Fra il Veneto e la Toscana, per amore della qualità. La storia senza fine di Nicoletta e Pio

Una coppia di agricoltori, ispirati da valori etici e dal desiderio di produrre nutrimento sano, per le persone e per la terra. La loro esperienza fra allevamento, produzione casearia, riscoperta delle varietà antiche. E una forte propensione educativa

Nicoletta Vettori e Pio Lago si sono conosciuti in un campo di radicchio, nella campagna vicentina. Era il 1993, loro avevano poco più di vent’anni. Passa un anno, si sposano e decidono di trasferirsi in Toscana per dedicarsi all’agricoltura, presso l’Azienda biodinamica Poggio di Camporbiano, a San Gimignano (Si): «E’ stato un periodo fondamentale per farci un’esperienza sui campi – racconta Pio – finché nel 1997 abbiamo sentito l’esigenza di realizzare qualcosa di nostro. Così ci siamo spostati nell’Appennino bolognese acquistando un piccolo appezzamento, il Podere Bernardi, e nel giro di qualche anno abbiamo costruito la stalla e il laboratorio. Con un centinaio di vacche da latte abbiamo iniziato a produrre yogurt a marchio Podere Bernardi, yogurt tuttora in commercio presso i punti vendita di EcorNaturasì».

 

Nicoletta Vettori e Pio Lago si sono conosciuti nel '93. Fra le loro attività l'allevamento dei cavalli da traino
Nicoletta Vettori e Pio Lago si sono conosciuti nel ’93. Fra le loro attività l’allevamento dei cavalli

Oggi il podere Bernardi si estende per circa 30 ettari a più di 900 metri su livello del mare, nel piccolo comune di Castel d’Aiano, in provincia di Bologna, più precisamente nella frazione Villa d’Aiano che si trova in una conca sull’ampia vallata del Panaro circondata da montagne coperte di querceti e castagneti e solcata dal Rio della Rivola.

«Al podere Bernardi abbiamo portato avanti anche il lavoro con i cavalli, una delle nostre passioni. In particolare alleviamo i cavalli agricoli italiani, che sono cavalli da tiro pesante rapido, ovvero Tpr, per i lavori in agricoltura, come la fienagione».

 

La trazione animale, utilizzata nel Podere Bernardi, è l'ideale in particolare nelle lavorazioni di montagna
La trazione animale, utilizzata nel Podere Bernardi, è l’ideale in particolare nelle lavorazioni di montagna

Un’attività che ha dato molte soddisfazioni ai due imprenditori, tanto da interessare anche la tv nazionale con un servizio dedicato alla trazione animale e alla produzione dello yogurt. I Tpr d’altro canto sono definiti “giganti buoni” perché dotati di una grande e robusta costituzione associata a un mite carattere e hanno rischiato l’estinzione con l’avvento delle più moderne macchine agricole. Una razza ideale per i lavori agricoli in ambienti montani dove risulta difficile l’impiego di mezzi meccanici ma anche utili per la salvaguardia ambientale visto il loro minimo impatto sugli equilibri di un territorio. Presso il podere Bernardi inoltre, negli anni, si sono tenuti seminari per gli agricoltori per diffondere l’agricoltura biodinamica, nei quali è intervenuto anche il presidente dell’Associazione italiana per l’agricoltura biodinamica, Carlo Triarico.

 

Il 2014 è un anno cruciale perché Nicoletta e Pio stipulano un accordo con Cascine Orsine, l’azienda della famiglia Crespi Paravicini che ha visto negli ultimi mesi la perdita di due pilastri del mondo biodinamico, la signora Giulia Maria e il figlio Aldo. Un accordo attraverso il quale il latte della nota azienda della Zelata di Bereguardo viene trasformato nello stabilimento del podere Bernardi nello yogurt a marchio Cascine Orsine.

«In poco tempo, – continuano Pio e Nicoletta – grazie a questo accordo e alla collaborazione con il circuito di EcorNaturaSì, il Podere Bernardi si è molto sviluppato in termini di fatturato».

La piccola azienda e il suo laboratorio iniziano a non sopportare più la capacità produttiva adeguata alle richieste del mercato e i due imprenditori cominciano a guardarsi in giro. «In quel periodo, inoltre, decidiamo di aprire un piccolo negozio NaturaSì a Dueville, a dieci chilometri da Vicenza». Il negozio, in società con alcuni familiari di Nicoletta, riporta la coppia a frequentare la regione d’origine e a ritrovare gli amici con cui erano cresciuti, con alcuni dei quali iniziano a collaborare e a condividere valori, obiettivi e progetti.

 

Negozio con il prodotti dell'azienda agricola
Lo spaccio aziendale de La Decima gestito da Ivan e Margherita

 

A poco più di un chilometro dal negozio si trova La Decima, un’azienda agricola storica del Veneto gestita dalla Provincia di Vicenza che decide di fare un bando pubblico per darla in gestione a privati: un corpo unico di 84 ettari, in Pianura Padana, con delle infrastrutture agricole di pregio, menzionata già nelle antiche carte risalenti al Medio Evo.

«È un’azienda blasonata, in cui la provincia era intervenuta con progetti volti alla tutela della biodiversità, creando molte siepi per gli insetti utili e delle barriere verdi per separarla dai terreni confinanti. Inoltre la regione aveva realizzato il Monte Rosso, una collina con sette anelli concentrici in cui sono stati piantati 60 tipi diversi di siepi autoctone del Veneto, per scopi didattici e per tutelare la varietà genetica del nostro territorio. La Decima ci sembrava troppo grande per noi, ma per curiosità andammo a visitarla e ce ne innamorammo»

 

 

Al bando provinciale sono gli unici a presentarsi e così, dal 2016, a Podere Bernardi si aggiunge la gestione di La Decima, in affitto per 15 anni. Per questa nuova avventura a Pio e Nicoletta si affiancano gli amici ritrovati e quelli che hanno conosciuto durante i vent’anni trascorsi tra la Toscana e l’Emilia: Margherita, Beppe, Filippo, Ivan, Fabio e Tony, solo per citarne alcuni.

 

Il gruppo de La Decima
Il gruppo de La Decima

«Mentre a podere Bernardi eravamo sono noi due, oggi con La Decima siamo più di 10 soci e con loro condividiamo un progetto soprattutto valoriale».

Il progetto prende una struttura più definita: il piccolo negozio diventa uno spaccio agricolo di mille metri quadri, di fronte apre il bistrot nel quale si possono mangiare i prodotti coltivati e lavorati nell’azienda:  latte, formaggi e yogurt prodotti nel nuovo stabilimento attiguo al negozio e poi gli  ortaggi coltivati in un orto di quattro ettari dal terreno limoso, il vino prodotto nei cinque ettari a vigneto Ancora: farine, pasta e pane prodotti dai 20 ettari coltivati con le sementi rigenerate con i cereali bio messe a punto dal ricercatore svizzero Peter Kunz, (l’ideatore, tra l’altro, della manifestazione Seminare il futuro) e con i grani antichi tra i quali il Senatore Cappelli. Nel bistrot c’è l’impegno per una cucina sana, giusta e semplice. Ma non solo:

«La Decima è un azienda bio, vocata al territorio, che si propone di nutrire in modo sano le persone attraverso alimenti che provengono dalla terra ma anche diffondendo la cultura del cibo, del rispetto per la terra, l’ambiente, l’uomo e i valori che lo sostengono nel suo percorso terreno»,  riprendono Pio e Nicoletta.

Ma la Decima è anche fattoria didattica: «Quest’anno partiranno due sezioni per la prima infanzia con una cinquantina di bambini che faranno con noi un percorso alla scoperta del cibo sano e di come viene prodotto e la pedagogia applicata sarà quella steineriana. Inoltre abbiamo un agriturismo con 16 posti letto e una sala che può accogliere fino a 180 persone a sedere e nella quale abbiamo ospitato anche dei matrimoni».

Il metodo agricolo praticato sia al Podere Bernardi che alla Decima è il quello biologico. Attualmente è in conversione biodinamica, sono stati realizzati sovesci e rotazioni, si utilizza il preparato 500 e si allestiscono i cumuli. Tutte le attività, comunque, partono dalla stalla, in cui vengono allevate complessivamente 200 mucche Brune alpine, una razza antica originaria della Svizzera e allevata per il latte. Per l’allevamento oltre al biologico facciamo, da sempre, latte fieno, certificato secondo il Regolamento UE 2016/304, che proviene da mucche allevate con metodi tradizionali e sostenibili e alle quali non vengono somministrati alimenti fermentati.

 

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«Le  mucche seguono una dieta variabile durante le stagioni: in estate mangiano principalmente il foraggio fresco, erba, leguminose, specie erbacee fresche e parte di fieno essiccato mentre, in inverno, foraggio essiccato. Si tratta di una certificazione che va oltre quanto richiesto dal regolamento del biologico ed è in linea con le prescrizioni del biodinamico». Pio e Nicoletta, inoltre, sono stati tra i primi in Italia a praticare un sistema di svezzamento naturale in cui i vitelli stanno con le loro madri per tutto il tempo necessario e l’attenzione al benessere animale si realizza anche attraverso la stabulazione libera e il pascolo per diversi mesi all’anno. Le mucche de La Decima, durante i mesi più caldi, sono portate “in vacanza” nelle Malghe a 1.200 metri di altitudine. Inoltre non si pratica la decornazione.

 

 

Le mucche di La Decima in vacanza a Malga fondi 700
Durante i mesi più caldi le mucche brune alpine sono portate “in vacanza” al fresco

 

«Il nostro progetto si basa su valori che hanno l’obiettivo di far crescere noi e le persone con cui veniamo in contatto. Non si tratta di una crescita quantitativa ma qualitativa, perché ci siamo resi conto che le persone hanno sempre più bisogno non solo di un’agricoltura sana ma anche di valori che vadano oltre il materialismo». Proprio questi valori li guidano nei momenti di difficoltà ma anche nel loro operare quotidiano: «Nella nostra azienda agricola e nel nostro negozio, per esempio, non c’è una grande divario tra le retribuzioni: gli stipendi più alti sono meno del doppio di quelli più bassi. È una questione di equità e non sono cose banali queste, sono questioni fondamentali se vogliamo far nascere un nuovo modo di pensare all’interno dell’azienda».

 

Immagine del Parco di Arlecchino
La Biodiversità del Parco di Arlecchino, in provincia di Mantova

Ma i progetti del gruppo de La Decima non si fermano qui:

«Da circa due mesi abbiamo preso in gestione un’azienda agricola in provincia di Mantova. È l’azienda agricola Carpaneta, precedentemente gestita dall’Ersaf, Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste della Regione Lombardia».

 

 

Si tratta di un’azienda agro-zootecnica biologica di circa 150 ettari di sau con oltre cento capi di vacche in lattazione. I terreni agricoli sono circondati da più di 70 ettari di foresta in cui è stata recuperata la farnia, l’antica quercia locale, dopo 800 anni dal suo disboscamento. Attiguo alla foresta il Parco di Arlecchino, a funzione didattico ricreativa. «Questa bellissima azienda agricola può diventare una felice oasi del bio – raccontano – grazie alla biodiversità di cui è ricca e alla biodinamica che stiamo iniziando a praticare. L’obiettivo è quella di farla diventare, e per questo intendiamo collaborare con l’Associazione per l’agricoltura biodinamica, un polo per la didattica e la pratica della biodinamica, un punto di riferimento per tutte le aziende che vogliono avvicinarsi a questo metodo».

E così il viaggio di Nicoletta, Pio e dei loro amici continua.

Scrive per noi

Carlotta Iarrapino
Carlotta Iarrapino
Analista, facilitatrice, comunicatrice e ambientalista. Laureata in economia a Firenze con master in Ambiente alla Scuola Sant’Anna di Pisa, svolge l’attività di consulenza dal 2000. È tra le fondatrici, nel 2008 di Contesti e Cambiamenti. Organizzazione, comunicazione e partecipazione le sue aree di intervento. È curatrice di BiodinamicaNews, la newsletter dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica.

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