Marta Bistarelli a sinistra con le sue collaboratrici Marta e Simona
Silphion Ker, il vivaio con l’anima verde. Biologico e sostenibile
Si chiama Marta Bistarelli e ha creato ad Arezzo un’azienda agricola che produce piccole piante officinali, rigorosamente certificate. E adesso punta a integrare nel ciclo anche il terriccio biodinamico. Ci racconta la sua esperienza
Marta Bistarelli, classe ’84, ha studiato economia e commercio. Ma dopo la laurea, invece di lavorare nello studio da commercialista della sua famiglia, ha deciso di avviare un’attività agricola nelle terre ereditate dal nonno a Tregozzano, nella periferia di Arezzo:
«Non avevo esperienza in questo campo, ma sentivo una grande passione per la natura e, in particolare, per le piante medicinali», racconta.
È nato così Silphion Ker, un vivaio botanico di piante officinali che produce piccole piante officinali, rigorosamente biologiche: «Nei terreni non c’era nulla – prosegue Marta – e ho attraversato un lungo periodo di gestazione dovuto al fatto che bisognava costruire gli edifici aziendali. Era il 2010 e ci sono voluti nove mesi prima di avere i permessi comunali. In quel periodo ho potuto ragionare a fondo sia su quelli che sarebbero stati i valori di riferimento della nostra azienda, sia sul nome».

Natura nel cuore
Silphion è il nome greco di una pianta officinale estinta che aveva come caratteristica dei semi a forma di cuore e “ker” ricorda il “care” inglese, la cura. Cuore, cura, attenzione verso la natura e il prossimo, con determinazione ma anche tanta pazienza per crescere e imparare facendo, in una azienda tutta al femminile. Racconta ancora Marta:
«Mancando completamente l’esperienza, il modello economico e finanziario che avevo studiato non permetteva di avere da subito degli utili con la gestione del vivaio e per questo il primo investimento è stato quello di utilizzare la superficie della copertura della serra per realizzare un impianto fotovoltaico e rivendere l’energia prodotta».
Un primo passo verso una gestione attenta all’impatto ambientale con lo sviluppo di un modello ecosostenibile che coinvolge anche la gestione dell’acqua, con un approvvigionamento idrico autonomo grazie allo stoccaggio dell’acqua piovana e al recupero di quella utilizzata nella serra. «La serra, poi, è stata costruita riducendo al minimo l’utilizzo del cemento – continua Marta – Le ditte edili erano propense a cementificare tutta la superficie interna, ma io avevo le idee chiare e alla fine il cemento è stato messo solo nei plinti per sostenere i pali della struttura».
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Con questa grande attenzione all’ambiente, la certificazione biologica è stata una scelta immediata: «Ci siamo certificati bio per evitare di utilizzare prodotti di sintesi che potessero essere pericolosi per chi li utilizzava, oltre che per il prodotto finale, visto che non avrebbe avuto senso coltivare piante che hanno un utilizzo salutistico con dei prodotti dannosi per l’uomo» aggiunge Marta. Il core business dell’azienda Silphion Ker è la produzione di piantine officinali da trapianto, una produzione rivolta agli agricoltori professionali: «All’inizio della nostra attività la filiera di riferimento era composta da poche e piccole aziende frazionate in tutta la penisola e, fino al 2013, non esisteva un’anagrafica a livello ministeriale».
Mercato professionale… e non solo
È recente il riconoscimento istituzionale di questo tipo di produzione che, oggi, si sta lentamente sviluppando: «Anche se mancano ancora i produttori per far fronte alla domanda interna e alcuni servizi accessori, come i laboratori specializzati che analizzino le caratteristiche chimiche delle piante selezionate e il livello qualitativo dei loro principi attivi». Basti pensare, spiega Marta, che in Italia c’è una forte richiesta di prodotti derivanti dalle piante officinali ma circa l’80% delle erbe utilizzate per la trasformazione sono importate dall’estero.
L’attività economica rivolta agli agricoltori professionali, verso cui oggi l’azienda Silphion Ker vende più dell’80% della sua produzione, è partita intorno al 2015. «Ci siamo fatti conoscere all’inizio attraverso i canali di comunicazione specializzati e poi abbiamo aperto le porte anche agli hobbisti, a enti di ricerca o a organizzazioni del sociale che intendevano sviluppare orti didattici. Però il grosso delle nostre piantine va a soggetti professionali che si occupano direttamente della coltivazione, senza fare ricorso a intermediazioni, perché vogliamo mantenere un contatto diretto con i nostri clienti».
Lavanda regina
Nel tempo Silphion Ker si è specializzata sempre più nella ricerca e nella riproduzione di varietà che avessero un interesse estrattivo per scopo officinale. La moltiplicazione avviene prevalentemente per talea dalle piante madri che sono allevate in pieno campo nei due ettari di terreno contigui alla serra. «Studiamo le varietà disponibili e scegliamo di lavorare con quelle che hanno dei valori più interessanti a livello chimico per quanto riguarda i principi attivi. Per esempio, sulle lavande, lavoriamo tra le altre con le clonali francesi che si moltiplicano esclusivamente per talea e che provengono da selezioni classificate in Francia, dove questo settore è più sviluppato».
Marta spiega che c’è molta differenza tra la moltiplicazione da madri selezionate rispetto ad una riproduzione da seme che può portare a una disomogeneità dei costituenti interni e delle caratteristiche agronomiche. Ovviamente non è così per tutte le piante:
«Per l’iperico, la malva, l’achillea, la valeriana, citandone solo alcune, l’omogeneità delle piante prodotte da seme rende superflua la laboriosa moltiplicazione per talea. Basta individuare la varietà giusta e acquistare il seme da fornitori che ci garantiscono la certificazione biologica, che però, per la maggior parte, non sono fornitori italiani».
Marta ci tiene a sottolineare che questa è una filiera con grandi potenzialità di sviluppo in Italia e che spera, un giorno, di non dover ricorrere a fornitori stranieri, come oggi è costretta a fare.

Serra fredda
Una caratteristica interessante sta nel fatto che l’azienda non vende solo a clienti certificati biologici. Anzi quasi la metà sono aziende non certificate: «Non utilizziamo ormoni radicanti per il taleaggio e da un vassoio di 100 piantine riusciamo ad ottenerne una resa di circa il 30%». Questo ovviamente incide sul prezzo di vendita dei prodotti: «Però i nostri clienti, anche quelli non certificati, scelgono di acquistare le nostre piantine perché risultano più forti rispetto a quelle nate in vivai altamente artificiali modello olandese, cioè dotati di sistemi di riscaldamento, di controllo della CO2 e dell’umidita e che aumentano l’irraggiamento con lampade UV con il risultato che, una volta trasferite in campo, le piante al primo sbalzo di temperatura o con condizioni avverse, deperiscono velocemente». La loro è una serra fredda e la selezione importante avviene nel vivaio:
«Le piante non sono spinte con ormoni, sostanze stimolanti o ritardanti che ne condizionano il ciclo, non vengono trattate con concimi chimici e quindi, una volta nel campo, si adattano bene e danno segno di attecchimento in sole due settimane dall’impianto. E questo va in controtendenza perché, normalmente, una pianta tolta dal vivaio soffre».
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Terriccio biodinamico
Anche su terriccio c’è uno studio e una sperimentazione continua. «Inizialmente utilizzavamo delle torbe biologiche premiscelate. Nel tempo abbiamo deciso di andare verso un approccio più naturale: utilizziamo dei terricci base con formulazioni da noi studiate sulle esigenze delle singole varietà coltivate. Negli ultimi tre anni, però, ci siamo avvicinati alla biodinamica e abbiamo iniziato ad allestire dei cumuli vegetali a cui aggiungiamo i preparati biodinamici da cumulo. L’obiettivo non è quello di produrre concime ma di creare un terriccio prodotto internamente con tutti i nostri materiali di scarto come le potature e i substrati delle piante che non sono sopravvissute».
Dimostrando così che anche un’azienda vivaistica può tendere verso l’ambiziosa idea biodinamica di organismo agricolo a ciclo chiuso.
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Scrive per noi

- Analista, facilitatrice, comunicatrice e ambientalista. Laureata in economia a Firenze con master in Ambiente alla Scuola Sant’Anna di Pisa, svolge l’attività di consulenza dal 2000. È tra le fondatrici, nel 2008 di Contesti e Cambiamenti. Organizzazione, comunicazione e partecipazione le sue aree di intervento. È curatrice di BiodinamicaNews, la newsletter dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica.
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