Il punto vendita di Toscana biologica a Firenze

Il punto vendita di Toscana biologica, nel quartiere Isolotto di Firenze, è nato nel 2012

Il Coordinamento Toscano Produttori Biologici (CTPB) nato nel 1983, quasi 10 anni prima del Regolamento europeo sul biologico, è una delle prime associazioni italiane di produttori biologici. Gli agricoltori associati parteciparono al movimento nazionale “Cos’è biologico” che, con le sue proposte, contribuì alla scrittura del Regolamento europeo. «Erano gli anni precedenti ai finanziamenti e il movimento del biologico si stava strutturando. Nasceva Aiab, ente di certificazione nazionale e noi ci radunavamo in un garage, cosa che andava molto di moda all’epoca, per capire cosa fare per diffondere il biologico sul territorio» racconta il responsabile del Coordinamento, Marco Bignardi, “tuttofare”, come si definisce lui, del consorzio Toscana Biologica, un uomo che ha dedicato gran parte della sua vita alla causa del biologico.

Marco BIgnardi di Toscana biologica
Marco Bignardi, storico esponente del movimento biologico toscano e fondatore di Toscana biologica

Dopo il varo del Regolamento, nel ’91, il Coordinamento Toscano aveva circa un centinaio di aziende agricole biologiche associate.

«All’epoca Aiab riconosceva alle associazioni territoriali la possibilità di effettuare la certificazione dei propri associati, cosa che poi fu vietata dall’Europa – riprende Bignardi – Inoltre i finanziamenti, erogati in egual misura per il passaggio alla lotta integrata o al biologico, nonostante penalizzassero quest’ultimo poiché più impegnativo, avevano comunque portato ad un aumento significativo del numero delle aziende agricole associate al Coordinamento».

 

 

Allora trentenne, con una laurea in informatica a Pisa e dopo cinque anni di lavoro tra Roma e Bruxelles in questo settore, Bignardi sente forte il richiamo della terra e apre la sua azienda agricola che presto si certifica bio.

«Con il passare del tempo il movimento del biologico si stava sgretolando, molte associazioni si combattevano e, invece di fare sinergia, si divisero sempre più – riprende – Io credo che fu a causa dei finanziamenti che avevano messo a disposizione risorse che facevano gola a molti. Il Coordinamento Toscano si sarebbe spento se non fosse stato per i progetti finanziati che si sono susseguiti nel tempo, come il recente Valbioagri finanziato dal Piano di Sviluppo Rurale, che ha l’obiettivo di diffondere l’innovazione di processo e di prodotto biologico e biodinamico, in un contesto d’uso razionale delle risorse».

Toscana biologica partecipa anche a molti eventi fieristici
Toscana biologica partecipa anche a molti eventi fieristici

In compenso dal Coordinamento, verso la metà degli anni Duemila, nasce Toscana Biologica, un consorzio per la commercializzazione dei prodotti biologici toscani. Nel 2012 a Firenze apre il primo punto vendita, quasi 200 mq localizzati nel quartiere dell’Isolotto, strutturato come un mercatino. La merce è suddivisa per azienda, non per tipologia, mentre i clienti hanno a disposizione un’ampia gamma di prodotti biologici e biodinamici, dal fresco al confezionato. Nel 2015 si apre un secondo punto vendita a Pisa in collaborazione con un panificio e una bottega di “Campagna amica” della Coldiretti: «Siamo stati i primi a produrre pane biologico, con farine di cereali antichi del territorio – aggiunge Bignardi – Dallo scorso anno non abbiamo più il panificio, ma stiamo valutando se riaprirlo».

L'interno del punto vendita di Toscana biologica a Firenze
L’interno del punto vendita di Toscana biologica a Firenze. La merce è suddivisa per produttori

Le aziende associate al consorzio oggi sono 18, di cui sette biodinamiche, per la maggioranza in provincia di Pisa. Un’altra ventina sono aziende biologiche italiane fornitrici dei prodotti necessari a completare l’offerta. Fino a pochi anni fa negozi come quelli di Toscana Biologica erano gli unici in cui si potevano trovare prodotti biologici di produttori locali. Ora che è scesa in campo anche la Grande distribuzione organizzata, queste attività stanno entrando in crisi, portandosi dietro tante piccole aziende bio che hanno fatto la storia di questo settore:

«Prima filiera corta e biologico coincidevano, oggi invece non accade più. E questo crea confusione tra i consumatori che si ritrovano negli scaffali prodotti a prezzi bassissimi di aziende certificate biologiche. Aziende che hanno sicuramente obiettivi forti di marketing ma mi chiedo se abbiano anche quei valori di eticità che contraddistinguono i veri produttori biologici. Perché una bottiglia di Vernaccia Bio a tre euro più di un dubbio dovrebbe farlo venire. Sarà vero bio? Saranno stati pagati adeguatamente i lavoratori?»

I valori del biologico di filiera corta sono legati al territorio, ai prodotti locali e di stagione, alla trasparenza della filiera, al rispetto per l’ambiente. Banditi tutti i prodotti chimici, le cosiddette “medicine” che, invece di guarire, inquinano e ammalano. Perché sono prodotti tossici che fanno male all’ambiente, agli agricoltori che li usano e ai consumatori che se li ritrovano nel piatto. Si sofferma sul punto Bignardi:

«Ma se sono ammessi vuol dire che non fanno male, mi sono sentito spesso obiettare. Però non sanno che nelle etichette c’è scritto che per almeno due giorni dopo l’utilizzo non dovresti rientrare nel campo. Un tempo erano obbligatori i cartelli ‘Pericolo di morte campo trattato con… in data…’. Poi li hanno tolti, perché davano un’immagine negativa. Ma stare lontani dal campo, per una famiglia di agricoltori che vive in prossimità è impossibile. Ecco perché i contadini sono tra quelli che si ammalano di più»

Il biologico di filiera corta garantisce prodotti buoni, sani, locali ed etici, ideali per tutti. «Difficile fare un identikit dei nostri clienti: professionisti, molte mamme, tanti consigliati dai propri medici per fare una dieta più sana, ma anche massaie che acquistano prevalentemente materie prime e con 20 euro fanno la spesa della settimana». Assente invece, almeno per il momento, la “generazione Greta”, forse ancora troppo giovani per fare la spesa. Ma fra qualche anno, chissà.

Scrive per noi

Carlotta Iarrapino
Carlotta Iarrapino
Analista, facilitatrice, comunicatrice e ambientalista. Laureata in economia a Firenze con master in Ambiente alla Scuola Sant’Anna di Pisa, svolge l’attività di consulenza dal 2000. È tra le fondatrici, nel 2008 di Contesti e Cambiamenti. Organizzazione, comunicazione e partecipazione le sue aree di intervento. È curatrice di BiodinamicaNews, la newsletter dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica.

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