulato un inventario globale dei tassi di erosione del suolo, provenienti da 255 siti di agricoltura convenzionale e gestione della conservazione del suolo. I dati sono stati combinati con quelli esistenti sulla formazione del suolo, per calcolare la sostenibilità del suolo espressa come durata della vita, qui definita come il tempo necessario per l’erosione di un terriccio di 30 cm. È stato dimostrato che poco meno di un terzo dei suoli gestiti convenzionalmente nel set di dati mostra una durata di vita minore di 200 anni, con il 16% minore di 100 anni.

Una minaccia sempre più immanente

Le misure di conservazione estendono sostanzialmente le stime sulla durata della vita e in molti casi promuovono l’ispessimento del suolo, con il 39% dei suoli sottoposti a misure di conservazione che mostrano una durata di vita superiore a 10.000 anni. Tuttavia, l’efficacia di queste misure è influenzata da variabili specifiche del sito e della regione come il clima, la pendenza e la tessitura del suolo. Un risultato è purtroppo certo, a livello globale: la vita breve del suolo, ossia meno di 100 anni, è ormai una situazione diffusa ovunque, anche in alcune delle nazioni più ricche. Sono risultati che evidenziano la pervasività, l’entità e, in alcuni casi, l’immediatezza della minaccia rappresentata dall’erosione del suolo.

«I nostri terreni sono di fondamentale importanza e siamo dipendenti da loro in molti modi, non ultimo per coltivare il nostro cibo», afferma l’autore principale, il dottor Dan Evans della Lancaster University.

Azioni urgenti e speranze future

«Il nostro studio – si legge nel paper – mostra che l’erosione del suolo è una minaccia critica alla sostenibilità globale del suolo e abbiamo bisogno di un’azione urgente per prevenire un’ulteriore rapida perdita di suolo e la loro fornitura di servizi ecosistemici vitali». E proprio a proposito di azioni urgenti, lo studio fornisce anche delle speranze, o se non altro garantisce che gli strumenti per la conservazione ci sono, e che potenzialmente possono migliorare la situazione. E soprattutto che la loro implementazione può aiutare a garantire che i suoli del mondo continuino a vivere e a fornirci la vita, anche in futuro.

Strategie di conservazione

Per i ricercatori che hanno contribuito allo studio ci sono insomma, nonostante tutto, motivi per essere ottimisti. Secondo i dati raccolti infatti, i suoli gestiti con strategie di conservazione tendono ad avere una durata di vita più lunga e in alcuni casi queste pratiche hanno promosso l’ispessimento del suolo. Solo il 7% del suolo sotto la gestione della conservazione ha avuto una durata di vita inferiore a un secolo e quasi la metà ha superato i 5.000 anni.

Un’agricoltura che protegge

A tale proposito il coautore, il professor Jess Davies, anche lui della Lancaster University, dichiara: «Ciò che è importante e che il nostro studio mostra è che abbiamo gli strumenti e le pratiche per fare la differenza: impiegare i metodi di conservazione appropriati nel posto giusto può davvero aiutare a proteggere e migliorare la nostra risorsa suolo e il futuro del cibo e dell’agricoltura». Se è ormai chiaro che convertire la terra arabile in foresta è il modo migliore per allungare la vita del suolo, è anche vero che ci sono approcci molto efficaci che consentono di continuare l’agricoltura in modo da preservare e proteggere il suolo. Come ricorda il professor John Quinton, della Lancaster University, anche lui coautore dello studio:

«È chiaro che abbiamo gli strumenti per rallentare l’erosione e persino far crescere il suolo. È necessaria un’azione per far sì che si adottino queste misure in modo da proteggere e migliorare la risorsa suolo per le generazioni future».

Scrive per noi

Valentina Gentile
Valentina Gentile
Valentina Gentile è nata a Napoli, cresciuta tra Campania e Sicilia, e vive a Roma. Giornalista, col-labora con La Stampa, in particolare con l’inserto Tuttogreen, con la testata online Sapeream-biente e con il periodico Libero Pensiero. Ha scritto di cinema per Sentieri Selvaggi e di ambiente per La Nuova Ecologia, ha collaborato con Radio Popolare Roma, Radio Vaticana e Al Jazeera English. In un passato non troppo lontano, è stata assistente di Storia del Cinema all’Università La Sapienza di Roma, e ha insegnato italiano agli stranieri, lingua, cultura e storia del cinema italiano alle università americane UIUC e HWS. È cinefila e cinofila, ama la musica rock, i suoi amici, le sfogliatelle e il caffè. E naturalmente l’agricoltura bio in tutte le sue declinazioni, dai campi alla tavola.

Contatto: Valentina Gentile

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