Fausto Jori

Fausto Jori è l'amministratore delegato di Naturasì

Oltre gli schemi, per cambiare la cultura. Il progetto di Naturasì per una filiera responsabile

A causa di canoni estetici arretrati, che persino la normativa europea prevede, fino al 30% di prodotti agricoli, buoni e sani, rimane invenduto. Fausto Jori, amministratore delegato di Naturasì, racconta la missione etica del gruppo su questo e altri fronti

I primi sei mesi di quest’anno, nella loro grande complessità, sono stati anche uno stimolo per produrre pensieri più lungimiranti e per provare a rompere alcuni schemi. Tra questi ve ne sono alcuni che riguardano l’agricoltura. Si tratta di schemi che non sono più attuali e coerenti con il mondo di adesso, schemi obsoleti che è il momento di abbandonare.

 

 

Mi riferisco, per esempio al concetto di calibro. La normativa europea sui prodotti agricoli si articola in due parti, c’è la normativa di commercializzazione generica che afferma come ogni prodotto della terra debba avere una qualità sana, leale e mercantile e poi c’è una normativa che specifica quando un prodotto possa essere venduto al cliente finale. Ad esempio pesche, pere, mele, pomodori, kiwi per essere immessi sul mercato, devono avere un determinato peso e una determinata forma. Un kiwi doppio, una carota biforcuta, una mela troppo grande, tutti frutti tipici in natura e comunque buoni, non possono essere venduti.

Queste regole hanno poco senso, considerando che l’agricoltura biologica e ancor di più quella biodinamica, sono intrinsecamente biodiverse e producono frutti non omogenei ma pur sempre sani, leali e mercantili. Questa diversità, anzi, è una ricchezza.

A causa di queste regole in agricoltura, oggi, rimane nei campi dal 20% al 30% della produzione complessiva e questo fenomeno risulta ancora più grave considerando che da più fronti ci viene chiesto di ridurre drasticamente lo spreco, come indica anche la strategia europea Farm to Fork.

 

 

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Proprio a questo fine insieme a Legambiente abbiamo pensato di aiutare gli agricoltori a diminuire la quantità di prodotto che viene buttata, riducendo allo stesso tempo i costi di calibratura e creando un mercato per questa merce. Abbiamo pensato che riconoscendo il giusto prezzo agli agricoltori per i prodotti che altrimenti sarebbe rimasti invenduti, non solo si possa remunerare la produzione ma anche proporre al consumatore finale un prodotto con prezzi che vanno dal 20% al 50% in meno rispetto a quelli della merce calibrata.

 

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Questo progetto si chiama Cosìpernatura e porta con sé un cambiamento rivoluzionario. Realizzarlo significa cambiare la visione dell’agricoltore, che da anni è abituato a buttare parte dei frutti della propria terra, cambiare la visione del confezionatore e del distributore che sono abituati a utilizzare i calibri. E, infine, cambiare il pensiero del consumatore che è abituato a comprare prodotti agricoli tutti uguali. Ma ogni attore di questa filiera ne può trarre vantaggi, soprattutto in questo momento di potenziale crisi economico-finanziaria. Siamo all’inizio di un percorso, un percorso non banale, ma i numeri ci stanno dando ragione.

 

Per portarlo fino in fondo in maniera rigorosa e completa ora dobbiamo unire i nostri sforzi per modificare la normativa europea.

 

Naturasì attraverso progetti di questo tipo si pone come un pioniere, come un’azienda agente del cambiamento che, con coraggio, vede i problemi e li affronta non solo in un’ottica commerciale. Un agricoltore che riceve un maggior profitto dalla vendita della sua merce può reinvestirlo in ricerca o in formazione e i suoi prodotti bio diventano accessibili ad un numero maggiore di consumatori. Riuscire a combinare l’aspetto profit con l’aspetto no profit è sempre stato nel nostro dna.

 

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Naturasì, infatti, ha come maggior azionista una Fondazione e quindi il nostro profitto viene utilizzato da quest’ultima per realizzare attività sociali nella scuola, nelle aziende agricole che sono all’interno del nostro ecosistema e nel territorio. La Fondazione garantisce alla nostra azienda una visione prospettica che non è solo economica e commerciale, nonostante la nostra sia un’azienda che opera nel mercato, con le regole nel mercato. Su questo fronte, molto importanti sono infine le collaborazioni con Legambiente e le altre associazioni, come  l’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, Slow Food, Federbio. Queste sinergie, questi connubi, ci permettono di essere, sia da una parte che dall’altra, estremamente concreti.

Legambiente, ad esempio, in Cosìpernatura  ha aiutato un’azienda commerciale come la nostra ad essere più credibile nell’impegno verso la riduzione dello spreco alimentare, mentre, dall’altra parte, Naturasì ha aiutato Legambiente a rendere il progetto concreto e specifico.

Non possiamo più fermarci alle concettualizzazioni. È importante avere una visione che si trasformi in operatività, lavorando insieme, per portare benefici a tutti gli attori della catena del valore e all’ambiente.

Scrive per noi

Fausto Jori
Fausto Jori
Fausto Jori, trentino di origine, ingegnere, PhD all’University of California at Berkeley. Nella prima fase della sua vita professionale (anni 30+) è stato imprenditore, fondando un’azienda di consulenza, innovazione e strategia per grandi imprese. Nella seconda fase (anni 40+) è stato Director e responsabile della Global Innovation presso Reply S.p.A. Nella terza fase (anni 50+) ha costituito Vitulia Biocontadini Mediterranei, una cooperativa agricolo-sociale biodinamica in Calabria ed è presidente di due associazioni di promozione sociale. Attualmente è amministratore delegato di EcorNaturaSì, la principale azienda italiana di distribuzione di prodotti biodinamici e biologici, con 500 negozi serviti e oltre 300 aziende agricole impegnate nella produzione. Assieme alla moglie Carla e alla figlia Cornelia è appassionato di natura e di innovazione sostenibile.

4 thoughts on “Oltre gli schemi, per cambiare la cultura. Il progetto di Naturasì per una filiera responsabile

  1. E’ una iniziaiva molto importante perchè produrre frutta di altissima qualità non significa avere frutti omogenei e tutti uguali, ma sacrificio del contadino per rendere fertile e sano il terreno che poi dona i frutti sani e gustosi anche se biodivesi come forma e calibro

  2. tutto cio’ che ho letto fin qui lo condivido ,la realtà è completamente diversa ,è comunque apprezzabile il coraggio di aprire una discussione per trovare soluzioni che salvino il reddito dell’ imprenditore agricolo e cambino la mentalita del consumatore bio .grazie un saluto da Brentonico . Paolo passerini

  3. Favoloso, facciamo in modo che sia presente e non futuro! Considerare “scarto” o “seconda scelta” un frutto di pari qualità organolettiche non è in linea con i principi del VERO biologico

Parliamone ;-)