La Commissione agricoltura deve pronunciarsi sui 4 decreti che prevedono la riorganizzazione del sistema sementiero
Ogm, dal governo un nuovo tentativo di sdoganarli
Dopo il voto al Senato di fine dicembre un vasto fronte di associazioni si mobilita in vista del voto del 13 gennaio in Commissione Agricoltura della Camera: «Se la decisione sarà confermata i prodotti DOP, IGP, vini di qualità, biologico, prodotti dei territori, varietà locali e tradizionali rischiano di essere contaminate tramite il “genome editing”»
«Da due decenni siamo mobilitati per tenere i nostri campi liberi da Ogm, mantenere in capo alle aziende la possibilità di produrre le proprie sementi e dare impulso al nostro sistema agricolo. Contrasteremo in ogni sede anche questo maldestro e subdolo attacco alla nostra filiera agroalimentare, la cui competitività deriva da ciò che la biodiversità coltivata è in grado di esprimere; chiediamo l’immediata esecuzione della sentenza della Corte di Giustizia Europea sulla natura OGM dei mutanti NBT ed il pieno rispetto del Trattato sulle risorse genetiche (ITPGRFA) e ci appelliamo ai deputati della Commissione Agricoltura affinché si esprimano contro i decreti, in quanto privi di qualsiasi reale o urgente motivazione. La discussione su scelte strategiche come quelle sugli OGM e NBT deve incardinarsi su tavoli trasparenti e partecipati, e al riparo dalle ingerenze delle lobby biotech».
È l’appello che un ampio gruppo di associazioni lancia ai decisori politici in vista del parere che domani la Commissione Agricoltura della Camera esprimerà a proposito dei 4 decreti proposti dal Ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, circa la riorganizzazione del sistema sementiero nazionale, aprendo di fatto la strada alla diffusione degli Organismi Geneticamente Modificati (OGM) e dei cosiddetti “nuovi” OGM (ottenuti tramite le New Breeding Techniques – NBT).
Già lo scorso 28 dicembre, durante una seduta a ranghi ridotti, la Commissione Agricoltura del Senato ha espresso in sordina parere favorevole sui 4 decreti che autorizzano di fatto la sperimentazione in campo non tracciabile di varietà di sementi e materiale di moltiplicazione ottenuti con le “nuove tecniche di miglioramento genetico” (NBT), una tecnica che la sentenza del 2018 della Corte Europea di Giustizia identifica a tutti gli effetti come OGM e dunque soggett alle normative europee in materia. Prosegue il comunicato a firma di Acu, Aiab, Altragricoltura Bio, Ari, Associazione per l’agricoltura biodinamica, Civiltà Contadina, Coord. Zero OGM, Crocevia, Deafal, Égalité, European Consumers, European Coordination Via Campesina, Fair Watch, FederBio, Firab, Greenpeace, Isde, Legambiente, Lipu, Navdanya, Pro Natura, Slow Food, Terra!, Unaapi e Wwf:
«Se la Commissione Agricoltura della Camera prenderà la stessa decisione del Senato, DOP, IGP, vini di qualità, produzione biologica, prodotti dei territori, varietà locali e tradizionali potranno essere contaminate da prodotti ottenuti con le nuove tecniche di “genome editing” (NBT) che non saranno etichettati come OGM e quindi saranno irriconoscibili per i consumatori»
L’attacco delle associazioni è chiaro: «Ne risulterà che coloro che vorranno prodotti “GMO-free” garantiti, per esempio nell’export, rifiuteranno anche i prodotti etichettati come “non-OGM” per mancanza di certezze. Di fatto, con questi decreti, le sanzioni per il rilascio ambientale di OGM sono esigue e, oltre a non avere funzione deterrente, aprono alla possibilità immediata di sperimentazione in pieno campo».
E ancora: «In realtà, ci sarebbe l’obbligo di adeguare la normativa soltanto se si prevedesse di accettare la coltivazione di varietà OGM, cosa che la legislazione italiana attuale esclude esplicitamente. Scelta che si estende alle nuove tecniche di correzione del genoma grazie alla sentenza esecutiva della Corte europea di Giustizia che nel 2018 ha stabilito che “Gli organismi ottenuti mediante tecniche o metodi di mutagenesi devono essere considerati come OGM ai sensi dell’articolo 2, punto 2, della direttiva 2001/18″».

Prosegue il comunicato: «La definizione di OGM nel Protocollo di Cartagena – lo stesso che introduce il Principio di precauzione garante della tutela della nostra salute, del nostro ambiente e della biodiversità – si basa su chiari e inconfutabili criteri. Tutte le nuove tecniche di “genome editing” prevedono l’introduzione di segmenti di genoma e producono organismi modificati che soddisfano tali criteri. Tuttavia, queste tecniche comportano spesso anche mutazioni indesiderate (off target), rese sempre più evidenti e documentate dalla letteratura scientifica. Infine, i protocolli di “genome editing” coinvolgono normalmente le stesse tecniche base dei “vecchi” OGM, responsabili di delezioni e riarrangiamenti non voluti. È grave inoltre che – surrettiziamente e alla chetichella – i decreti proposti aboliscano, insieme al diritto alla risemina, i diritti propri del sistema sementiero contadino, violando così l’articolo 9 del “Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche e per l’alimentazione e l’agricoltura (ITPGRFA)”. L’articolo stabilisce che “nessuna disposizione del presente articolo comporta una limitazione del diritto degli agricoltori di conservare, utilizzare, scambiare e vendere sementi o materiale di moltiplicazione”».
La versione integrale del comunicato è su www.biodinamica.org
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