Goel, ovvero l’eco-agricoltura che ha sconfitto la ‘ndrangheta
È nato nel 2003 in Calabria, per aggregare cooperative sociali e imprese, tra cui 29 aziende agricole biologiche. Oggi Goel – Gruppo Cooperativo è la dimostrazione che l’economia etica e la lotta alle mafie sono una fonte di ricchezza, non solo morale
Nell’Antico Testamento era il nome di chi si assumeva il compito di pagare il prezzo del riscatto di uno schiavo, restituendogli la libertà. In Calabria, oggi, Goel è il nome di un gruppo cooperativo che sta dimostrando come l’economia etica possa riscattare, restituire libertà e bellezza a persone e luoghi. Con un fatturato aggregato annuo di oltre 8 milioni di euro, Goel – Gruppo Cooperativo dà occupazione stabile a oltre 300 persone grazie ad un’imprenditoria sostenibile, etica e responsabile, fatta anche di un’agricoltura sana, biologica, che rispetta chi lavora e chi consuma.
Siamo abituati a pensare che etica e guadagno economico non vadano d’accordo, ma non è così.
La storia di Geol è un salutare schiaffo alle nostre convinzioni, e soprattutto alla ‘ndrangheta, che ha invano cercato di ostacolarne il lavoro. Con 12 cooperative sociali, due cooperative di conferimento agricolo, due associazioni di volontariato, una fondazione e ben 29 aziende agricole, questa realtà opera prevalentemente nella Piana di Gioia Tauro e nella Locride. Nasce, nel 2003, con un obiettivo che il presidente Vincenzo Linarello definisce politico-culturale:

«Volevamo provare a innescare un percorso di riscatto e cambiamento in Calabria, perché eravamo stanchi di vedere questa regione in ginocchio, sotto scacco continuamente, non solo a causa della ‘ndrangheta, ma anche delle massonerie deviate, della politica corrotta, di tutto un sistema che sostanzialmente ha succhiato il sangue alla Calabria, impedendole di svilupparsi e di essere la regione che meriterebbe di essere».
L’economia etica funziona
Un sistema che Linarello e soci hanno deciso di combattere ribaltando il preconcetto secondo cui l’etica, la correttezza, la ricerca e la produzione di ciò che è sano e pulito, non portano vantaggi economici. «Di fronte a questo sistema abbiamo deciso di fare comunità», spiega Linarello. Una comunità fatta di cooperative sociali e aziende, perché creare un’economia alternativa era il punto cruciale per cambiare. «Le persone per decidere di cambiare hanno bisogno di poter scegliere. Se l’unica possibilità di sussistenza economica viene da certi tipi di circuiti, questa possibilità non c’è». Per questo, oltre alle cooperative sociali che si occupano di minori a rischio, migranti, persone con disagi psichici, c’è una parte imprenditoriale che va sul mercato privato, e che è in un certo senso il cuore di Geol al tempo stesso la sua scommessa e strategia:
«L’etica non è solo una scelta di retroguardia per animi nobili che vogliono sacrificarsi, ma può creare sviluppo, ricchezza e futuro per una regione come la nostra».

Ossia, aggiunge il presidente, «un piccolo plastico in miniatura di questa etica che funziona». E l’etica funziona più che bene, visto che oggi, con i sue tre rami imprenditoriali, turismo responsabile con i Viaggi del Goel, le aziende agricole e agroalimentari con Goel Bio, e il terzo nella moda etica, con Cangiari, il primo marchio di moda etica di fascia alta in Italia, il Gruppo Cooperativo è di fatto molto più di un piccolo plastico in miniatura. Il “piccolo plastico in miniatura” è un esempio di come tutto il Sud potrebbe ripartire, liberarsi dalle mafie e rigenerarsi, partendo, ad esempio, proprio dall’imprenditoria agricola.
Le imprese agricole di Goel Bio al momento sono 29 e si concentrano su prodotti tipici del territorio, soprattutto sugli agrumi, arance, limoni e lo speciale bergamotto della zona, sull’olio d’oliva, su cipolla e peperoncino. Prodotti di qualità, certificati bio. Un modello di economia territoriale che promuove la legalità attraverso l’agricoltura biologica e funziona in una terra difficile come la Calabria. E quindi può essere una chiave di svolta per tutto il Sud, vessato da agromafie, caporalato, speculazione.
L’eco agricoltura che ha sconfitto la ‘ndrangheta
L’eco-agricoltura rappresenta dunque una possibilità di riscatto economico e di liberazione dalle mafie? Per rispondere, Linarello racconta com’è nata Goel Bio: «A un certo punto sono venute a trovarci diverse aziende agricole del territorio, sia della Locride sia della Piana di Gioia Tauro, per chiederci letteralmente aiuto, perché venivano continuamente aggredite dalla ‘ndrangheta». Gli imprenditori avevano già denunciato, ma si rivolgevano a Goel perché vedevano che il Gruppo stava riuscendo a tenere testa alle mafie locali, anche grazie ad un’intuizione: contrastare la chiave di successo mafiosa, ossia il silenzio omertoso, con il suo esatto opposto, il clamore, i riflettori puntati ogni volta che una singola azienda veniva colpita.
«La ‘ndrangheta non vuole guadagnare soldi con la campagna – spiega Linarello – perché sa che la nostra agricoltura è povera. Va nelle campagne per puro assoggettamento di consenso».
Quindi, ecco il bestiame mandato a pascolare nei campi coltivati, l’abigeato, gli incendi. «Loro non si fanno mai vedere e non fanno richieste estorsive».
Tutto al buio, in silenzio, per portare l’agricoltore all’esasperazione, perché anche denunciando sarà difficilissimo trovare il colpevole. L’obiettivo è spingere l’imprenditore ad andare personalmente dal capo bastone locale, anche solo per domandare ragione del perché accadono questi fatti, spiega Linarello. Goel Bio nasce dalla decisione di aggregare queste imprese agricole, che erano praticamente tutte biologiche:
«Abbiamo notato che tutti facevano agricoltura biologica. Era un periodo, prima dei contributi, in cui fare agricoltura bio era una scelta di un certo tipo. Probabilmente questo coincideva con la volontà di questi agricoltori di non piegarsi».
Il percorso non è affatto semplice, con aziende come ‘A Lanterna, a Monasterace, Reggio Calabria, che hanno ricevuto ben sette aggressioni mafiose, una all’anno. Nell’ottobre del 2015, poco prima dell’inizio della raccolta degli agrumi, l’ultimo attentato, un incendio gigantesco che ha completamente incenerito il capannone, il trattore, le attrezzature agricole. Un danno da quasi 100mila euro, che avrebbe messo in ginocchio qualsiasi azienda. Ma non ‘A Lanterna, che proprio da quelle ceneri è ripartita.
Guarda su Fimmina tv il servizio dedicato alla Festa della Ripartenza
È stato allora che, nell’ottica della contrapposizione al silenzio e grazie all’efficienza di un dipartimento comunicazione che è una vera “macchina da guerra” anti-mafia, il Goel ha inventato La Festa della Ripartenza. «Abbiamo deciso che dopo ogni aggressione della mafia dovevamo fare festa, coinvolgere la comunità locale e l’opinione pubblica nazionale e trasformare un atto di violenza in un’opportunità di rilancio e ricrescita. Dopo quel settimo attentato, dopo tre feste della Ripartenza, la ‘ndrangheta non ci ha più fatto danni seri».
Ripartire dalla filiera
Se, come spiega Linarello, il primo obiettivo della cooperativa agricola era proteggere i produttori con un’idea semplice, ossia che qualora avessero colpito un singolo produttore, sarebbe stato tutto Goel a reagire, la rivoluzione eco agricola non poteva, ovviamente, prescindere da un cambiamento della filiera.
Quella degli agrumi, ad esempio, che partiva da condizioni disastrose: «Il prezzo di conferimento dell’arancia non bio ai cancelli dell’azienda, quindi prima di ogni tipo di trasporto, si aggira tra i 5 e i 10 centesimi al kg. Con queste cifre è impossibile stare in piedi e pagare dignitosamente i lavoratori. Anche la legge sul caporalato ha il limite di prendere in considerazione solo l’ultimo miglio, mentre in realtà il problema nasce ancora più a monte, quando vengono fissati i prezzi della Gdo, la borsa e via dicendo». Così il Gruppo ha riorganizzato la filiera, si è dotato di centri di confezionamento propri, ha migliorato il prodotto, rendendolo biologico dove non lo era e valorizzandolo ancora di più dove lo era, ha creato dei centri di trasformazione e infine una struttura commerciale. Zero intermediazioni tra le aziende e chi vende:
«Questa operazione ha portato a una riduzione dei costi sulla cooperativa tale da consentirci di arrivare ad un grande risultato: oggi noi diamo 40 centesimi al kg per le arance bio, in Calabria. Non è solo 8 volte 5 centesimi, ma in assoluto il prezzo più alto pagato per le arance in Calabria».

L’etica concreta paga, e anche molto bene: «In termini di impatto sociale ed economico vuol dire che per la prima volta un imprenditore, e nel caso specifico un imprenditore agricolo, che si oppone alla ‘ndrangheta, viene premiato con il prezzo più alto per le arance in Calabria». Nel frattempo il Gruppo ha creato un protocollo per verificare che la filiera sia davvero etica, ad esempio con visite a sorpresa nei campi, nei periodi della raccolta: «Se si sorprende un operaio in nero è prevista l’immediata espulsione dalla cooperativa, 10mila euro di sanzione per i danni all’immagine per ogni persona in nero che troviamo nei campi, e il deferimento all’ispettorato del lavoro. Abbiamo risolto il lavoro nero e il caporalato».
Il prezzo della libertà
Partiti dai circuiti del commercio equo e solidale e dai Gas, oggi i prodotti a marchio Goel Bio si trovano nei supermercati NaturaSì, Eataly, nella Coop Svizzera e in un circuito equo e solidale in Germania. Un traguardo di cui Linarello è giustamente orgoglioso:
«Anche se il nostro prodotto non è tra i più economici, siamo nella media, né tra i più economici né tra i più cari, il sell-out va bene. Questo paga non solo dal lato del produttore, ma anche da quello del consumatore».
Scrive per noi

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Valentina Gentile è nata a Napoli, cresciuta tra Campania e Sicilia, e vive a Roma. Giornalista, col-labora con La Stampa, in particolare con l’inserto Tuttogreen, con la testata online Sapeream-biente e con il periodico Libero Pensiero. Ha scritto di cinema per Sentieri Selvaggi e di ambiente per La Nuova Ecologia, ha collaborato con Radio Popolare Roma, Radio Vaticana e Al Jazeera English. In un passato non troppo lontano, è stata assistente di Storia del Cinema all’Università La Sapienza di Roma, e ha insegnato italiano agli stranieri, lingua, cultura e storia del cinema italiano alle università americane UIUC e HWS. È cinefila e cinofila, ama la musica rock, i suoi amici, le sfogliatelle e il caffè. E naturalmente l’agricoltura bio in tutte le sue declinazioni, dai campi alla tavola.
Contatto: Valentina Gentile
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