Angelo Gentili è il responsabile nazionale agricoltura di Legambiente

Angelo Gentili è il responsabile nazionale agricoltura di Legambiente

La nuova Pac per il Green deal metta al centro la bioagricoltura

La prossima Pac prevede investimenti per 400 miliardi di euro ai quali si aggiungeranno le risorse del Recovery Fund. La  Coalizione europea “Good Food Good Farming” e quella italiana #CambiamoAgricoltura si mobilitano in queste settimane per chiedere che l’agroecologia sia posta al centro delle scelte. Ma la ministra Bellanova…  L’intervento del Responsabile nazionale agricoltura di Legambiente

La nuova Pac deve puntare con determinazione sull’agroecologia e come  pilastro  fondamentale di un nuovo modello caratterizzato da innovazione, sostenibilità e cura dei  territori. Da questo punto di vista, occorre evidenziare con forza le  due velocità che caratterizzano in questo momento l’Italia. Da una parte ci sono consumatori, aziende agricole e mondo produttivo proiettati verso un nuovo modo di produrre e consumare, mettendo l’ecologia  al centro. Dall’altra troviamo una parte consistente dei rappresentanti istituzionali che  tendono  ancora a guardare al passato.

In quest’ottica è assolutamente prioritario che la nuova Pac si assuma la responsabilità di investire risorse per favorire la transizione verso l’agroecologia, mettendo finalmente da parte incentivi a pioggia che rischiano di compromettere l’intero settore.

 

Il domani nei territori

Il futuro non può che essere rappresentato da un processo che promuova e favorisca fortemente l’agricoltura biologica e biodinamica come settori innovativi, strategici e trainanti per tutto il comparto. In tal senso, sarebbe oltremodo importante favorire l’approvazione al più presto della legge sull’agricoltura biologica attualmente ancora ferma al Senato che potrebbe incentivare ed incrementare ulteriormente la diffusione dell’agroecologia nell’intera penisola. Questo anche attraverso la realizzazione dei biodistretti che possono  rappresentare forze motrici dello sviluppo economico in chiave sostenibile a livello territoriale, mettendo in relazione istituzioni, agricoltori, cittadini e comparto produttivo e rappresentando a tutti gli effetti l’agricoltura del futuro.

 

La Ministra dell'Agricoltura Teresa Bellanova
La Ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova

 

Alla luce delle recenti dichiarazioni della ministra Teresa Bellanova, pare però che l’Italia abbia invece deciso di non favorire il percorso verso una vera e compiuta transizione ecologica in ambito agricolo. Ciò vuol dire che, pur essendo di fronte all’occasione unica e irripetibile di utilizzare le risorse della nuova Pac per  pianificare e gestire  un approccio pienamente sostenibile, l’Italia sembra aver deciso di volgere lo sguardo altrove.

Il punto è che il Green deal non può non passare dall’agroecologia, dal biologico e da una Pac capace davvero di andare in questa direzione. Lo chiedono con forza i consumatori che acquistano sempre di più prodotti biologici e di filiera corta, nonostante la grave crisi sanitaria ed economica che stiamo attraversando e lo impone la crisi climatica che stiamo affrontando.

 

Consumatori in campo

Occorrerebbe invece porre rimedio alle due velocità di un’Italia che ancora troppo timidamente sta politicamente procedendo verso la sostenibilità in ambito agricolo, mentre il comparto produttivo sta avendo un approccio corretto sempre più marcato. Basti pensare che, secondo il recente rapporto Ismea, l’agricoltura biologica in Italia si caratterizza per una superficie coltivata di quasi 2 milioni di ettari e per un numero di operatori che supera le 80mila unità e sul piano produttivo è il primo Paese europeo per numero di aziende agricole. Da sottolineare peraltro l’aumento dell’11% del consumo di prodotti bio durante il recente lockdown che dimostra con chiarezza la scelta di campo dei consumatori verso la direzione giusta, optando per alimenti privi di residui e che rispettano gli ecosistemi naturali.

 

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Appare evidente che Il Governo italiano e la ministra Bellanova dovrebbero adoperarsi per divenire co-protagonisti di un cambiamento già in atto, evitando di essere, nell’ambito europeo, ancora una volta fanalini di coda di un processo incontrovertibile. L’ottica fortemente conservativa e corporativa della Pac, per come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, con tutti i gravi limiti rilevati ormai con chiarezza dal mondo scientifico e dalla stessa Commissione Europea, deve cambiare e deve farlo anche attraverso l’azione incisiva e innovativa dell’Italia.

Serve in maniera immediata e urgente un cambio di passo, a partire dallo stop ai sussidi a pioggia e dalla necessità di un programma di azioni mirate, attraverso le quali sviluppare il potenziale ecologico e climatico dell’agricoltura.

 

Stop ai sussidi per l’agricoltura insostenibile

Per tali ragioni, l’Italia e l’Europa devono prendere rapidamente una posizione, evitando di destinare ancora denaro pubblico ad un’agricoltura che continua ad utilizzare in maniera significativa la chimica, che consuma troppa acqua, che contribuisce all’effetto serra, che riduce drasticamente la fertilità dei suoli e la biodiversità. Non solo: serve anche dire basta alla zootecnia intensiva caratterizzata da carichi inquinanti ed emissivi elevati e che non rispetta il benessere animale, utilizzando foraggi d’importazione e causando processi di deforestazione in altre aree del Pianeta.

 

Una macchina agricola sparge pesticidi
L’Italia e l’Ue dovrebbero prendere una posizione netta perché non si destini più denaro pubblico ad un’agricoltura basata sulla chimica

Alla luce di questa riflessione, occorre  un impegno forte del Governo italiano, della ministra Bellanova, degli Europarlamentari, deputati, senatori del nostro Parlamento, affinché si lavori da subito per invertire la rotta e investire in un sistema agricolo che aiuti l’Italia a raggiungere davvero gli obiettivi del Green deal, seguendo quanto giustamente stabilito nelle strategie dell’Unione europea Farm to fork e Biodiversità, per accompagnare gli agricoltori nella transizione ecologica, tagliando del 50% i pesticidi e del 20% i fertilizzanti .

 

Ricominciare dalle buone pratiche

L’agricoltura biologica e quella biodinamica  possono rappresentare, senza ombra di dubbio, un asse portante dell’economia Made in Italy, un fattore fortemente trainante e competitivo e un modello che, puntando sull’agroecologia, favorisce e velocizza l’innalzamento dell’asticella dell’intero comparto. Ciò contribuendo ad  aumentare la qualità dei prodotti, a ridurre la dipendenza dalla chimica, ad abbinare innovazione e ricerca alla sostenibilità, a cogliere le sfide della crisi climatica. Occorre però dare un indirizzo preciso e strategico alla nuova Pac che sarà approvata proprio nelle prossime settimane per utilizzare  nella maniera più opportuna le risorse economiche in ballo. Nello specifico, è necessario porre al centro del dibattito le buone pratiche agroambientali, stabilendo un budget minimo obbligatorio pari almeno al 40% delle risorse del primo pilastro dedicato agli eco-schemi.  Ma purtroppo la ministra Bellanova nel corso del recente consiglio europeo Agrifish, si è detta a contraria al raggiungimento di questo target, allineandosi alle posizioni più conservatrici di alcuni  dei Paesi membri, non cogliendo l’importanza strategica di favorire una Pac capace di  generare un cambiamento epocale del modello agricolo, in forte sintonia con  il Green deal. 

 

 

Sostegno alle aree marginali

In Europa, si profilano pertanto due scenari paralleli: la possibilità che l’agricoltura diventi davvero determinante per la svolta green, contribuendo significativamente ai processi di cambiamento del modello economico di sviluppo in chiave ecologica o quella che si giochi al ribasso, sulla conservazione dello status quo, senza cogliere le opportunità di questa svolta epocale. Purtroppo, ad ora l’Italia pare essere drammaticamente schierata con questo secondo scenario, esponendo a un grave rischio di deficit d’innovazione in chiave ecologica tutto il suo prezioso sistema agroalimentare. La ricetta per la transizione ecologica dell’agricoltura prevede una Pac capace di porre fine ad una politica che getta le proprie fondamenta su sussidi basati solo sul possesso della terra, aumentando al contempo in modo significativo il sostegno all’agroecologia.

Occorre in tal senso stabilire una percentuale minima del 10% di superficie agricola destinata ad habitat naturali come siepi e aree umide e favorire un processo chiaro per la diminuzione drastica dell’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti.

Serve poi garantire un importante sostegno alle aree marginali e interne, contrastando l’abbandono dei campi coltivati, favorendo lo sviluppo e l’innovazione tecnologica  dei singoli  presidi territoriali e contrastando il dissesto idrogeologico e lo spopolamento. Occorre inoltre incentivare le  buone pratiche sostenibili finalizzate alla riduzione degli impatti ecologicamente  negativi e consentire all’Italia di raggiungere entro il 2030 quota 40% delle superfici agricole dedicate all’agricoltura biologica. Solo in questo modo, il settore agricolo potrà contribuire seriamente alla grande sfida climatica che stiamo affrontando.

 

Mobilitazione civica

La prossima Pac sarà un provvedimento da 400 miliardi di euro a cui si uniranno le risorse del Recovery Fund. Il voto del Parlamento europeo darà un indirizzo chiaro rispetto a come spendere oltre il 32% del bilancio Ue nei prossimi sette anni e, considerata l’entità delle risorse pubbliche destinate all’agricoltura, deciderà se l’Unione europea continuerà a perpetuare un modello agricolo datato con un compromesso al ribasso, oppure sarà effettivamente in grado di effettuare una scelta epocale e strategica nel settore primario dell’economia.

Guarda il video di Good food good farming

Proprio in questi giorni, tra l’altro, è stato rilanciato un appello rivolto ai decisori politici, dalle principali associazioni ambientaliste, della società civile e dell’agricoltura Biologica dell’unione Europea,  riunite nella Coalizione europea “Good Food Good Farming” e nella Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura che  mobiliteranno per tutto il mese di ottobre i cittadini europei  proprio per chiedere con forza una Pac che ponga l’agroecologia come priorità assoluta e avvii urgentemente la necessaria transizione verso sistemi agricoli ed alimentari sostenibili e socialmente equi e giusti.

Ci auguriamo quindi che il nostro Paese, che vede nell’agricoltura, nel biologico, nel biodinamico e nel Made in Italy agroalimentare gran parte della sua forza e del suo prestigio internazionale, sia in grado di sostenere questa battaglia epocale, utilizzando le risorse della Pac per far decollare il Green deal e per rispondere con determinazione e chiarezza alla necessità di contrastare la crisi climatica.

Scrive per noi

Angelo Gentili
Angelo Gentili
Angelo Gentili, responsabile nazionale agricoltura di Legambiente e coordinatore del centro nazionale per l’Agroecologia di Legambiente, fa parte del consiglio di amministrazione di Fairtrade Italia, organizzazione del commercio equo e solidale, è membro del consiglio di amministrazione di Firab, Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura biologica e Biodinamica, coordina la rassegna nazionale sul vino biologico realizzata da Legambiente in collaborazione con l’Università di Pisa. Segretario di Legambiente Toscana dal 1990 al 1994, attualmente è membro della segreteria nazionale di Legambiente e coordinatore di Festambiente, la manifestazione nazionale dell’associazione del cigno che rappresenta un evento-modello a livello nazionale basato sulla sostenibilità ecologica. Il suo impegno ambientalista nasce nel 1987 a Montalto di Castro con le manifestazioni contro la costruzione della centrale nucleare. Nel 1992 visita le zone contaminate dall’esplosione di Chernobyl e dà vita ad una campagna di denuncia e informazione, avviando un progetto - che coordina anche attualmente - dedicato ai bambini che vivono nelle zone altamente radioattive allo scopo di fornire aiuti umanitari destinati agli ospedali pediatrici e agevolare la realizzazione di una rete di serre con substrato privo di radionuclidi per le comunità scolastiche locali.

1 thought on “La nuova Pac per il Green deal metta al centro la bioagricoltura

  1. Le Associazioni di categoria agricole rappresentano la cabina di regia delle decisioni contemplate e portate all’attenzione delle istituzioni.
    Ogni decisione muove delle strutture costruite nei decenni di politica agricola basata sulle quantità da produrre, sul mercato dei prodotti chimici da spargere diffusamente, sulla consulenza professionale delle cose da fare, tutte pratiche consolidate, che danno lavoro e generano profitti. Gli effetti che l’eccesso di sfruttamento genera non sono stati assunti con maggiore conoscenza dalla generalità dei coltivatori e il cambiamento verso uno stile di vita che generi la vita deve attendere ancora.

Parliamone ;-)