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Nel rapporto Symbola 2020 sull'economia green in evidenza il ruolo della bioagricoltura

Rapporto GreenItaly 2020. Più resilienti alla crisi, anche grazie alla bioagricoltura

Presentata l’undicesima edizione del rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere, sullo stato della green economy in Italia. I dati sono incoraggianti, soprattutto per agricoltura biologica e biodinamica. Dal 2016 al 2019 le imprese biodinamiche sono cresciute del 27,9%

«Peggio della crisi c’è solo il rischio di sprecarla». Comincia così, con una citazione di Papa Bergoglio la presentazione dell’undicesimo rapporto GreenItaly della Fondazione Symbola e Unioncamere. Sono i dati che parlano della possibilità di superare la crisi, quella economica pre-esistente e quella da pandemia: sono infatti 432mila le imprese italiane che negli ultimi cinque anni hanno investito nella green economy e sulla sostenibilità. Praticamente una su tre. Numeri in crescita rispetto al quinquennio precedente, che ne contava 345 mila, ossia il 24% del totale. Il 2019, si legge nel rapporto, ha registrato un picco con quasi 300 mila aziende che hanno investito in sostenibilità e efficienza (energetica, tecnologica etc.). È il dato più alto registrato da quando Symbola e Unioncamere hanno iniziato a misurare gli investimenti sulla sostenibilità.

 

Realacci Ermete
Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola

Agricoltura biologica e biodinamica, dati in crescita

Un posto speciale è riservato, nel rapporto, proprio all’agricoltura biologica e biodinamica. L’importanza del settore agricolo sul fronte della sostenibilità, si legge nel report,  è testimoniata anche dai dati sulle produzioni biologiche che evidenziano, per l’anno in corso, una crescita importante in linea con il trend positivo degli ultimi anni.

Sul piano produttivo l’Italia è nel 2019 il primo Paese europeo per numero di aziende agricole impegnate nel biologico dove sono saliti a ben a 80.643 gli operatori coinvolti, con un aumento del 2%. La stessa crescita anche per le superfici coltivate a biologico, arrivate a sfiorare i 2 milioni di ettari (+2%).

 

La superficie biologica nel nostro Paese ha raggiunto nel 2019 il 15,8% della superficie agricola utilizzata (Sau) a livello nazionale
La superficie biologica nel nostro Paese ha raggiunto nel 2019 il 15,8% della superficie agricola utilizzata (Sau) a livello nazionale

 

L’incidenza della superficie biologica nel nostro Paese ha raggiunto nel 2019 il 15,8% della superficie agricola utilizzata (Sau) a livello nazionale. Questo posiziona l’Italia di gran lunga al di sopra della media Ue, che nel 2018 si attestava all’8%. Siamo decisamente avanti addirittura ai principali Paesi produttori come Spagna (10,1%), Germania (9,07%) e Francia (8,06%). Sono i consumi domestici di alimenti biologici a spingere la crescita che, al giugno 2020, raggiunge la cifra record di 3,3 miliardi, con un incremento del 4,4% rispetto all’anno precedente. Numeri cresciuti proprio durante l’emergenza da Covid-19, che ha visto gli italiani accentuare il trend già in ascesa prediligendo sempre di più una spesa green. Gli italiani, rivela il rapporto, tendono a premiare il biologico nel fresco con aumenti del 7,2% per gli ortaggi e in alcune categorie specifiche come le uova che crescono del 9,7% nelle vendite. Anche in questa ultima annualità si conferma la forte attenzione della grande distribuzione organizzata (Gdo) verso il mercato biologico testimoniata anche, durante il lockdown, da un incremento delle vendite nei supermercati dell’11%.

 

I valori in crescita della biodinamica

E alla biodinamica, il rapporto Green Italy dà un notevole spazio, sottolineando il suo ruolo: “Nel settore della bioagricoltura – si legge – anche l’agricoltura biodinamica è un segmento in forte crescita. Le aziende che in Italia applicano tecniche biodinamiche sono stimate in 4.500 con valori in crescita”.

I dati del rapporto fanno ben sperare: dal 2016 al 2019 infatti le imprese biodinamiche sono cresciute del 27,9%, di cui le aziende agricole del 16,5%, mentre i trasformatori hanno registrato un +43%, e i distributori un +28,3%. L’Italia, si legge è, inoltre, il primo esportatore europeo di prodotto biodinamico.

Azienda agricola Boccea
Nel rapporto di Symbola si citadno diverse aziende biodinamica, qui sopra l’allevamento dell’azienda Boccea di Roma

 

Sono poi citate, nel rapporto, varie aziende biodinamiche, come esempi di un’agricoltura sana e sostenibile, ma anche di un’imprenditoria di successo. Si va dall’Azienda Agricola Boccea, alle porte di Roma, al Consorzio Natura e Alimenta che coinvolge aziende di Piemonte, Lombardia e Emilia Romagna, dall’Azienda Castello di Montalero, in Umbria, all’azienda dei fratelli Della Rocca nel casertano, fino alla trentina Agrilife. Storie di successo in un’Italia che cambia, tra mille difficoltà e in piena crisi, ma che sembra aver capito che, come conclude Realacci: «Essere “buoni” conviene. Chi lo ha fatto ne è uscito rafforzato».

Il Bel Paese “green”

L’economia circolare nel frattempo, in Italia, sta crescendo: il Bel Paese ha la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti, il 79%, ovvero il doppio rispetto alla media europea. «La green economy è la migliore risposta alla crisi che stiamo attraversando», dichiara Ermete Realacci, presidente di Symbola, che sottolinea: «Un’economia più a misura d’uomo, più civile e gentile, come recita il Manifesto di Assisi, è più resiliente e competitiva, più in grado di affrontare il futuro. Il recovery fund e il Green Deal sono un’occasione per l’Italia». Gli fa eco Paolo Gentiloni, Commissario Europeo per l’economia:

 

Paolo Gentiloni
Il Commissario Eu all’economia, Paolo Gentiloni (Foto:Wikipedia)

«La Commissione Eu, d’intesa con il Parlamento Eu, ha scelto di continuare a investire in green economy e a insistere nel Green Deal. È una scelta identitaria della Commissione Von Der Leyen. E dal rapporto GreenItaly, emerge che per l’Italia è una buona occasione».

 

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Più resilienti. Anche alla pandemia

Un’occasione proprio perché le imprese green hanno dimostrato di essere più resistenti e resilienti alla crisi da Covid-19, come dimostra un’indagine di Symbola e Unioncamere svolta a ottobre 2020. Tra le imprese che hanno investito in sostenibilità, il 16% è riuscito addirittura ad aumentare il proprio fatturato, contro il 9% delle imprese non green. Come spiega Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere: «Le imprese sostenibili sono più resilienti alla pandemia perché più reattive, hanno dato risposte più precise, riorganizzando anche meglio i tempi di lavoro e la formazione». I numeri positivi sono dovuti anche al fatto che da sempre queste aziende investono e innovano di più: «Sono più dinamiche – continua Tripoli – hanno un miglior portafogli prodotti, puntano sulla riqualificazione dei dipendenti, sono più avanti nel 4.0 e con un maggior numero di laureati e giovani, investono in ricerca e sviluppo e hanno un’immagine più nitida».

E il trend è dimostrato dal fatto che, nonostante l’incertezza generale per il futuro, queste imprese credono nella sostenibilità ambientale, con il 24%, ossia quasi un quarto del totale, che conferma investimenti eco-sostenibili per il periodo 2021-2023.

 

 

Scrive per noi

Valentina Gentile
Valentina Gentile
Valentina Gentile è nata a Napoli, cresciuta tra Campania e Sicilia, e vive a Roma. Giornalista, col-labora con La Stampa, in particolare con l’inserto Tuttogreen, con la testata online Sapeream-biente e con il periodico Libero Pensiero. Ha scritto di cinema per Sentieri Selvaggi e di ambiente per La Nuova Ecologia, ha collaborato con Radio Popolare Roma, Radio Vaticana e Al Jazeera English. In un passato non troppo lontano, è stata assistente di Storia del Cinema all’Università La Sapienza di Roma, e ha insegnato italiano agli stranieri, lingua, cultura e storia del cinema italiano alle università americane UIUC e HWS. È cinefila e cinofila, ama la musica rock, i suoi amici, le sfogliatelle e il caffè. E naturalmente l’agricoltura bio in tutte le sue declinazioni, dai campi alla tavola.

Contatto: Valentina Gentile

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