Un agricoltore su una macchina agricola

Fanghi di depurazione in agricoltura, l’Olanda li esporta in Gran Bretagna

Il governo ha vietato lo spargimento dei residui di depurazione sui propri terreni agricoli nel 1995, ma non la loro esportazione. E ben 27.500 tonnellate di sostanze giudicate tossiche stanno arrivando nel Regno Unito, complice un vulnus normativo. È quanto scoperto recentemente da Unearthed, unità investigativa di Greenpeace

Ci sono paesi che fanno della propria virtù un vessillo, talvolta usato a sproposito per ottenere vantaggi a scapito di altri. È il caso dell’Olanda, paradiso fiscale del “frugale” Mark Rutte, protagonista delle battaglie contro i paesi più colpiti dalla prima ondata di coronavirus. A quanto pare però anche nel più collaudato storytelling della virtù si scoprono macchie. Stavolta sono quelle dei fanghi di depurazione scoperti dall’unità investigativa Unearthed di Greenpeace: 27.500 tonnellate contenenti rifiuti importate nel Regno Unito dai Paesi Bassi per scopi agricoli. Secondo i documenti ottenuti da Unearthed, lo scorso febbraio è stato rilasciato dall’Agenzia per l’ambiente del Regno Unito un permesso per 15 spedizioni. La notifica prevede spedizioni fino a novembre 2020 di “fanghi di depurazione municipali disidratati” nell’ambito del “riciclaggio / recupero di sostanze organiche non utilizzate come solventi” e per “beneficio agricolo”. Ovvero fertilizzanti da utilizzare sui terreni agricoli, nonostante le preoccupazioni sulla sua tossicità per la salute umana e l’ambiente.

Fanghi vietati in Olanda ma esportati in Gran Bretagna

Preoccupazioni che d’altronde da anni hanno portato gli stessi Paesi Bassi a vietare lo spargimento di fanghi sui propri terreni agricoli dal 1995. Un’attenzione alla salute e all’ambiente ante litteram, ma che purtroppo si disperde oltrepassato il confine nazionale, dato che l’Olanda è ora alla ricerca di nuove destinazioni di smaltimento dopo una crisi presso una società di incenerimento dei rifiuti di Amsterdam.

Secondo Unearthed, gli investigatori dell’Agenzia per l’ambiente del Regno Unito hanno scoperto che i rifiuti di acque reflue sono contaminati da “inquinanti organici persistenti” o microplastiche. Risultano comunque positivi alla salmonella e hanno “alte concentrazioni di e-coli”.

Le preoccupazioni per il suolo e per la salute

Nella loro relazione, avevano già avvertito le autorità britanniche che la diffusione della routine dei fanghi come fertilizzanti non solo potrebbe rendere il suolo “inadatto all’agricoltura”, ma rappresenta anche un serio rischio per la salute umana. «I fanghi che si diffondono nelle nostre fattorie e nei nostri campi sono diventati un cocktail tossico di plastica, sostanze chimiche e batteri. Aggiungendo i rifiuti dei Paesi Bassi alla miscela, il rischio di ulteriore contaminazione aumenterà alle stelle», dichiara il direttore esecutivo di Greenpeace UK, John Sauven.

 

Una mano che raccoglie del terreno
Nel Regno Unito sono i terreni agricoli la destinazione principale dei fanghi di depurazione

I mix contenuti nei fanghi

Nel Regno Unito i terreni agricoli sono la destinazione finale per la maggior parte dei fanghi di depurazione, feci umane e altri solidi lasciati quando le acque reflue vengono pulite. Secondo l’industria idrica, circa il 78% dei fanghi trattati del paese – 3,6 milioni di tonnellate – viene distribuito ogni anno su terreni agricoli.

Regole scritte decenni fa, che non prendono in considerazione i mix complessi e pericolosi che sono contenuti oggi nei fanghi.

Infatti, oltre alla diffusa contaminazione con inquinanti organici come i policlorobifenili (Pcb) e l’acido perfluoroottanesolfonico (Pfos), i ricercatori hanno scoperto che quasi tutti i campioni di fanghi trattati che hanno testato contenevano il diserbante glifosato e il triclosano antimicrobico, che gli scienziati ritengono possa causare resistenza agli antibiotici.

Il vulnus normativo britannico

Sebbene la legislazione del Regno Unito stabilisca limiti di concentrazione di elementi potenzialmente tossici (Pte) quando sono sparsi sulla superficie dei pascoli (1200 mg / kg di solidi secchi di piombo, ad esempio), non ci sono concentrazioni di Pte fisse nei fanghi che è possibile utilizzare sui terreni coltivabili. L’Agenzia per l’ambiente britannica ha lanciato a luglio la sua “strategia per un utilizzo sicuro e sostenibile dei fanghi” che mira a rivedere “l’attuale regime normativo per il trattamento, lo stoccaggio e l’uso dei fanghi” entro il 2023. Un vulnus che però nel frattempo mette a serio rischio la salute di molti cittadini di Sua Maestà, come sottolinea con decisione John Sauven:

«L’Agenzia per l’ambiente ha davvero bisogno di mettere ordine in casa sua prima di consentire al Regno Unito di diventare una discarica per le acque reflue inquinate di altri paesi».

I limiti europei

Nel frattempo l’Agenzia mette le mani avanti: «Prendiamo molto sul serio la nostra responsabilità di proteggere l’ambiente e la nostra nuova strategia sui fanghi garantisce che l’uso di questo fertilizzante da parte degli agricoltori sia basato sui dati scientifici più recenti», dichiara un portavoce. Eppure, si legge sul sito di Unearthed, i fanghi di depurazione non vengono affatto testati regolarmente per nessuno dei contaminanti prima della diffusione. Non ci sono limiti legali alla quantità di queste sostanze chimiche che possono essere presenti nei fanghi di spandimento. Per la maggior parte, afferma il rapporto, gli scienziati non hanno stabilito quale quantità di questi contaminanti possa essere presente nei fanghi senza rischi per la catena alimentare. In molti altri paesi europei, concludono gli attivisti di Unearthed nel rapporto, i limiti per l’uso agricolo di questi contaminanti nei fanghi di depurazione sono molto più severi che nel Regno Unito. In primis in Olanda.

Scrive per noi

Valentina Gentile
Valentina Gentile
Valentina Gentile è nata a Napoli, cresciuta tra Campania e Sicilia, e vive a Roma. Giornalista, col-labora con La Stampa, in particolare con l’inserto Tuttogreen, con la testata online Sapeream-biente e con il periodico Libero Pensiero. Ha scritto di cinema per Sentieri Selvaggi e di ambiente per La Nuova Ecologia, ha collaborato con Radio Popolare Roma, Radio Vaticana e Al Jazeera English. In un passato non troppo lontano, è stata assistente di Storia del Cinema all’Università La Sapienza di Roma, e ha insegnato italiano agli stranieri, lingua, cultura e storia del cinema italiano alle università americane UIUC e HWS. È cinefila e cinofila, ama la musica rock, i suoi amici, le sfogliatelle e il caffè. E naturalmente l’agricoltura bio in tutte le sue declinazioni, dai campi alla tavola.

Contatto: Valentina Gentile

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