L'accordo fra i ministri Ue dell'agricoltura mette a rischio il Green Deal. Qui sopra la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen
Green deal sull’orlo del baratro, i ministri Ue si accordano per una Pac al ribasso
Il 60% dei fondi a supporto del reddito agricolo, a beneficio delle grandi aziende intensive. Nessun tetto alla densità di animali per ettaro negli allevamenti intensivi. Ambientalisti e movimento per la bioagricoltura lanciano l’allarme dopo le decisioni maturate durante le scorse ore in sede euroepa
«È un colpo di spugna che azzera ogni ambizione climatico-ambientale e minaccia la credibilità dell’intero pacchetto del Green Deal voluto dalla Commissione a guida Von Der Leyen». Ha commentato così la coalizione italiana #CambiamoAgricoltura, che raccoglie 70 associazioni ambientaliste e del biologico, l’accordo tra i ministri europei dell’Agricoltura sulla riforma della Politica agricola comune raggiunto nella notte fra il 19 e il 20. Un passaggio cruciale per i nuovi indirizzi comunitari in materia, che rappresentano con 387 miliardi di euro per i prossimi sette anni la maggiore voce di bilancio dell’Unione, salutato con favore dalla ministra Bellanova:

«Siamo molto soddisfatti dei compromessi raggiunti in merito alle nostre produzioni bandiera – ha commentato – Saremo finalmente in grado di attuare interventi di investimento e ristrutturazione nel settore dell’olio di oliva, a beneficio anche dei produttori danneggiati dalla xylella, così come di continuare a sostenere il settore vitivinicolo, ad esempio finanziando l’impianto di nuovi vigneti».
Il mondo ambientalista e il movimento per la bioagricoltura però la pensano diversamente. Tanto che Greta Thunberg in un suo twitt accusa Bruxelles di aver firmato «per una nuova politica agricola che si arrende su clima e ambiente. Nessuna consapevolezza significa nessuna pressione e responsabilità, quindi il risultato non è una sorpresa. Semplicemente non gli interessa». Ha aggiunto Greenpeace: «L’accordo sulla PAC segna la condanna a morte per le piccole aziende e l’ambiente».
No matter what the EU climate target for 2030 will be-reaching it with a business-as-usual common agricultural policy will be basically impossible. So the MEPs voting in favor of #FutureofCAP final vote tomorrow will be responsible for surrendering on our future. #VoteThisCAPdown
— Greta Thunberg (@GretaThunberg) October 22, 2020
E anche Slow Food Europa aveva già fatto sentire la sua voce qualche giorno fa a fronte dell’accordo politico fra i maggiori gruppi politici europei, in netto contrasto con le recenti strategie Biodiversità 2030 e Farm to Fork: «Questa proposta è una dichiarazione di resa all’agricoltura intensiva e a uno status quo che favorisce pochi e manca di sostenere tutti quei produttori che quotidianamente, attraverso pratiche agro ecologiche, producono cibo e salvaguardano l’ambiente – ha detto Marta Messa, direttrice di Slow Food Europa e a capo dell’ufficio Slow Food di Bruxelles – L’accordo sottoscritto sulla prossima Politica agricola comune risulta essere molto negativo per l’ambiente».
Ma andiamo con ordine: nella notte tra il 19 e il 20 i ministri dell’agricoltura dei Paesi membri, dopo due anni di negoziati, giungono ad un accordo: almeno il 20% della dotazione nazionale degli aiuti diretti del primo pilastro dovrà essere dedicata a incentivi per pratiche agronomiche verdi. Si tratta dei cosiddetti schemi ecologici o eco-regimi, un sistema di bonus pagati agli agricoltori per sostenere la loro partecipazione a programmi ambientali più impegnativi, strumenti volontari, per le aziende agricole, volti alla riduzione dei fitofarmaci e dei fertilizzanti, all’applicazione di metodi di agricoltura biologica e ad altre pratiche agricole per la tutela dell’ambiente.

La Commissione Europea accoglie con favore questa intesa. Il Commissario Janusz Wojciechowski, responsabile dell’Agricoltura, dichiara: «Questo è un passo importante per i nostri agricoltori e la nostra comunità agricola. Sono grato per la cooperazione costruttiva degli Stati membri e confido che questo accordo contribuirà a garantire che l’agricoltura europea possa continuare a fornire vantaggi economici, ambientali e sociali per i nostri agricoltori e cittadini». L’accordo dovrà essere negoziato nel trilogo, vale a dire Consiglio, Commissione e il Parlamento europeo, dopo che quest’ultimo avrà approvato il testo definitivo della Politica agricola comunitaria.
Mercoledì 21 ottobre, quindi, gli europarlamentari hanno votato un primo gruppo di emendamenti e il risultato è stato subito considerato deludente dagli ambientalisti e dai movimenti per una nuova agricoltura. Nel Parlamento europeo è prevalso infatti l’accordo tra i tre maggiori partiti (Ppe, S&D e Renew Europe) che ha portato ad approvare una serie di decisioni orientate al compromesso. Tra queste l’obbligo a destinare il 60% dei fondi per il supporto al reddito degli agricoltori. Un deja-vu, perché questi finanziamenti andranno alle grandi aziende intensive, erogati senza alcuna misura correttiva, come in passato. Proprio quello che in tanti auspicavano non accadesse. Tra gli emendamenti approvati manca tra l’altro all’appello quello sul tetto massimo alla densità di animali per ettaro negli allevamenti intensivi che quindi continueranno a ricevere sovvenzioni nonostante il proliferare di studi che dimostrano il grande impatto ambientale di questo tipo di attività produttiva.
Dovremo ancora aspettare per leggere il testo definitivo della nuova Politica Agricola Comunitaria, che entrerà peraltro in vigore a gennaio 2023. Ma tutto fa pensare che in sede Europea la mano destra non sa cosa fa la sinistra, forse anche a causa delle molte pressioni con cui le lobby più conservatrici stanno cercando di arrestare un cambiamento che anche i consumatori, viste le tendenze positive del biologico durante la pandemia, chiedono a gran voce.
Scrive per noi

- Analista, facilitatrice, comunicatrice e ambientalista. Laureata in economia a Firenze con master in Ambiente alla Scuola Sant’Anna di Pisa, svolge l’attività di consulenza dal 2000. È tra le fondatrici, nel 2008 di Contesti e Cambiamenti. Organizzazione, comunicazione e partecipazione le sue aree di intervento. È curatrice di BiodinamicaNews, la newsletter dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica.
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