Amalia Buono e la sua famiglia

Amalia Buono insieme ai figli Andrea, Simone e Gabriele, in braccio al papà Claudio

Le ragioni di Amalia, “mamma bio” in prima linea

DOSSIER. SALVIAMO LA FERTILITA’ DELL’UOMO E DELLA TERRA. Ha 48 anni, vive ad Avellino e ha scelto di alimentare la propria famiglia con cibo rigorosamente biologico e biodinamico. Sarà lei a coordinare le famiglie del progetto “EcofoodFertility Bio-detox”

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Una laurea in biologia alla Federico II di Napoli, diverse esperienze di ricerca, formazione e consulenza sulle qualità enzimatiche dei suoli, i processi di sostenibilità nel settore agroalimentare e le certificazioni integrate di qualità. Poi la scelta d’investire la sua vita nei valori in cui crede e di trasferirli nelle pratiche quotidiane della sua famiglia innanzitutto a tavola, orientandone l’alimentazione verso il biologico e il biodinamico. Si chiama Amalia Buono, ha 48 anni e seguirà le famiglie coinvolte in “EcofoodFertility Bio-detox”: il progetto di ricerca ideato dall’andrologo Luigi Montano che punta a reclutare nuclei familiari residenti in aree ad alto impatto ambientale, far seguire loro un’alimentazione priva di pesticidi e monitorarne il processo di “bonifica”, ovvero di detossificazione dagli inquinanti ambientali. L’abbiamo incontrata in un agriturismo fra Benevento e Avellino, la città in cui risiede insieme a suo marito Claudio e ai loro tre ragazzi, vale a dire Gabriele, Andrea  e Simone, fra i 4 e i 14 anni, che l’accompagnano in questa esperienza di costruzione della salute:

 

Amalia Buono
Amalia Buono, laureata in biologia, ha scelto il biologico e biodinamico per la sua famiglia

«A distanza di anni finalmente ho dato un senso a tutto quello che avevo studiato –  ci dice con l’entusiasmo contagioso che la caratterizza –  E ho capito che l’unico mezzo a mia disposizione per tutelare la salute dei mie figli e proteggere l’ambiente è l’alimentazione biologica e biodinamica.  È l’unico vero presidio di tutela della salute di ogni forma di vita esistente sul pianeta».

Amalia, la sua scelta non è isolata. Le famiglie italiane, come dimostrano gli ultimi dati diffusi da Coldiretti, proprio durante il lockdown hanno acquistato prodotti bio in quantità superiore agli anni precedenti, probabilmente per tutelare al meglio la propria salute e investire sulla qualità. Lei però ha intrapreso questa via da tempo, com’è accaduto?
L’alimentazione biologica e biodinamica non è una moda del momento per me ed è molto di più di uno stile di vita. È una necessità. È l’unico mezzo che ho a disposizione per proteggere la salute della mia famiglia e dei miei bambini, salvaguardare l’ambiente e la biodiversità. È una scelta maturata in seguito ad un evento anche molto drammatico per me perché ho avuto un aborto spontaneo alla dodicesima settimana. Da quel momento ho cominciato a studiare, a documentarmi, a capire quello che mettevo nel piatto, quello che davo da mangiare ai miei figli, la tossicità dei prodotti. E dall’oggi al domani decisi di cambiare tutto. Buttai tutto quello che avevo in casa e passai all’alimentazione biologica e biodinamica che non ho più lasciato per nessun motivo.

 

Guarda l’intervista con Amalia Buono

 

Siete una famiglia numerosa, cinque in tutto. C’è chi sostiene che questa sarebbe una scelta solo per chi se lo può permettere…
I prodotti biologici e biodinamici hanno un costo più elevato rispetto ai prodotti convenzionali, è vero. Ma nei prodotti convenzionali, non viene mai preso in considerazione il costo legato all’impatto dei pesticidi sull’ambiente e sulla saluta umana. Quello che posso dire è che i miei bimbi non si ammalano mai, che non hanno mai preso un antibiotico da quando sono nati, che sono bambini che hanno un sistema immunitario forte, sono bimbi sani quindi io sono ben contenta di pagare quel costo in più per il prodotto biologico e biodinamico risparmiando sulla medicina, perché a casa non abbiamo nessun tipo di farmaco.

Vale anche a livello globale?
Molti mi hanno chiesto e detto che con l’alimentazione biologica e biodinamica non si riuscirebbe a sfamare la popolazione mondiale. C’è un importante istituto di ricerca americano, il Rodale Institute, che da oltre trent’anni studia l’agricoltura biologica e i suoi impatti sull’ambiente.

Addirittura, s’è visto che le aziende biologiche hanno una produttività per ettaro di superficie coltivata molto più alta delle aziende convenzionali.

Non solo, ma la qualità dei suoli è migliore. Abbiamo dei suoli molto più ricchi di sostanza organica e molto più ricchi di humus. Questi suoli hanno una maggiore capacità di trattenere il carbonio, di trattenere l’acqua, quindi non permettono all’acqua di evaporare e questo è importantissimo, per esempio, nelle aree del pianeta soggette a siccità anche a causa dei cambiamenti climatici in corso. Questi suoli sono meno soggetti all’erosione. Le aziende biologiche hanno una maggiore biodiversità floreale e faunistica, una maggiore presenza di insetti impollinatori. Noi sappiamo che molti pesticidi, soprattutto i neonicotinoidi, interferiscono con il sistema nervoso delle api, tant’è vero che negli ultimi anni abbiamo una moria delle api. Non soltanto: nelle aziende biologiche c’è anche una minore emissione dei gas ad effetto serra proprio per il fatto che non si utilizzano pesticidi e fertilizzanti chimici. C’è addirittura una reddittività fino al 30% superiore rispetto alle aziende convenzionali.

Quindi io a questa domanda rispondo che il futuro del pianeta per sfamare miliardi di persone che vivono oggi è soltanto l’agricoltura biologica e biodinamica. Anzi, dico di più, i governi dovrebbero investire nel cibo biologico e biodinamico, perché dovrebbe essere un diritto fondamentale dell’uomo poter accedere a cibo sano, nutriente e privo di pesticidi.

 

I prodotti di Ecofood fertility
Il progetto “Ecofoodfertility Biodetox” punta a reclutare famiglie in zone inquinate, alimentarle con cibo rigorosamente bio e monitorarne il processo di bonifica

 

Come funzionerà il progetto “Ecofood Fertility Bio detox” che lei coordinerà?
Ci sarà una campagna di comunicazione volta a sensibilizzare le famiglie che saranno reclutate in questo importantissimo progetto, peraltro, il primo al mondo e che sarà finanziato dalle principali aziende biologiche e biodinamiche italiane. Si sceglieranno famiglie che vivono in queste aree ad alto impatto ambientale che presentino almeno tre o quattro componenti. La cosa importante è che i membri di queste famiglie non devono avere patologie cronico-degenerative, non devono avere malattie conclamate e non devono essere fumatori. Ci sarà un gruppo di controllo, quindi un gruppo di famiglie selezionate con gli stessi criteri, che non mangeranno biologico o biodinamico ma, purtroppo, i prodotti convenzionali.  Queste famiglie reclutate mangeranno per tre mesi soltanto biologico e biodinamico. Gli arriveranno i pacchi a casa distribuiti direttamente dalla EcorNaturaSi, che è la principale azienda distributrice di prodotti biologici e biodinamici in Italia. Il mio compito sarà di seguire queste famiglie, verranno effettuate delle analisi prima dell’intervento nutrizionale e dopo. Si valuteranno le concentrazioni di vari inquinanti chimici tra cui i metalli pesanti, i pesticidi, le diossine, gli idrocarburi policiclici aromatici e policlorobifenili. E si vedrà nel corso di questi tre mesi quali saranno i cambiamenti attuati grazie all’alimentazione biologica e biodinamica.  Credo che sia il primo passo importante di prevenzione primaria e pre-primaria per famiglie che vivono in aree ad alto impatto ambientale.

 

Luigi Montano e Amalia Buono
Amalia Buono insieme a Luigi Montano. Il servizio è stato realizzato nell’agriturismo “I Giardini di Eidos” a Sant’Agata de’ Goti (Bn) che ringraziamo

E quali risultati vi aspettate?
L’obiettivo  primario del progetto è quello di dimostrare che c’è una speranza per tutte queste persone che vivono in aree altamente contaminate: mangiando alimenti biologici e biodinamici riescono a ridurre, non soltanto l’esposizione a pesticidi e quindi a tutte le sostanze chimiche di sintesi che purtroppo sono utilizzate normalmente nell’agricoltura tradizionale, ma ad aumentare le capacità di difesa detossificanti dell’organismo in grado di neutralizzare e favorire l’eliminazione delle sostanze chimiche tossiche dall’organismo. Inquinanti ambientali che ormai ritroviamo dovunque: in atmosfera, nei suoli e nelle acque sia superficiali che profonde.

 


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Marco Fratoddi
Marco Fratoddi, caporedattore di Agricolturabio.info, è giornalista professionista e formatore, si occupa di ambiente, cultura, innovazione, politiche sociali. Insegna Scrittura giornalistica al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Cassino dove ha centrato il proprio corso sulla semiotica della notizia ambientale e le applicazioni giornalistiche dei nuovi media. Ha contribuito a fondare la “Federazione italiana media ambientali” di cui è divenuto segretario generale nel 2014, fa parte di Stati generali dell'innovazione. Ha diretto dal 2005 al 2016 il mensile "La Nuova Ecologia" di Legambiente, fino al 2018 è stato direttore editoriale della rete di educatori ambientali Weecnetwork. Dirige il periodico d'informazione culturale Sapereambiente e partecipa come direttore artistico all'organizzazione del "Festival della virtù civica" di Casale Monferrato (Al).

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