Il gruppo musicale e contadino dei Duova

I Duova sono nati nel 2017 e raccontano con ironia ma autenticità la dimensione del lavoro contadino

«Invece di fare la fila al supermercato venite in campagna. Aiutate il contadino, vi sfogate e alla fine della giornata vi portate a casa del buon cibo, certamente migliore di altri». L’appello arriva via Facebook, nel pieno dell’emergenza coronavirus, da Riccardo Lupino: la voce dei Duova, il trio di musicisti e comici del Chianti che racconta dal 2017 all’insegna di un rock graffiante e vagamente goliardico i temi legati all’agricoltura. Insieme a lui, attore e coltivatore diretto con un diploma da perito agrario e un passato da magazziniere, compongono il gruppo Giovanni Degl’Innocenti alla chitarra e Daniele Palmi che agisce come videomaker e regista: le loro composizioni, come “Groppone”, “Super poderi”, “Fegatino” o “La mia campagna” spopolano in rete e costituiscono un ritratto ironico ma non edulcorato delle esperienze che vivono i giovani contadini fra intemperie, assedio degli ungulati e una vita sociale ridotta spesso al lumicino. Ma come vive il mondo agricolo questo momento tanto difficile per la comunità nazionale, in cui si richiede sobrietà, isolamento e si riscopre anche la preziosità del cibo? Abbiamo raggiunto al telefono Riccardo Lupino per parlarne.

Guarda il videoclip del “Groppone”, fra le hit dei Duova 

La vostra band coniuga la passione per la musica con il lavoro duro della terra e dell’allevamento. Un lavoro che si svolge all’aperto, spesso senza incontrare altre persone. In questo momento ci raccomandano di rimanere in casa. Come vivono questa emergenza i contadini?
Abbiamo iniziato questo progetto per divertirci e il sorriso non ci deve mancare neanche in questo momento difficile. È forse utile vedere che in questo scenario, paragonabile a una guerra, c’è un lato positivo: il senso di unità. Dovremmo cercare di agire con buon senso. E riconoscere la fragilità del sistema in cui viviamo. In queste settimane di stop dovremmo riflettere sui fattori importanti della nostra vita, come il rispetto per la natura e per la produzione locale che deve essere alla base dei nostri consumi. In questi giorni abbiamo assistito all’assalto dei supermercati. A vere e proprie scene surreali che ci dovrebbero farci apprezzare di più i prodotti agricoli e la piccola produzione. Per questo abbiamo voluto lanciare il nostro appello, ovviamente ironico, perché le persone vengano ad aiutarci a sistemare le fascine, a raccogliere i prodotti dai campi: perché riflettano sulla dimensione del lavoro contadino, sul fatto che nelle condizioni in cui oggi siamo tutti costretti a vivere i piccoli agricoltori vivono ogni giorno. Non nego che anche noi stiamo subendo dei danni a causa dell’emergenza coronavirus, ma a salvarci è proprio la produzione limitata di cibo.

L’appello di Riccardo Lupino

Voi utilizzate molto i social media per raccontare la vita dei contadini, pensate che questi nuovi strumenti di comunicazione possano contribuire a rivalutare l’immagine del contadino? Se sì, in che modo?
Certo, i social ci hanno aiutato molto a far conoscere il nostro lavoro. All’inizio lo abbiamo fatto per gioco. Sai, sono una persona istrionica e a me piace esibirmi e raccontare quello che penso. Insomma, le mie idee sul mondo. E i social media mi hanno aiutato a farle conoscere a un pubblico piuttosto ampio. Ora però la produzione di video sta diventando un lavoro sempre più serio e impegnativo, che richiede molto tempo. Ma sappiamo che può contribuire a divulgare i nostri messaggi. Vorrei che tutti noi recuperassimo il nostro rapporto originario con la natura.

Quali sono le principali difficoltà che i contadini, al di là delle problematiche di queste settimane, devono affrontare?
Una delle principali è certamente l’incertezza della produzione. Notiamo che il clima sta cambiando e questo comporta delle forti conseguenze sulla quantità e la qualità del cibo che possiamo vendere. Fortunatamente non ho scelto di fare il contadino per ottenere guadagni come quelli che si potrebbero avere con una produzione industriale. Fare il contadino per me è più una scelta di vita. Vedo molta poesia nell’agricoltura, grazie alla biodiversità. Per fare un esempio: preferisco guardare un albero o un ulivo piuttosto che un semaforo. Con l’agricoltura possiamo scoprire le bellezze che abbiamo intorno e vorrei che prendessimo coscienza di questo aspetto. A molti ragazzi suggerisco di valutare bene la scelta di “tornare all’agricoltura”, perché non ci sono grossi guadagni economici. E credo che sia piuttosto inutile o addirittura un illusione sperare di gestire le proprie attività agricole soltanto tramite gli incentivi o fondi della pubblica amministrazione. Bisogna invece riconoscere che la produzione deve essere circoscritta, deve rispecchiare il proprio stile di vita. Deve essere in linea con il mondo che ciascuno di noi riesce a ritagliarsi. Ma questa consapevolezza la raggiungiamo soltanto stando sul campo, in tutti i sensi.

Il gruppo musicale e contadino Duova
Fra i temi che toccano i Duova c’è l’assedio degli ungulati nelle aziende agricole

Le persone, sulla base della vostra esperienza, stanno davvero cambiandole loro abitudini in direzione della sostenibilità, che prevede anche l’acquisto di prodotti a chilometro zero e quindi quelli che ogni giorno i contadini cercano di coltivare?
Voglio essere sincero e schietto. Noto dei cambiamenti, forse perché stiamo capendo che il cibo a filiera corta è più sicuro. E spesso incontro amici che si complimentano per il lavoro che svolgo. Su cento persone che incontro cento mi dicono che è giusto produrre cibo sano. E sono soddisfatto quando vedo che qualcuno riesce anche a cambiare il modo di fare la spesa. Più in generale però noto che ancora manca una “cultura del biologico”. Perché chi va ad acquistare il cibo dal contadino dovrebbe conoscere bene cosa si produce in quella particolare stagione. Non possiamo avere lo stesso cibo in tutto l’arco dell’anno. In altre parole, il km0 non deve diventare solo un modo di dire ma tornare ad essere un modo di vivere.

Fra i vostri primi successi c’è il brano “Adotta un contadino”. Quale messaggio volevate lanciare?
È una canzone che vuole far conoscere a tutti il problemi degli ungulati nelle campagne. Abbiamo subito molti danni negli ultimi anni, eppure c’è chi accusa i contadini di essere degli assassini che vogliono uccidere gli animali. Ma questa è un’immagine distorta. Volevamo presentare invece un’immagine reale. Raccontare i fatti. Forse prima di giudicare sarebbe bene provare a vivere un po’ le esperienze difficili che ogni giorno dobbiamo affrontare. Provocatoriamente dico che anche per noi contadini ci vorrebbe l’8 per mille. Almeno per fronteggiare i danni che subiamo.

Guarda il videoclip di Kilometro Zero

Siete preoccupati per il futuro?
Credo che dobbiamo andare assolutamente avanti. Ho una passione inspiegabile per l’agricoltura e per il lavoro che svolgo. Posso dirlo, sono romantico.

Scrive per noi

Michele D'Amico
Michele D'Amico
Sono nato nel 1982 in Molise. Cresciuto con un forte interesse per l’ambiente. Seguo con attenzione i movimenti sociali e la comunicazione politica. Credo che l’indifferenza faccia male almeno quanto la C02. Sono redattore di Sapereambiente, ho collaborato con La Nuova Ecologia e blog ambientalisti. Attualmente sono anche un insegnante precario di Filosofia e Scienze umane. Leggo libri di ogni genere e soprattutto tante statistiche. Quando ero piccolo mi innamoravo davvero di tutto e continuo a farlo.

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