Un oliveto in provincia di Lecce con presenza del disseccamento rapido. A sinistra piante trattate con protocollo Crea/Unisalento "Scortichini", a destra degli olivi non trattati
In Puglia è allarme pesticidi nella lotta alla Xylella. La biodinamica in prima linea per i diritti dei bioagricoltori
La bozza di Piano operativo per la Xylella 2021 della Regione, circolata tra gli addetti del settore, non prevede l’utilizzo di prodotti ammessi in agricoltura biologica e rende obbligatori trattamenti con pesticidi di sintesi. La testimonianza di Gianluigi Cesari, membro della sezione Puglia dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica
La chiamano emergenza. Ma quella che colpisce la Puglia, in particolare le provincie di Lecce, Brindisi e Taranto, ormai è una patologia endemica. È dal 2013 che l’olivicoltura della zona combatte con il Codiro, il disseccamento rapido degli ulivi fra le cui concause c’è l’azione della Xylella fastidiosa, un batterio patogeno da quarantena oggetto del Regolamento europeo 1201/2020, uscito lo scorso agosto, che obbliga gli Stati membri ad attivare tutte le azioni possibili per contenerne la diffusione. Il batterio ha come vettore alcuni insetti e in particolare, in Italia, il principale insetto incriminato è il Philaenus spumarius noto come Sputacchina, perché nelle sue forme giovanili si ricopre di una secrezione schiumosa simile alla saliva, che nutrendosi della linfa delle piante si sposta tra i germogli diffondendo così la Xylella. La diffusione del batterio si argina quindi contenendo la popolazione di questi insetti.

Da venerdì scorso tutta la filiera delle aziende biologiche e biodinamiche pugliesi è in fermento a causa della bozza di Piano operativo per la Xylella 2021 circolata tra gli addetti del settore. Spiega Gianluigi Cesari, ricercatore di Agrifound e membro della sezione Puglia dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica, in prima linea nella difesa del diritto al biologico di tutti gli agricoltori:
«Qualcuno cerca di farci credere che la soluzione al problema della Xylella sia l’estinzione di un insetto attraverso l’uso dei pesticidi. Una soluzione impensabile in ecologia, visto anche che il vuoto che lascerebbe l’estinzione della Sputacchina sarebbe presto colmato da un insetto simile mantenendo inalterata la situazione».
Ma cosa è successo venerdì 11 a Bari? In una riunione convocata in Regione con il servizio fitosanitario, le principali associazioni di categoria e gli ordini professionali del settore agricolo, ma senza le organizzazioni del mondo bio e gli enti di certificazione, è stato presentato uno stralcio del Piano di azione Xylella 2021 nel quale, tra gli interventi per contenere le popolazioni dell’insetto adulto, non erano presenti prodotti ammessi in agricoltura biologica mentre venivano definiti come obbligatori, e sanzionabili, due trattamenti a calendario con pesticidi di sintesi da effettuare nelle zone infette e in quelle di contenimento e cuscinetto.
«L’area interessata è pari a circa un terzo della Puglia. È un’area molto vasta e, considerando che la Puglia è la seconda regione in Italia per ettari certificati bio, sarebbero tantissime le aziende olivicole obbligate ad uscire dal sistema» riprende Cesari. E come si legge in un documento predisposto da Copagri Puglia in seguito all’incontro «il Servizio Fitosanitario ha dichiarato che nelle zone delimitate, area infetta, contenimento, cuscinetto e focolaio, le aziende biologiche sono obbligate all’utilizzo dei principi attivi previsti. Ciò comporta l’entrata in conversione, senza decadimento degli aiuti, ma con il divieto di commercializzazione della produzione in biologico. Con un danno economico enorme per il settore, non solo per la dequalificazione della produzione, ma per la perdita di mercato». Un paradosso se si considera che l’Europa spinge per andare verso l’agroecologia e per aumentare gli ettari certificati biologici.
«L’ipotesi di ritornare a trattamenti a calendario come lotta obbligatoria – continua Gianluigi Cesari – ha messo in allarme non solo le aziende biologiche, ma anche cittadini e sindaci oltre alle strutture asl che devono vigilare sull’applicazione del Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. Nell’area del Salento si sono mobilitati anche i parchi regionali e le aree protette e, in particolare, il parco naturale delle Dune costiere che possiede uno dei patrimoni più importanti d’Europa di ulivi monumentali».
Cesari ci spiega che in questi 8 anni sono stati testati diversi trattamenti per consentire alle aziende biologiche e biodinamiche di mantenere la propria certificazione e reputazione sul mercato tenendo, allo stesso tempo, sotto controllo la Xylella fastidiosa. Però, fino ad oggi, non è stato possibile arrivare a una strategia per le aziende certificate bio nei tavoli di lavoro tra gli uffici regionali incaricati e le associazioni di categoria. Il tentativo di utilizzare l’olio essenziale di arancio, per esempio, è stato molto contestato dal punto di vista ambientale perché, essendo un prodotto ad ampio spettro, oltre alla Sputacchina, andava ad interferire anche con gli altri insetti utili.
«Da agosto abbiamo un regolamento europeo che, all’articolo 14, specifica che gli Stati membri debbano applicare trattamenti che possono essere chimici, biologici o meccanici purché efficaci contro gli insetti vettori – continua Cesari – Questo presuppone che si debbano prevedere anche trattamenti compatibili con il regime biologico e, visto che il problema non è più solo pugliese perché anche in Toscana, nella zona di Orbetello, è stato trovato un focolaio, sarebbe più opportuno affrontare il problema Xylella fastidiosa a livello nazionale».
Quali sono dunque i possibili trattamenti per il contenimento delle popolazioni dei vettori della Xylella compatibili con la bioagricoltura?
«Per prima cosa è fondamentale che da febbraio a maggio, quando gli insetti sono nella loro fase giovanile e stanziale, siano effettuate lavorazioni meccaniche superficiali del terreno per rimuovere le erbe infestanti, operazioni che dovrebbero ripetersi ogni 2 o 3 settimane. E poi l’uso del caolino che, distribuito sugli ulivi, forma una barriera protettiva sulla superficie fogliare riducendo gli attacchi da parte degli insetti adulti. Test in campo con il caolino hanno dimostrato una riduzione nella trasmissione del batterio da parte della Sputacchina, aumentando le possibilità di contenimento della Xylella».
Scrive per noi

- Analista, facilitatrice, comunicatrice e ambientalista. Laureata in economia a Firenze con master in Ambiente alla Scuola Sant’Anna di Pisa, svolge l’attività di consulenza dal 2000. È tra le fondatrici, nel 2008 di Contesti e Cambiamenti. Organizzazione, comunicazione e partecipazione le sue aree di intervento. È curatrice di BiodinamicaNews, la newsletter dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica.
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