La Talea, nuova vita e radici antiche
Nata nel 2008 alle porte di Firenze, l’azienda ha trasformato un orto familiare in un’azienda biodinamica. Attiva anche nel sociale, con inserimenti socio-terapeutici e collaborazioni con enti locali, produce soprattutto ortaggi, cereali, legumi, grani antichi e farro monococco
«In natura succede che un ramo di una pianta adulta tocchi terra, mettendo radici e dando vita a una nuova pianta». Così Antonio Banducci spiega il nome della sua azienda nella campagna fiorentina, in zona Coverciano. La talea, è un metodo di propagazione delle piante che si avvale della storia e dell’esperienza per creare qualcosa di nuovo, con il Dna di una pianta adulta. Qualcosa di molto simile alla strada intrapresa da Banducci, che nel 2008 decide di non voler più fare il giardiniere per fare qualcosa in proprio, coltivando e godendo direttamente del proprio lavoro. «È nato tutto da un pezzo di terra dove volevo fare dapprima un vivaio. Poi con la mia famiglia abbiamo iniziato a fare pomodori per la salsa e patate. Alla fine ho deciso di non fare più piantine ma ortaggi». E così nasce l’azienda La Talea, che esattamente come dice il suo nome, si avvale di un Dna “storico”, quello del suocero di Banducci: «All’inizio era semplicemente una cosa familiare. Mio suocero aveva esperienza, ed era suo il terreno abbandonato su cui io volevo fare il vivaio». Dal piccolo orto che soddisfa le esigenze della famiglia, 4 ettari e mezzo di terreno in comodato, ai 35 ettari che l’azienda conta oggi, coltivati soprattutto a ortaggi, cerali, legumi, grani antichi, farro monococco, lino e amaranto.
La scelta di fondare un’azienda
«A casa facevamo il pane – spiega Antonio – ma compravamo le farine. Quelle buone in zona non si trovavano. Quindi ho iniziato a fare i cereali, e per mulire e a decorticare dovevo andare in posti dove ero sicuro che mi avrebbero ridato il mio prodotto. Erano posti piccoli e al 99% certificati biologici». L’idea di passare dalla produzione per la famiglia alla costituzione dell’azienda diventa concreta quando si rivolge alla famiglia Pedrini di Gambassi Terme. Luca Pedrini, suo conoscente e da sempre sostenitore della biodinamica gli dà consigli pratici. È a lui che si rivolge per capire meglio come coltivare. «L’azienda – spiega Antonio – nasce con l’idea di fare biodinamico, ma le certificazioni sono un problema burocratico. Ora sono certificato biologico». Grazie al Premio Giovani Agricoltori vinto nel 2012, installa anche una serra.
Il Dna “convenzionale” si apre al metodo biodinamico
Oggi l’azienda vive di vendita diretta, consegne ai ristoranti e bed and breakfast, scuole elementari e asili. «Abbiamo cominciato a coltivare direttamente con il metodo biodinamico. Le difficoltà iniziali sono state semplicemente quelle di tutti quando iniziano». Inclusa quella di portare avanti il metodo nonostante il Dna “storico” dell’azienda: «All’inizio ho dovuto mediare con mio suocero che aveva in mente un tipo di agricoltura convenzionale. Ma è come quando si impara ad andare in bicicletta, bisogna cascare all’inizio. Gli sbagli si fanno, a volte si continua a non azzeccare le semine, ma si impara. Non è tutta matematica, per fortuna».
Le attività di supporto sociale
La Talea è attiva anche nel sociale. L’azienda fa infatti inserimenti socio terapeutici e collaborazioni con enti sociali e cooperative del territorio, a seconda dei progetti. Ci sono stati dei progetti con i ragazzi down, e attualmente è in corso una collaborazione con l’Associazione italiana Bambini Autistici. Ci sono stati poi inserimenti da parte del Sert, per persone con problemi di dipendenze, inserimenti per immigrati o per persone con problemi psichiatrici. Antonio si schernisce, sottolineando che questo aspetto non è marketing, bensì una scelta etica e pratica: «Ho avuto un’esperienza di 11 mesi di ippoterapia, e ho visto i risultati che la natura ha su ognuno di noi. Poter stare all’aria aperta, senza barriere architettoniche fa bene a questi ragazzi».
Questione di etica e di economia
Alla domanda se consiglierebbe il biodinamico e il biologico a chi inizia una nuova attività agricola, risponde senza indugi: «Sicuramente, per prima cosa per una scelta etica. Ogni ettaro strappato a un’agricoltura convenzionale è una cosa buona». L’esperienza della sua azienda, che oggi ha due collaboratori fissi ed è divenuta un punto di riferimento per la zona, lo hanno reso consapevole: «Si vedono le conseguenze di certe attività ripetute negli anni con l’agricoltura convenzionale così come si notano le conseguenze delle attività di quella biologica e biodinamica. Tutta una serie di animali, insetti, erbe. Ma anche serenità. E poi c’è la mera considerazione economica, perché quando le persone normali vanno a comprare un prodotto se possono scelgono il biologico e il biodinamico».
La quarantena e le riscoperta del cibo sano
Una tendenza che si è acuita durante il lockdown: «Durante la quarantena questo tipo di prodotto è stato ricercato. L’azienda d’altronde offriva la possibilità di venire a piedi facendo una bella passeggiata nella natura anche solo con la scusa di comprarsi un cesto di insalata». Farsi una passeggiata nella natura durante i bei giorni di sole dei mesi di “chiusura” è stata senz’altro una cosa molto gradita, oltre al fatto che durante la quarantena in tanti hanno scoperto o riscoperto la voglia di cucinare, anche il pane o la pizza. «Dopo purtroppo è ritornato il caos, già da giugno. Non so quanti abbiano realmente apprezzato e scelto di continuare con questo tipo di alimentazione e di tranquillità.Tanti sicuramente sono dovuti tornare a far la spesa di fretta, hanno ripreso ad avere poco tempo, e quindi a non potersi permettere di girare ma a dover andare in un unico posto dove si trova tutto, e magari si ha la possibilità di risparmiare».

Scrive per noi

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Valentina Gentile è nata a Napoli, cresciuta tra Campania e Sicilia, e vive a Roma. Giornalista, col-labora con La Stampa, in particolare con l’inserto Tuttogreen, con la testata online Sapeream-biente e con il periodico Libero Pensiero. Ha scritto di cinema per Sentieri Selvaggi e di ambiente per La Nuova Ecologia, ha collaborato con Radio Popolare Roma, Radio Vaticana e Al Jazeera English. In un passato non troppo lontano, è stata assistente di Storia del Cinema all’Università La Sapienza di Roma, e ha insegnato italiano agli stranieri, lingua, cultura e storia del cinema italiano alle università americane UIUC e HWS. È cinefila e cinofila, ama la musica rock, i suoi amici, le sfogliatelle e il caffè. E naturalmente l’agricoltura bio in tutte le sue declinazioni, dai campi alla tavola.
Contatto: Valentina Gentile
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