La Brexit comporta profondi cambiamenti anche nell'import ed export del biologico
Brexit e biologico, cosa cambia
Dal prossimo primo gennaio scattano le nuove regole. Bioagricert organizza un webinar, giovedì 17 dicembre, per misurarsi con questa transizione che avviene peraltro in piena pandemia
Il governo britannico ha fornito di recente le linee guida rivolte ai produttori biologici nazionali circa i cambiamenti che la Brexit apporterà al settore dell’agricoltura biologica dal prossimo 1 gennaio. Un passaggio destinato a cambiare radicalmente le regole relative a certificati ed etichette, alla circolazione da e verso il Regno di alimenti biologici anche in ambito extra Ue circa il quale Sinab ha già provato a fare chiarezza. Al tema ora Bioagricert, l’ente di certificazione del biologico, dedica un webinar gratuito il 17 dicembre (dalle ore 15.00 alle ore 17.00) dal titolo, appunto, “Brexit, nuovo regolamento e internazionalizzazione: i nuovi scenari del bio”: un’opportunità preziosa per confrontarsi sulle molteplici incertezze che comporta questo periodo di transizione, che avviene per di più in piena pandemia, e per adeguarsi allo scenario legislativo che si prepara.

«La Gran Bretagna, oltre ad essere la culla dell’agricoltura organica, ha sempre rappresentato un mercato importante per i prodotti biologici italiani» spiega Alessandro Pulga, direttore commerciale e servizio clienti di Bioagricert. L’Istituto nazionale per il commercio estero (Ice) d’altro canto attestava nel 2017 che l’Italia si trova al primo posto, in valore, per l’esportazione in UK di pasta e conserve di pomodoro, al secondo posto dopo la Spagna per l’olio di oliva, al terzo per i formaggi e al quarto per prosciutti e salumi, oltre ad essere il secondo fornitore di vino del Regno Unito. «Le conseguenze della Brexit non tarderanno a farsi sentire – riprende Pulga- Gli adempimenti burocratici derivanti dalla chiusura del regime di libero scambio complicheranno ulteriormente la vita degli operatori biologici che esportano i loro prodotti in UK con un inevitabile aumento degli oneri e costi correlati alla certificazione».
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Brexit, nuovo regolamento e internazionalizzazione: i nuovi scenari del bio
Giovedì 17 dicembre 2020 dalle ore 15.00 alle ore 17.00 tramite si terrà, piattaforma GoToWebinar,...
Find out more »Non una bella notizia, insomma. Pulga sottolinea in particolare la preoccupazione per il prodotto fresco che deve arrivare a destinazione in tempi brevi e non può certo sopportare «le lungaggini che si possono generare in questa fase di incertezza delle procedure doganali e di certificazione a cui si aggiungerà inevitabilmente una certa disorganizzazione». E conclude: «Se per l’esportazione verso UK qualche punto fermo lo abbiamo, riguardo l’importazione verso l’UE siamo ancora in alto mare. Non dimentichiamo che la Gran Bretagna è da sempre il porto di arrivo di caffè, thè e spezie biologiche provenienti dalle ex colonie asiatiche».
Scrive per noi

- Analista, facilitatrice, comunicatrice e ambientalista. Laureata in economia a Firenze con master in Ambiente alla Scuola Sant’Anna di Pisa, svolge l’attività di consulenza dal 2000. È tra le fondatrici, nel 2008 di Contesti e Cambiamenti. Organizzazione, comunicazione e partecipazione le sue aree di intervento. È curatrice di BiodinamicaNews, la newsletter dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica.
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