Alberto Mantovani

Pesticidi, l’Europa cambia modello

DOSSIER. SALVIAMO LA FERTILITA’ DELL’UOMO E DELLA TERRA. Mutageni, cancerogeni e interferenti endocrini secondo l’approccio cautelativo adottato dall’Ue non sono autorizzabili per l’uso in agricoltura. Così l’evoluzione della normativa sottolinea la necessità di alternative più sicure

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È possibile proteggere i raccolti e garantire la disponibilità di alimenti in Europa eliminando i pesticidi chimici? Non credo che, oggi, qualcuno possa fornire una risposta basata su prove scientifiche e non su preconcetti. Un fatto è, però sicuro: un numero crescente di pesticidi ampiamente utilizzati sarà drasticamente limitato o vietato nell’Unione europea, e questo per l’evoluzione dei criteri per la valutazione del rischio e delle normative.

Gli organofosforici vietati dall’Ue

Un solo esempio: dall’anno in corso sono vietati clorpirifos e clorpirifos metile, due fra i principali rappresentanti degli organofosforici, che rimangono il gruppo principale di insetticidi agricoli. Il divieto è stata l’inevitabile conseguenza di una severa valutazione dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa): le due sostanze non soddisfano gli attuali criteri, in quanto  tossiche per lo sviluppo negli animali da laboratorio e potenzialmente in grado di danneggiare il Dna. Pertanto, occorre sostituire sostanze ampiamente utilizzate in agricoltura, e la stessa sorte potrà toccare essere ad altri organofosforici: una novità clamorosa che non ha suscitato molta attenzione, forse perché oscurata dall’emergenza pandemica e forse anche per un vecchio e stantio  luogo comune secondo cui le istituzioni scientifiche (in questo caso Efsa) sono tout court restie a raccomandare norme più severe per la salute e l’ambiente.

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Valutare i rischi per la salute umana e gli ecosistemi

Eppure sono in corso cambiamenti importanti per l’uso della chimica in agricoltura. In questo articolo accennerò solo alla valutazione dei rischi per la salute umana (consumatori, residenti, aree agricole, lavoratori): tuttavia occorre menzionare che sviluppi altrettanto importanti deriveranno dall’evoluzione dei criteri per valutare la sicurezza dei pesticidi per gli ecosistemi.

Gli interferenti endocrini

Un primo aspetto è l’identificazione dei pesticidi che sono interferenti endocrini, vale dire che possono causare danni alla salute alterando l’equilibrio ormonale. Gli interferenti endocrini, secondo importanti evidenze sia sperimentali sia epidemiologiche, possono aumentare il rischio di patologie quali tumori, infertilità, ritardi di sviluppo e rappresentano un campo prioritario per la ricerca e la prevenzione (come si evince leggendo il sito dell’Istituto Superiore di Sanità). L’identificazione dei pesticidi che sono interferenti endocrini attua (finalmente) il regolamento della Comunità Europea n. 1107/2009: «Una sostanza attiva (… ) deve essere approvata solo se (…) non si ritiene che abbia effetti di interferenza endocrina».  È probabile un impatto significativo, poiché importanti gruppi di sostanze contengono numerosi probabili “candidati” come i fungicidi bisditiocarbammati (inibitori della funzione tiroidea) e conazoli (inibitori della sintesi di steroidi).

Interferenti endocrini
I meccanismi di attivazione degli interferenti endocrini (Fonte: “Conosci, riduci, previeni gli interferenti endocrini”, Ministero dell’ambiente, 2014)

 

Le sostanze tossiche per lo sviluppo neurologico

Le sostanze tossiche per lo sviluppo, insieme ai mutageni, ai cancerogeni, e agli emergenti interferenti endocrini, fanno parte di quello sostanze “altamente proccupanti” che, secondo l’approccio cautelativo adottato dalla Ue, non sono autorizzabili per l’uso in agricoltura. La tossicità dello sviluppo ha però un aspetto di grande importanza sociosanitaria, ma ancora imperfettamente conosciuto e valutato: la capacità di alterare lo sviluppo neurologico e neurocomportamentale, un effetto critico soprattutto per gli insetticidi. Nel 2018 l’Efsa ha avviato un progetto per identificare e valutare gli effetti sullo sviluppo del sistema nervoso. Secondo la tabella di marcia, il documento dovrebbe concludersi entro il 2021. Una nuova valutazione sistematica  porterebbe probabilmente a classificare più insetticidi come tossici per lo sviluppo, comprese anche sostanze di gruppi considerati “meno tossici”, come piretroidi e neonicotinoidi.

I residui e la valutazione dell’esposizione

Sono in corso importanti sviluppi anche per quanto riguarda la valutazione dell’esposizione. Le sostanze incluse nei programmi di monitoraggio dei residui dell’Ue non coprono necessariamente tutti i residui rilevanti per la valutazione del rischio. I residui che si formano a seguito di un trattamento fitoiatrico possono facilmente comprendere dozzine di composti che si formano per l’interazione fra la sostanza attiva  e fattori abiotici (temperatura, luce..) o biotici (vegetali e microbi): questi composti possono sommarsi alla tossicità del composto originario o persino avere un profilo tossicologico qualitativamente diverso. Pertanto, una completa identificazione dei residui tossicologicamente rilevanti potrebbe rivelare che l’uso di una sostanza attiva poco preoccupante porta a residui altamente preoccupanti (mutageni, interferenti endocrini, etc.): un simile scenario cambia completamente la valutazione della sicurezza d’uso e la situazione normativa.

Verso un’agricoltura più sicura?

Gli sviluppi nella valutazione del rischio dei pesticidi possono innescare, e stanno innescando, evidenti conseguenze pratiche: i) la riduzione delle sostanze chimiche autorizzate per l’uso nei prodotti fitosanitari, e / o ii) importanti limitazioni d’uso, ad es., per la composizione quali-quantitativa dei residui in seguito ad un determinato tipo di trattamento proposto. Alcuni gruppi di sostanze (ad es. organofosfati, conazoli) possono essere particolarmente “vulnerabili” ai nuovi sviluppi normativi. La recente evoluzione è pienamente giustificata dalle evidenze scientifiche: quindi, questo porterebbe a un’agricoltura più sicura? Probabilmente e sperabilmente sì.

 

Un trattore solleva una rotoballa
La diversa valutazione del rischio sta riducendo le sostanze chimiche autorizzate nei prodotti fitosanitari

Evidenze scientifiche e pratiche alimentari

Prodotti e trattamenti più sicuri sono necessari, e con urgenza crescente, per sostituire le “lacune” innescate dagli sviluppi normativi. Per raggiungere questo obiettivo, è necessario mantenere l’approccio basato sull’analisi del rischio definito dal testo fondante della politica alimentare dell’Unione Europea, il Libro Bianco per la Sicurezza Alimentare, del 2000. In pratica: la maggiore sicurezza delle alternative proposte non dovrebbe essere data per “scontata”, ma sostenuta dall’evidenza scientifica. Ad esempio, i nuovi trattamenti fitosanitari basati su microorganismi, anche “naturali”, certamente suscitano preoccupazioni minori rispetto alla gran parte delle sostanze chimiche; tuttavia, emergono nuove ed inedite domande. Valutare la sicurezza dei microorganismi richiede un insieme di studi che mostrino adeguatamente, ad esempio, l’assenza di infettività e di produzione di tossine.

Infine, decisiva è l’efficacia agronomica dei trattamenti intesi a sostituire i pesticidi estromessi dall’uso nell’Unione Europea. In caso contrario, i decisori politici potrebbero trovarsi di fronte a scelte dolorose e difficili, come dover tutelare la disponibilità di cibo indebolendo, però, la sua salubrità e sostenibilità.

 


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Scrive per noi

Alberto Mantovani
Alberto Mantovani
Alberto Mantovani, Dirigente di Ricerca del Dipartimento di Sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare dell’Istituto Superiore di Sanità. è tra i massimi esperti a livello internazionale di Interferenti Endocrini. È stato membro dell'EFSA e Presidente della Societa Europea di Teratologia.

1 thought on “Pesticidi, l’Europa cambia modello

  1. Caro Alberto
    ,
    ti invito a visitare vigneti uliveti e frutteti biologici ben condotti in modo da comprendere definitivamente l’inutilità dei pesticidi sintetici…lo dimostra la pratica agroecologica diffusa. dobbiamo chidere allevamenti intensivi che distruggono il oaneta nutrendo animali che consumano come 20 miliardi almeno di esseri umani.. sprecando il 90% visto che il rendimento di un prodotto zootecnico è solo del 10% … L’agroecologia è l’Unica Via per salvarci dalle lobby agrochimiche-farmaceutiche. Ma manca la corretta applicaizone delle politiche agricole in vigore da 27 anni… che sostengono il passaggio al biologico consentendo agli agricoltori la compensazione di tutti i mancati ricavi per riduzioni fisiologiche delle produzioni (non gonfiate da ormoni fertilizzanti e altre porcherie chimiche)…
    Fondi che illegalmente le regioni hanno regalato a chi usa pestcidi anche vietati come il glifosate, incompatibile con gli obblighi di produzioen integrata a livello europeo
    Saluti cari
    Giuseppe Altieri Agroecologo – Premio Internaizonale Padre Pio alla Carriera 2016

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