Uno scorcio della Tenuta di Ghizzano. L'azienda si trova a Peccioli (Pisa) e risale al 1370

Uno scorcio della Tenuta di Ghizzano. L'azienda si trova a Peccioli (Pisa) e risale al 1370

La storia della “Tenuta di Ghizzano” ha antiche radici. Gli attuali proprietari dell’azienda agricola, la famiglia Venerosi Pesciolini, intorno all’anno mille arrivarono in Toscana e nel 1370 si installarono a Ghizzano di Peccioli, nella campagna Pisana, entrando in possesso della proprietà adagiata sulla cresta di una collina a forma di anfiteatro, circondata da boschi e pianure.

Nel ‘700 l’organizzazione aziendale si basava sulla mezzadria, sistema agricolo che affidava ai coloni un podere e un pezzo di terreno e che prevedeva la suddivisione dei frutti della terra tra il padrone e la famiglia colonica.

Il paesaggio della Toscana, che ancora si può ritrovare in alcuni dei suoi scorci, è frutto del lavoro di questi coloni che nei secoli l’hanno plasmato: la mezzadria, infatti, è stato il contratto agricolo più diffuso, nel centro Italia, dal Medioevo ai giorni nostri.

Ginevra Venerosi Pesciolini
Il profilo Instagram della Tenuta è www.instagram.com/tenuta_di_ghizzano. Qui sopra Ginevra Venerosi Pesciolini che oggi conduce l’azienza

Il colono e la sua famiglia lavoravano le terra loro affidata per raggiungere le maggiori rese possibili coltivando, fino al centimetro quadrato, tutto ciò che poteva servire al sostentamento della famiglia. Le opere di manutenzione e di riqualificazione erano a carico del mezzadro, che lavorava una terra che poi sarebbe passata ai figli. La mezzadria ha costruito il paesaggio mantenendo la biodiversità e le caratteristiche peculiari dei territori ma, poiché socialmente insostenibile, è stata vietata in Italia nel 1974. A quel punto, non essendo più legale questo sistema di condurre le aziende agricole, la Tenuta è passata ad una agricoltura più meccanizzata e basata sul trattamento chimico.

«Ma nella seconda metà degli anni ’80 – racconta Ginevra Venerosi Pesciolini, che oggi guida l’azienda – guardando ai mercati internazionali e seguendo le orme di quanto realizzato in zone vicine, per esempio a Borgheri, è stato deciso di specializzarsi sulla produzione di vino di qualità, con il rimpianto del vigneto e la riqualificazione della cantina. È di quel periodo anche la prima casa ristrutturata per l’agriturismo».

L’impegno principale negli ultimi 35 anni di gestione è stato quello di lavorare mantenendo integra l’azienda e salvaguardando il suo caratteristico paesaggio: «Un’azienda agricola “multi coltura” e “multi attività” con vigneti che si alternano agli oliveti e declinano nelle pianure coltivate a seminativi» spiega Ginevra.

La Tenuta di Ghizzano comprende l'azienda agricola e quattro case coloniche adibite ad agriturismo
La Tenuta di Ghizzano comprende l’azienda agricola e quattro case coloniche nei pressi del borgo adibite ad agriturismo

«Il cambiamento più importante è avvenuto nei primi del Duemila quando decidemmo di convertire l’azienda agricola da convenzionale a biologico. All’inizio ho dovuto dimostrare che si poteva avere comunque un raccolto, agendo senza dover ricorrere alla chimica. Sono stata fortunata, perché il 2003, anno in cui iniziammo a fare biologico in maniera rigorosa, fu particolarmente caldo e i funghi della vite non furono molto aggressivi».

In un passaggio così importante è fondamentale che anche i più stretti collaboratori della proprietà siano convinti dell’utilità del metodo. «Ho scelto in azienda le persone che potevano seguirmi in questi percorsi ed è anche grazie a loro che è stato possibile arrivare dove siamo oggi».

Il passo verso la biodinamica è stato quasi naturale, iniziando nel 2006 dal vigneto per poi allargarsi a tutte le aree coltivate della Tenuta: dei complessivi 319 ettari, 110 sono boschi e 175 rappresentano la superficie agricola certificata biologico dal 2008 e biodinamico dal 2018.

La produzione comprende 80mila bottiglie di vino l’anno vendute per il 55% all’estero (soprattutto Usa, Svizzera, Germania e Giappone) e circa 2500 bottiglie di olio vendute in Italia e all’estero, oltre all’olio sfuso venduto alla catena francese Oliviers & Co, specializzata nell’olio di qualità. Inoltre per circa 120 ettari è dedicata alla coltivazione di cereali e legumi, che vengono trasformati esternamente in prodotti (pasta, ceci, farro…). Tutti i prodotti della Tenuta sono certificati in conformità al Regolamento europeo del Biologico e marchiati Demeter, ente di certificazione del biodinamico.

Anche l’erba medica utilizzata per le rotazioni ha un suo mercato: viene venduta come alimento per gli animali delle aziende di allevamento della zona dalle quali la Tenuta, a sua volta, si rifornisce del letame necessario per allestire i cumuli biodinamici. «In ottica di fattoria allargata al territorio, le relazioni che abbiamo con nostri vicini allevatori sono molto importanti, perché ci aiutano a chiudere il cerchio». Anche i semi sono autoprodotti e quest’anno è stato realizzato in azienda, per la prima volta, il preparato biodinamico 500 (cornoletame).

«La certificazione all’inizio non mi sembrava così importante – riprende Ginevra – Praticavamo le tecniche biologiche e biodinamiche per salvaguardare le risorse del territorio, anche da un punto di vista organico, e per tutelare la salute delle persone che lavorano nei campi. Oggi quello che riusciamo ad apprezzare è non solo l’alta qualità organolettica dei prodotti ma anche un incredibile miglioramento della sostanza organica nella terra, che prima era una terra arida e morta. Lo stesso ecosistema si è modificato in maniera percettibile».

Un passo in avanti, quello verso la bioagricoltura, decisivo:

«Me lo ricordo bene quando utilizzavamo i pesticidi: in quell’epoca eravamo invasi da sciami di insetti, ogni anno diversi, che combattevamo con i prodotti chimici. Non facevamo in tempo a spargere un rimedio che dovevamo intervenire per correggere i problemi che quel “rimedio” aveva provocato. Oggi non abbiamo più attacchi così devastanti, gli insetti sono presenze in equilibrio nei nostri campi. La biodinamica, poi, ci ha insegnato ad osservare di più, perché è tramite la conoscenza del nostro ambiente che troviamo le soluzioni migliori per qualsiasi problema».

Ginevra Venerosi Pesciolini si racconta

E la gestione sostenibile continua anche nei confronti delle altre risorse utilizzate dalla Tenuta di Ghizzano: «L’acqua proviene dalle nostre polle o dall’acqua piovana che viene raccolta e poi filtrata. Il fotovoltaico ci aiuta a produrre una parte dell’energia necessaria per la cantina, il frantoio, gli uffici e l’agriturismo. È prevista la ristrutturazione di un’antica limonaia che sarà utilizzata come ristorante e come spazio multifunzionale per svolgere attività didattiche e culturali.

Perché credo che si debba diffondere sempre più la conoscenza di questo metodo di agricoltura rispettoso dell’ambiente e improntato su una filosofia produttiva con una forte valenza etica».

Scrive per noi

Carlotta Iarrapino
Carlotta Iarrapino
Analista, facilitatrice, comunicatrice e ambientalista. Laureata in economia a Firenze con master in Ambiente alla Scuola Sant’Anna di Pisa, svolge l’attività di consulenza dal 2000. È tra le fondatrici, nel 2008 di Contesti e Cambiamenti. Organizzazione, comunicazione e partecipazione le sue aree di intervento. È curatrice di BiodinamicaNews, la newsletter dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica.

Parliamone ;-)