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Andrea Battiata ha sviluppato il metodo dell'orto bioattivo

L’orto con l’anima. La coltura bioattiva di Andrea, fra pratiche cistercensi e virtù della simbiosi

Si ispira a pratiche antiche, integrando cura del suolo con un approccio comunitario nella gestione d’impresa. A Firenze un’esperienza che sta facendo scuola in tutta Italia, nel segno della nutraceutica e della tutela ambientale

L’agronomo Andrea Battiata ha perfezionato un sistema di gestione dell’orto biologico che dà ottimi risultati in termini di resa e di qualità dei prodotti. La sua azienda a Firenze, certificata biologica, è stata la prima sperimentazione dell’orto bioattivo, un modello che si sta diffondendo in tutta Italia. Lo abbiamo intervistato e ci ha raccontato come è nato e si è sviluppato il suo progetto:

 

Una giornata con il pubblico all'orto bioattivo
Una giornata con il pubblico all’orto bioattivo di Bellosguardo, a Firenze

 

«Circa 12 anni fa ho adottato una dieta vegetariana flessibile – racconta – che, come dice il nome, non è rigida nei divieti, ma elastica. Per me, che ero abituato a mangiare carne quasi quotidianamente, questo passaggio fu uno shock. Le verdure che acquistavo al supermercato avevano poco sapore e quindi, su suggerimento di mia moglie, decisi di coltivare il mio cibo».

Andrea aveva alle spalle una lunga esperienza professionale come agronomo, sia in Italia che all’estero, ma per iniziare a predisporre il suo orto si mise a studiare i testi di biodinamica, di permacultura e quelli relativi all’orto sinergico. «Alla fine ho individuato un sistema che risponde ad un’agricoltura organico-rigenerativa che si rifà al biotopo delle foreste come quelle che avevo avuto la fortuna di osservare in Brasile. Nelle foreste pluviali la temperatura è abbastanza costante tutto l’anno e piove spessissimo ma la cosa che mi aveva colpito di più era il terreno, molto scuro e caldo, ricco di fermentazioni. Ho studiato a fondo quel modello e alla fine è venuto fuori l’orto bioattivo».

 

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Orto bioattivo

 

 

Simbiosi perfetta

L’orto bioattivo è una versione light delle foreste tropicali attualizzata al nostro clima. «La sostanza organica è il motore che spinge il sistema – riprende Andrea – e fermenta  con  i microrganismi che a loro volta trasformano il tutto in sostanze nutritive che sono assorbite dagli apparati radicali. È una simbiosi perfetta quella fra mondo vegetale e il mondo dei microrganismi. Io avevo lavorato anche sui campi da golf sui quali veniva usata la sabbia vulcanica per aumentare la presenza degli elementi nutritivi nel terreno e, visto che non volevo usare elementi esterni al nostro ecosistema come la torba, che viene dal Baltico, ho deciso di ricorrere alle sabbie vulcaniche provenienti dalla Maremma. Perché la sostenibilità di un sistema si gioca anche nell’utilizzare sostanze che abbiamo sottomano, locali».

Nell’orto bioattivo alla terra vulcanica viene aggiunto uno strato di compost vegetale, uno strato di compost di lombrichi, uno di concime naturale da fermentazione di altre piante, uno strato di micorrize e, infine, uno di zeolite:

«Ho potuto sperimentare che un terreno così composto funzionava in maniera incredibile e ho cominciato a divulgarlo».

 

Pratiche antiche

Gli orti bioattivi sono rialzati da terra come hanno fatto per secoli i monaci cistercensi nelle loro abbazie e tra i risultati più evidenti all’assaggio l’incredibile sapore degli ortaggi prodotti. «Questo perché il cibo bioattivo ha proprietà nutraceutiche. Infatti siamo in collegamento con la facoltà di Medicina  di Firenze dove stiamo sviluppando studi che mettono in evidenza quanti più antiossidanti e minerali abbiano i nostri prodotti biologici e bioattivi  rispetto a quelli coltivati con l’agricoltura chimica. Ma non solo, i frutti dell’orto bioattivo sono mediamente più ricchi anche di un prodotto coltivato biologicamente». E aggiunge:

 

L'orto bioattivo Andrea Battiata
I bellissimi colori dell’orto bioattivo coltivato da Andrea Battiata

 

«Non ne parla mai nessuno ma la componente minerale non è da sottovalutare perché produce una serie di reazioni biochimiche nel nostro corpo che sono essenziali per avere una buona salute. E i nostri prodotti hanno più del doppio di minerali rispetto ai prodotti presenti sul mercato».

Un altro risultato significativo riguarda la resa. «Si dice sempre che il biologico ha una produzione più bassa e per questo i prodotti costano di più. L’orto bioattivo invece ha una resa che è quattro o cinque volte più alta rispetto ad una produzione normale. Noi riusciamo a lavorare tutto l’anno continuativamente e le piantine sono messe a dimora molto più ravvicinate perché non facciamo alcun tipo di lavorazione, niente aratura né zappatura. Quindi non abbiamo il problema di dover lasciare spazio per le macchine. Il lavoro che facciamo è tutto manuale e questo ha un impatto positivo non solo per quanto riguarda l’ambiente ma anche dal punto di vista sociale ed  economico visto che oggi una macchina agricola può arrivare a costare anche 100 o 150mila euro e molti agricoltori rimangono impigliati in un sistema in cui devono lavorare per ripagare il mutuo con la banca, mentre la produzione dell’ortobioattivo remunera principalmente le persone che ci lavorano».

 

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In principio fu Bellosguardo

Il primo orto bioattivo è stato realizzato a Bellosguardo, una collina a sud ovest di Firenze dalla quale si gode un panorama sul centro storico della città. Un ettaro coltivato che serve 130 famiglie organizzato come Csa (Community Supported Agriculture), comunità che supporta l’agricoltura. Il Csa è un modello che consente a un certo numero di famiglie di ricevere prodotti agricoli biologici prodotti localmente attraverso un rapporto diretto con i produttori.

 

 

«Ogni famiglia può accedere ad un piano che va da 37 a 62 euro al mese per un cassetta ogni due settimane o una cassetta a settimana. Non si paga quindi a peso e il quantitativo della cassetta varia con la stagionalità. Chi usufruisce di questi prodotti è non solo un consumatore ma anche un finanziatore del lavoro dell’agricoltore».

Oggi sono più di cinquanta gli orti Bioattivi che Andrea Battiata ha aiutato a costruire in tutta Italia. «La maggior parte si trova in Toscana ma vengo sempre più spesso contattato dalle altre regioni per realizzare il nostro sistema o per dare indicazioni per l’autocostruzione. Ora, per esempio, abbiamo un bel progetto a Milano in un terreno non lontano da San Siro».

 

Cura del suolo

Fra le tecniche utilizzate per la coltivazione, l’allestimento di un cumulo vegetale per creare il compost, la pacciamatura, le rotazioni e le consociazioni per massimizzare le potenzialità dello sviluppo spaziale. Una forca a cinque denti viene utilizzata per permettere all’ossigeno di areare il terreno. Continua Andrea: «Il suolo di un orto bioattivo è molto ricco. Normalmente i terreni hanno dall’1% al 2% di sostanza organica. Quando si arriva al 3% si dice che è un terreno fertile. Il nostro orto arriva ad avere fino al 30% di sostanza organica, e questo permette alle piante di avere un’immunità molto alta che consente  di difendersi da sole dagli attacchi». Nell’orto bioattivo inoltre hanno molta importanza le strisce di terreno lasciate libere per sviluppare la crescita delle erbe spontanee con la funzione di corridoi biologici per lo sviluppo della biodiversità.

 

Una rappresentazione grafica, tramite i petali dei fiori, delle virtù della coltivazione convenzionale e organica, dal quale emerge come quest’ultima bilanci meglio le quattro aree della sostenibilità: produzione (arancione), ambiente (blu), economia (rosso) e benessere sociale (verde). (Fonte: The Guardian)

 

E conclude: «II nostro approccio è ecologico non solo nel campo ma anche per quanto riguarda la distribuzione. Le nostre cassette vengono distribuite in punti di prelievo che permettono alle famiglie di andarle a recuperare durante i loro tragitti quotidiani. Anche questo è studiato in modo da risparmiare energia e ridurre al minimo le emissioni inquinanti perché tutta la nostra filiera sia sostenibile. E questo approccio attento all’ambiente e alla salute lo diffondiamo anche ai bambini delle scuole fiorentine dove, ogni anno, andiamo a realizzare progetti di orti bioattivi didattici».

 

Scrive per noi

Carlotta Iarrapino
Carlotta Iarrapino
Analista, facilitatrice, comunicatrice e ambientalista. Laureata in economia a Firenze con master in Ambiente alla Scuola Sant’Anna di Pisa, svolge l’attività di consulenza dal 2000. È tra le fondatrici, nel 2008 di Contesti e Cambiamenti. Organizzazione, comunicazione e partecipazione le sue aree di intervento. È curatrice di BiodinamicaNews, la newsletter dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica.

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