un bambino mangia una mela seduto sul bordo di una fontana

Quando i cambiamenti climatici finiscono nel piatto. Nuovo rapporto Efsa sui rischi alimentari

Un’equipe internazionale di sessanta studiosi ha sviluppato il “Clefsa”, approccio che prevede a lungo termine gli effetti degli stravolgimenti climatici sull’alimentazione. Tra rischi già noti e pericoli nuovi, il monito degli scienziati è anche ad una maggiore e più corretta informazione su qualità e provenienza del cibo

Nuovi metodi per nuovi rischi prossimi venturi. Sono quelli messi a punto dall’Efsa per definire i pericoli che incombono sul settore alimentare a causa degli stravolgimenti climatici. Un’equipe internazionale di 60 studiosi ha sviluppato con questo obiettivo una metodologia specifica, un approccio chiamato Clefsa ossia Climate change as a driver of emerging risks for food and feed safety, plant, animal health and nutritional quality.

Un approccio ampio e multidisciplinare

Ma in cosa consiste la specificità dell’approccio? Lo spiegano gli stessi scienziati, nell’introdurre il rapporto. Il progetto Clefsa ha innanzi tutto esplorato la possibilità di utilizzare il driver specifico, il cambiamento climatico, per l’anticipazione a lungo termine di molteplici rischi emergenti, utilizzando scenari di cambiamento climatico. Poi, aggiungono gli scienziati, ha utilizzato il crowdsourcing e il text mining per raccogliere un’ampia gamma di segnali da una varietà di fonti di informazione, utilizzando una rete di conoscenze di esperti di organizzazioni internazionali per progettare uno strumento di analisi decisionale multi-criterio per caratterizzare i segnali attraverso un processo partecipativo, in cui la conoscenza di esperti viene utilizzata per identificare le questioni rilevanti dalle informazioni vaste e spesso incomplete. Con Clefsa si è inoltre cercato di sviluppare metodologie e indicatori per l’analisi delle informazioni disponibili, affrontando l’incertezza. Questo perché il cambiamento climatico e le sue implicazioni per la sicurezza alimentare richiedono studi scientifici complessi, dato il numero e la diversità dei pericoli da considerare, e le diverse aree coinvolte.

 

due calabroni asiatici
Il calabrone asiatico (Vespa mandarinia), è un esempio di specie aliena invasiva che minaccia gli impollinatori autoctoni

Malattie e insediamento di specie aliene

Sono, quelli degli stravolgimenti climatici, degli effetti caratterizzati da una natura multidisciplinare (salute umana-pianta-animale e scienze ambientali) e vanno ben oltre il riconoscimento di specifici rischi emergenti. Grazie a questo approccio così ampio, il progetto ha identificato numerosi problemi causati dai cambiamenti climatici e che possono influire sulla sicurezza alimentare in Europa. Come si legge:

«Il cambiamento climatico ha il potenziale di causare, migliorare o modificare l’insorgenza e l’intensità di alcune malattie di origine alimentare e l’insediamento di specie esotiche invasive dannose per la salute delle piante e degli animali. Ha un impatto sulla presenza, intensità e tossicità delle fioriture di alghe e batteri marini e d’acqua dolce potenzialmente tossici, sulla dominanza e sulla persistenza di vari parassiti, funghi, virus, vettori e specie invasive, dannosi per la salute di piante e animali».

Tra vecchi e nuovi pericoli

Da ciò gli scienziati deducono sia probabile che il cambiamento climatico determini la (ri) comparsa di nuovi pericoli, aumenti l’esposizione o la suscettibilità a pericoli noti e modifichi i livelli di micronutrienti e macronutrienti negli alimenti e nei mangimi. Tuttavia, avvertono gli scienziati, per la natura stessa della sfida, questo elenco è inevitabilmente incompleto e di sicuro non mancheranno sorprese inaspettate in futuro.

 

Suini stretti in gabbia in un allevamento intensivo
Il rapporto Clefsa sottolinea la pericolosità degli allevamenti intensivi, vettori di malattie oltre che di sofferenza animale (Foto: Wikimedia)

I bloom algali

Ad esempio, l’intossicazione da biotossine marine è tra i 129 rischi emergenti che il mondo dovrà affrontare in un futuro molto vicino. A causa dei sempre più forti squilibri degli ecosistemi, e quindi anche del mare, come l’aumento della temperatura, l’acidificazione, le variazioni della salinità, si generano i cosiddetti bloom algali, fioriture di alghe microscopiche, che in determinate condizioni ambientali proliferano sulla superficie dell’acqua, producendo tossine sempre più aggressive. Le biotossine si bioaccumulano, e arrivano all’uomo a livelli di concentrazione che possono essere tossici.

Xylella e non solo

Ovviamente non si tratta dell’unico rischio alimentare emergente. Il rapporto si concentra, ad esempio, sulla salute delle piante. E si sofferma su tre problemi, tra i quali la Xylella fastidiosa, oltre alla Ceratitis capitate e alla Bactrocera oleae, relativi alla salute delle piante valutati dal maggior numero di esperti. «Sono raggruppati insieme ed è probabile che emergano, con impatti da moderati a molto grandi. Ognuno di essi è correlato a minacce biologiche o parassiti, che emergeranno o aumenteranno la loro portata in Europa in conseguenza del cambiamento climatico», si legge.

La salute di animali e piante

Altrettanto importante è lo spazio dedicato agli animali, proprio perché numerosi rischi per la salute umana sono interconnessi con la loro salute, oltre che con quella delle piante. «L’interconnessione tra salute umana, animale e vegetale sottolinea la necessità di una maggiore collaborazione e comunicazione tra professionisti della sanità pubblica, veterinari, fitopatologi e scienziati», sottolinea il rapporto. È necessario, continuano gli scienziati, uno sforzo di monitoraggio per tracciare l’espansione della popolazione dei vettori (sia domestici che selvatici) e la variazione genotipica dei patogeni.

 

Un uliveto colpito da Xylella fastidiosa
Malattie come la Xylella fastidiosa sono destinate ad aumentare con il peggioramento delle condizioni climatiche (Foto: Wikimedia)

Prevenire i focolai

Per i ricercatori: «La gestione dei disastri dovrebbe anche mirare a prevenire focolai dopo eventi estremi, e la ricerca dovrebbe concentrarsi sull’identificazione di tutti i vettori e sui serbatoi pertinenti per le malattie degli animali e sulla valutazione se gli esseri umani possono loro stessi essere serbatoi per i patogeni animali. È inoltre necessario lo sviluppo di vaccini e antibiotici, ma questi ultimi due potrebbero causare resistenza nelle popolazioni di patogeni che devono essere monitorati». Osservazioni che mai come in questo periodo storico suonano estremamente importanti. Gli autori del rapporto continuano:

«Pertanto, è necessario porre l’accento sull’uso razionale di antimicrobici e repellenti e non superare le dosi raccomandate. La conservazione degli habitat è un potente strumento che impedirà sia le migrazioni (e di conseguenza la diffusione delle malattie) sia la perdita della fauna selvatica».

La diffusione di malattie animali

L’implementazione di sistemi globali per il monitoraggio della diffusione delle malattie animali è un punto chiave sottolineato dagli autori della ricerca. I quali si soffermano sulla necessità di buoni standard igienico-sanitari per i lavoratori dell’agricoltura e dell’orticoltura, monitoraggio della popolazione di vettori animali e focolai negli animali e gli animali domestici vermifughi ridurranno il rischio di epidemie. Gli stravolgimenti in corso richiedono un’attenzione molto più precisa di quella avuta finora su alimenti e mangimi, che devono essere testati per gli agenti patogeni.

 

Mucche pascolano libere
La conservazione degli habitat naturali, e un approccio ecologico ad agricoltura e allevamento sono le soluzioni raccomandate dagli scienziati del progetto Clefsa

Consapevolezza ed etichette

Allo stesso tempo, è necessario controllare la catena del freddo nell’approvvigionamento e nella conservazione degli alimenti. «Una buona igiene e gestione dell’acqua – continua il rapporto – anche come parte della gestione dei disastri, ridurrà la probabilità di epidemie. Gli sforzi di ricerca dovrebbero concentrarsi sullo sviluppo di vaccini e trattamenti antimicrobici. Parallelamente, le popolazioni di patogeni dovrebbero essere genotipizzate per rilevare eventuali mutazioni potenzialmente dannose. Anche la resistenza antimicrobica dovrebbe essere monitorata». Un aspetto importante, forse il più  innovativo, è la presa di posizione degli esperti nei confronti della consapevolezza alimentare di chi acquista: «Il pubblico in generale dovrebbe essere informato sulle fonti di cibo e sulle pratiche di cottura che potrebbero aumentare il rischio di infezione». Un invito a uniformare e migliorare le etichettature, rendendole più comprensibili e meno rischiose per la salute dei cittadini.

Scrive per noi

Valentina Gentile
Valentina Gentile
Valentina Gentile è nata a Napoli, cresciuta tra Campania e Sicilia, e vive a Roma. Giornalista, col-labora con La Stampa, in particolare con l’inserto Tuttogreen, con la testata online Sapeream-biente e con il periodico Libero Pensiero. Ha scritto di cinema per Sentieri Selvaggi e di ambiente per La Nuova Ecologia, ha collaborato con Radio Popolare Roma, Radio Vaticana e Al Jazeera English. In un passato non troppo lontano, è stata assistente di Storia del Cinema all’Università La Sapienza di Roma, e ha insegnato italiano agli stranieri, lingua, cultura e storia del cinema italiano alle università americane UIUC e HWS. È cinefila e cinofila, ama la musica rock, i suoi amici, le sfogliatelle e il caffè. E naturalmente l’agricoltura bio in tutte le sue declinazioni, dai campi alla tavola.

Contatto: Valentina Gentile

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