Il gregge della Società agraria Bacciotti verso il pascolo, nel Mugello

Il gregge della Società agraria Bacciotti verso il pascolo, nel Mugello

Sui pascoli del Mugello, insieme a Sandra. La storia della Società agraria Bacciotti

Un’azienda di famiglia, che rischiava di chiudere. Poi due fratelli vent’anni fa hanno deciso di rilevarla riconvertendola al biologico e alla filiera corta. Oggi è uno splendido esempio di gestione attenta al benessere animale, alla cura del suolo e alla qualità dei prodotti

La Società agraria Bacciotti è una azienda di allevamento di pecore da latte che produce formaggi freschi e stagionati biologici nel Mugello, in Toscana. I due fratelli Sandra e Roberto Mongili sono subentrati nella gestione alla madre Giovanna, mentre la sorella Rita ha preferito fare l’insegnante. L’azienda era stata ereditata dal marito di Giovanna, Giuseppe, morto prematuramente negli anni Ottanta quando i tre figli avevano solo 12, 10 e 6 anni. Ci racconta la storia Sandra, 52 anni, che prima di diventare allevatrice ha lavorato come commerciante e ragioniera.

 

Sandra e Roberto con le loro pecore all'interno della stalla
Sandra e Roberto Bacciotti con le loro pecore all’interno della stalla

«Da ragazzina dopo la scuola aiutavo mia madre a fare il formaggio e, devo ammetterlo, non ci pensavo proprio a proseguire questa attività. Poi però insieme a mio fratello Roberto, nel ’99, abbiamo capito che sarebbe stato un vero peccato non valorizzare il capitale che avevamo in mano. E quando si aprì l’opportunità di costruire una stalla più grande l’abbiamo colta al volo, proseguendo la tradizione familiare».

Radici sarde

Sandra racconta di quando la famiglia del padre, di origine sarda ma proveniente da Torino, arrivò in Toscana negli anni ’60, un periodo nel quale le campagne si stavano spopolando. Acquistarono a Gattaia, nel comune di Vicchio in provincia di Firenze, un terreno confinante con quello del nonno materno ed è così che si conobbero i suoi genitori. «La mamma è rimasta sola con noi figli molto presto ma con grande impegno e sacrificio è riuscita a gestire l’azienda per più di vent’anni. Non aveva però le adeguate attrezzature e strutture per continuare l’attività, la stalla era una capanna con le onduline, il caseificio una piccola stanza, le pecore vivevano allo stato brado e, per la mungitura, doveva far venire un mungitore dalla Sardegna». Poi grazie ad un finanziamento di sviluppo rurale, fu costruita la stalla di 800 mq, montato l’impianto per la mungitura automatica e ingrandito il caseificio. «Oggi qui a Sant’Agata, una frazione di Scarperia, abbiamo 68 ettari prevalentemente destinati a pascolo, con una frazione di seminativo e un po’ di bosco – continua Sandra – Poi abbiamo preso altri terreni tra Borgo San Lorenzo e Barberino dedicati alla produzione di mais e soia che ci servono per alimentare le nostre pecore. Complessivamente abbiamo circa 115 ettari di terreno e tutto è certificato biologico».

Biologico per scelta

La scelta del biologico è stata compiuta appena i due fratelli hanno preso in mano le redini dell’azienda. «Lo abbiamo fatto per una questione di cura e benessere dei nostri animali e per la salute nostra e delle nostre famiglie, visto che viviamo tutti qui. Le pecore sono animali molto rustici e frugali e per noi non aveva proprio senso utilizzare miscele trattate chimicamente per il nostro tipo di allevamento. Ora poi che possiamo alimentarle solo con i nostri prodotti siamo molto più tranquilli». A questo proposito Sandra racconta che qualche anno fa, quando ancora acquistavano sul mercato le miscele biologiche, fu loro venduta una partita proveniente dall’India contaminata di diserbo. Dopo un mese e mezzo il rivenditore li contattò per ritirare il mangime ma, a cascata, anche Sandra dovette rivolgersi ai suoi clienti per ritirare i formaggi già venduti. «Per noi è stata un’esperienza mortificante e costosa, abbiamo dovuto anche rifare le etichette. Quello non era più il nostro formaggio biologico. È stato per questo che abbiamo deciso di aumentare i nostri terreni e produrre il nostro mangime. Quando le filiere si allungano troppo possono nascere problemi, in particolare sul mais e sulla soia che sono ad alto rischio di contaminazione o possono essere geneticamente modificati. Oggi riusciamo a fare tutto all’interno dell’azienda e sappiamo con certezza quello che mangiano le nostre pecore».

 

Il terreno dell’azienda è prevalentemente argilloso e comporta lavorazioni estive e la loro assoluta astensione quando il suolo è umido. «Il terreno deve essere sempre rispettato – riprende Sandra – Bisogna seguire le buone pratiche agronomiche, altrimenti il rischio è che ci vogliano anni prima di poter tornare ad una situazione ottimale. Noi siamo consapevoli del fatto che i terreni argillosi devono essere lavorati durante l’estate, hanno bisogno del caldo per seccarsi bene e magari di prendere anche un po’ di brina per poter assicurare la tempra giusta prima della semina. Se lavoriamo il terreno bagnato l’argilla diventa un muro che impedisce alle radici di svilupparsi per produrre il cibo per le nostre pecore». L’attenzione al terreno e le lavorazioni e le rotazioni accuratamente pianificate sono il frutto di una sapienza maturata grazie a più di mezzo secolo di dedizione della famiglia alla cura degli ovini.

 

 

Il gregge dell’azienda Bacciotti è composto da circa 470 pecore di razza sarda, maschi compresi, una specie rustica e molto fertile, con una spiccata attitudine produttiva al latte. Il numero dei capi è il risultato di una analisi di ottimizzazione basata sulle dimensioni dell’azienda e del caseificio. «Questa dimensione ci consente non solo di avere gli spazi adeguati al benessere animale, ma anche di poterci permettere otto operai che ci garantiscono, ogni tanto, di avere qualche giorno di libertà. Noi trasformiamo tutto il latte prodotto e ci occupiamo direttamente anche della vendita, che avviene in azienda e attraverso i mercati, tra i quali quelli contadini di Campagna amica di Coldiretti. Con i nostri furgoncini riforniamo anche i negozi alimentari della provincia e alcuni ristoranti». Il lockdown ha avuto un duplice impatto sulla azienda agricola Bacciotti. Da una parte molti clienti finali hanno colto l’occasione per acquistare direttamente nel caseificio e hanno potuto vedere come viene gestita l’azienda, dall’altra c’è stato un risvolto decisamente meno positivo:

«Più della metà dei ristoranti che servivamo a Firenze non hanno riaperto – spiega Sandra – Alcuni a causa delle loro ridotte dimensioni ma la maggior parte per la forte crisi del turismo che sta attraversando anche il nostro capoluogo».

Il rovescio della medaglia è stato, almeno durante l’estate, lo sviluppo dei ristoranti della provincia che hanno visto molti cittadini riversarsi nelle campagne.

 

Pascolo calibrato

Le pecore dell’azienda agricola Bacciotti hanno una dieta calibrata che consente di incrementare la produzione del latte riducendo al minimo il rischio di acidosi. «Le nostre pecore passano la notte in stalla e prima di mandarle al pascolo vengono alimentate con una base di cereali e di fieno. Questo perché, specialmente in primavera quando l’erba è più fresca e tenera, la possibilità di avere problemi di acidosi, un fattore di rischio per l’insorgenza della zoppia, è alta. Facendole mangiare un po’ prima del pascolo siamo in grado di dare loro una alimentazione più equilibrata e bilanciata che aiuta anche a ridurre il rischio di mastite nera. Lavoriamo sulla prevenzione, le pecore stanno bene e i risultati in termine di lattazione sono ottimali». Anche i tempi del pascolo del gregge sono programmati con attenzione durante l’arco dell’anno in base alle esigenze di benessere degli animali: più a lungo durante l’estate quando l’erba è matura e ha una giusta quantità di fibra che permette loro di digerire correttamente, meno durante la primavera quando l’erba è troppo giovane. «E poi, lavorando sull’alimentazione e sul fotoperiodo, riusciamo anche a gestire la produzione di latte evitando i picchi primaverili e spalmandola durante l’anno» aggiunge Sandra.

 

 

Sulla Via degli Dei 

I terreni della Società agraria Bacciotti sono attraversati dalla Via degli Dei, un cammino di 130 chilometri che collega Piazza Maggiore di Bologna con Piazza della Signoria di Firenze e che è diventata una delle principali attrattive turistiche dell’Appennino. Si tratta di un cammino sempre più frequentato che ha portato l’azienda a fare i conti con questa servitù di passaggio facendo una scelta organizzativa peculiare per un’azienda di allevamento di ovini: «Non possiamo tenere cani pastore ad aiutarci con il gregge perché il rischio che attacchino gli escursionisti è troppo alto – conclude Sandra – Abbiamo comunque dei cani in azienda, ma sono di compagnia, non fanno parte della forza lavoro».

 

Scrive per noi

Carlotta Iarrapino
Carlotta Iarrapino
Analista, facilitatrice, comunicatrice e ambientalista. Laureata in economia a Firenze con master in Ambiente alla Scuola Sant’Anna di Pisa, svolge l’attività di consulenza dal 2000. È tra le fondatrici, nel 2008 di Contesti e Cambiamenti. Organizzazione, comunicazione e partecipazione le sue aree di intervento. È curatrice di BiodinamicaNews, la newsletter dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica.

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