Vignaioli per passione, biologici per coscienza. I titolari dell’azienda Mulini di Segalari si raccontano

Un’esperienza nata per il piacere di coltivare vitigni internazionali insieme al Sangiovese e al Manzoni bianco. Poi la scoperta del biologico e del biodinamico, per ragioni etiche, oltre che di qualità. La casa vinicola di Marina ed Emilio a Bolgheri, sulla costa livornese

Per arrivare all’azienda vitivinicola Mulini di Segalari bisogna guadare un torrente. Siamo in maremma, a Bolgheri di Castagneto Carducci (Li) dove Marina Tinacci Mannelli e il marito Emilio Monechi hanno deciso di stabilirsi per produrre vino biologico e biodinamico. Entrambi fiorentini, enologo lui e architetto lei, nel 2002, da poco ultraquarantenni, comprano dei terreni abbandonati nel comune che ha dato i natali al celebre poeta.

 

Marina Tinacci Mannelli e Emilio Monechi sono i titolari dell'azienda vitivinicola Mulini di Segalari
Marina Tinacci Mannelli e Emilio Monechi sono i titolari dell’azienda vitivinicola Mulini di Segalari

«Era è un nostro desiderio da tanti anni – racconta Marina – Questa era una zona selvaggia e ci siamo messi subito all’opera preparando i terreni. Così abbiamo piantato i vigneti utilizzando varietà internazionali ma mettendo anche del Sangiovese, perché ci piaceva l’idea di produrlo qui sulla costa, oltre al Manzoni bianco da inserire nel blend del Vermentino e il Petit Verdot».

All’inizio adottavano il metodo convenzionale ma la conversione al biologico è stata naturale e immediata. Riprende Marina: «I motivi sono stati di coscienza. Avevamo scelto questo luogo perché c’era un’alta concentrazione di biodiversità. Praticando il convenzionale abbiamo visto da subito sparire gli animali selvatici. Una volta abbiamo utilizzato il diserbo e si è seccato tutto, anche le rose. Produrre un vino chimico ci è sembrata un’operazione completamente sbagliata».

 

 

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Nella cantina di Mulini di Segalari per l’affinamento sono usate botti legno di rovere da 23 ettolitri per i rossi e da 10 ettolitri per il superiore. «Le botti di grandi dimensioni permettono che il rapporto tra vino e legno sia blando e meno aggressivo. Per il Vermentino e per il Sangiovese abbiamo anche cominciato a usare le giare di terracotta». Le etichette cambiano ogni anno: «È un messaggio per far capire che noi lavoriamo con la natura che ogni anno è diversa così come il vino prodotto». E proprio per questo ogni anno, gustandosi un calice del vino che dovrà essere rappresentato dalla nuova etichetta, dipinge “en plein air” un acquerello, a colori su foglio bianco.

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L’azienda ha raggiunto la certificazione biologica nel 2010 ma già allora venivano eseguite le lavorazioni tipiche dell’agricoltura biodinamica. Il sovescio, una miscela di leguminose, crucifere e graminacee, viene seminato subito dopo la vendemmia. La crescita avviene da ottobre a maggio quando la vite è a riposo. Poi questa massa verde viene e restituita al terreno in varie forme, a volte tagliata e interrata, a volte solo piegata e lasciata a decomporsi sul terreno. «In teoria il sovescio non andrebbe fatto fiorire perché cala il livello di azoto che queste piante poi cedono al terreno. Per noi però quei fiori sono fondamentali per sviluppare la biodiversità, per  le api e per gli altri insetti utili» aggiunge Marina. A dicembre viene preparato il cumulo, lungo 6 metri e alto uno e messo, con i sottoprodotti  della vinificazione, bucce e raspi, alternati a foglie del bosco e a letame della mucca del vicino.

«Questa esperienza, come altre relative alla cura delle viti, viene condivisa con alcuni dei nostri clienti ai quali offriamo la possibilità di essere “vignaiolo per un giorno”, un’iniziativa molto apprezzata».

 

Emilio e Marina, a sinistra, insieme a Marco Serventi dell'Associazione biodinamica, l'agricoltore Antonio Giglioli e Valentina Carlà Campa, anche lei dell'Associazione biodinamica, a Firenze bio
Emilio e Marina, a sinistra, insieme a Marco Serventi dell’Associazione biodinamica, l’agricoltore Antonio Giglioli e Valentina Carlà Campa, anche lei dell’Associazione biodinamica, a Firenze bio

 

Il cumulo durante la fase di riposo ferramenta arrivando a temperature fino a 65°C e trasformandosi poi in un ricco materiale, scuro e molto grasso che viene sparso alle vigne che ne hanno bisogno, come quelle piccole piantate da poco. «E poi, verso ottobre, dopo le prime piogge autunnali diamo il cornoletame, il preparato biodinamico utile per sviluppare la fertilità del terreno e l’apparato radicale della vite. Un secondo passaggio a marzo, sempre in occasione di una grande pioggia – continua Marina – Infine in primavera, quando i germogli cominciano a crescere, spruzziamo il cornosilice, che serve per la crescita della parte aerea delle piante».

 

Una delle vigne dell'azienda Mulini di Segalari a Bolgheri di Castagneto Carducci
Una delle vigne dell’azienda Mulini di Segalari a Bolgheri di Castagneto Carducci

 

Fare le fermentazioni naturali con i lieviti della vigna è stato un passaggio cruciale «Nel 2012 abbiamo fatto un test mettendo il Merlot in due contenitori e vinificando il primo con i lieviti biologici e il secondo senza aggiungere nulla. Poi abbiamo assaggiato i due vini. Quello senza lieviti era molto più complesso, intrigante, con un gusto che proponeva una variabilità nella degustazione, con il bicchiere che ad ogni sorso dava nuove sensazioni, nuove emozioni».

 

 

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A Mulini di Segalari la vendemmia viene va fatta a mano selezionando ogni grappolo e raccogliendo solo quelli con un’ottimale maturazione zuccherina e fenolica. «La maturazione fenolica – specifica Marina – è quella che ci interessa di più e avviene circa 10 giorni dopo quella zuccherina. Quando il grappolo è pronto si assiste ad un perfetto imbrunimento dei vinaccioli. A quel punto abbiamo un grappolo che è estremamente ricco di gli aromi, un grappolo nella sua migliore espressione». Si tratta di una vendemmia lenta, fatta in più passaggi, senza farsi prendere dalla frenesia di raccogliere immediatamente tutte le uve.

 

 

L’azienda ha una estenzione di 3,3 ettari di cui 2,7 in produzione. L’ultimo mezzo ettaro è stato piantato l’anno scorso e quindi non è ancora produttivo. «Nel 2012 siamo stati i primi a proporre un vino Bolgheri certificato biologico e nel 2017 siamo stati i primi biodinamici» dice con orgoglio Marina. E aggiunge:

«Oggi per fortuna molti produttori sono diventati biologici e circa il 40% del territorio di Bolgheri è coltivato in maniera naturale. E questo è un dato che ci conforta molto per la tutela del nostro ecosistema».

 

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E poi l’innovazione: «Abbiamo deciso di investire in una stazione meteorologica che ci permette di fare agricoltura di precisione perché ci aiuta a valutare quando la peronospora e l’oidio sono più aggressivi e quindi quando utilizzare i quantitativi di rame che ci sono concessi». La biodinamica impone bassi limiti di rame, tre chilogrammi l’ettaro l’anno, mentre per il biologico il limite può arrivare fino al doppio. Inoltre l’azienda utilizzata da due anni un drone per avere una visione dei campi dall’alto e studiare la fattibilità di interventi differenziati nelle varie zone, studiare la vigoria delle vigne per fare una vendemmia differenziata in relazione alla qualità dei vini.

 

Il trasporto dell'uva, raccolta a mano, nell'azienda Mulini di Segalari
Il trasporto dell’uva, raccolta a mano, nell’azienda Mulini di Segalari

 

«Il contadino biodinamico ha uno sguardo più ampio per tutelare e incrementare tutta la biodiversità animale, vegetale e minerale del territorio in cui opera. Lo fa in maniera innovativa ma anche riscoprendo antichi metodi. Presto avremo anche le oche che lavoreranno con noi in azienda, tenendo pulito sotto le vigne e fertilizzando con le loro deiezioni» conclude Marina.

E il prossimo orizzonte, con l’entusiasmo che contraddistingue lei ed Emilio, sta nell’avviare le attività di agroforestry.

Scrive per noi

Carlotta Iarrapino
Carlotta Iarrapino
Analista, facilitatrice, comunicatrice e ambientalista. Laureata in economia a Firenze con master in Ambiente alla Scuola Sant’Anna di Pisa, svolge l’attività di consulenza dal 2000. È tra le fondatrici, nel 2008 di Contesti e Cambiamenti. Organizzazione, comunicazione e partecipazione le sue aree di intervento. È curatrice di BiodinamicaNews, la newsletter dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica.

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