Un pugno di riso

Grazie alla biodinamica è possibile reintegrare l’uomo all’interno del ciclo naturale, di cui si nutre e di cui è parte

Per una responsabilità sociale della biodinamica

Il principale punto di forza della biodinamica sta nel contrapporsi al modello monocolturale. Ma anche nel proporre un approccio modello sociale ed economico che consenta sviluppo di un’agricoltura sana per il pianeta, il lavoro e la salute dell’uomo contemporanea

È a dir poco paradossale, ma l’uomo è divenuto più che attore una funzione del processo economico, che sembra si autosviluppi automaticamente, asservendolo nella sua realizzazione. C’è da ritrovare una creatività che è stata soffocata dagli interessi personali, i quali hanno ridotto il nostro agire ad una faccenda privata il cui scopo è la conquista del potere o della ricchezza.

In un’ottica quantitativa di breve periodo questa azione potrebbe essere giustificata. Ma nel medio- lungo termine porta al progressivo impoverimento del patrimonio preziosissimo a nostra disposizione: la Terra.

 

Un contadino sul trattore
L’agricoltore oggi rischia di smarrire smarrisce il suo rapporto vivo con la terra e viene allontanato dal destinatario naturale delle sue fatiche, il consumatore.

 

L’agricoltore, sempre più dipendente sia dal punto di vista economico che culturale dall’industria che gli consiglia e vende i concimi e li acquista e trasforma in prodotti, assecondando le necessità dell’industria di massa, smarrisce il suo rapporto vivo con la terra e viene allontanato dal destinatario naturale delle sue fatiche che dovrebbe essere il consumatore.

Marginale appare il suo ruolo sociale, a scapito di un’identità che va a perdersi. Eppure né l’agricoltore né il consumatore vogliono deliberatamente inquinare l’ambiente, avere a disposizione grandi quantità di prodotti alimentari di qualità scadente, favorire l’insorgere di malattie nelle piante, negli animali, nei suoi stessi simili, pagare indirettamente attraverso le tasse un sostegno a questo tipo di agricoltura che avvelena la Terra. La responsabilità del singolo, indipendentemente dalla posizione che occupa nel mondo, è oggi responsabilità sociale; sua missione è mettersi al servizio di quanto ha intuito per il bene dell’umanità.

 

Una giovane sceglie le migliori arance al mercato
Il ruolo critico dei consumatori diventa sempre più importante per la retroazione che possono avere sul modello agricolo

Il ruolo attivo di un consumatore sempre più cosciente e sempre più sensibile alla qualità del prodotto/processo diviene determinante perché un’Agricoltura sostenibile si realizzi.

Quando si diffuse la coltivazione della patata e di altri tuberi, si poté frenare l’effetto deleterio delle monocolture e si cominciò a praticare la rotazione. Con lo sviluppo industriale e l’uso dei concimi chimici il profitto economico divenne lo scopo principale dell’agricoltore e si tornò di nuovo alla pratica della monocultura. Comunque la rotazione è fondamentale per mantenere la fertilità del terreno, in quanto l’alternarsi di colture diverse determina nel terreno azioni dirette della specie vegetale coltivata o indirette legate alla tecnica colturale adottata. Tali variazioni sono ascrivibili ad azioni di natura fisica, chimica e biologica che avranno influenza sull’abitabilità del terreno per le colture successive.

 

Un contadino trasporta patate in un vassoio sopra la testa
La coltivazione della patata e di altri tuberi ha frenato l’effetto delle monocolture favorendo la pratica della rotazione.

Per esempio un’azienda biodinamica che vuole fare orticoltura deve saper impostare una razionale rotazione che preveda il ritorno di una coltura sullo stesso appezzamento non prima di cinque anni; un’azienda cerealicola può impostare per esempio una rotazione quadriennale (1: frumento;  2,  3 e 4: medica; 5: frumento). Inoltre per sfruttare meglio la fertilità del terreno è consigliabile alternare colture con diverso apparato radicale. Possibilmente nell’impostazione di una rotazione è buona norma tener conto degli apporti di sostanza organica che le colture sono in grado di lasciare nel terreno al termine del loro ciclo naturale (prato di leguminose o graminacee).

 

Rudolph Steiner
Rudolph Steiner è il padre degli studi sull’antroposofia e della biodinamica

 

Una risposta eccellente in termini di rispetto dei cicli naturali ci viene dall’Agricoltura biodinamica, un approccio all’agricoltura secondo paradigmi scientifici e fenomenologici in contrasto con il riduzionismo divenuto imperante nel ‘900 e, come si diceva all’inizio, fino ai nostri giorni.

L’agricoltura biodinamica nacque formalmente nel 1924 a d opera di Rudolf Steiner scienziato, pedagogo e filosofo austriaco, che affermò che l’agricoltura deve essere in sintonia con le leggi della natura, con la terra e con gli uomini e che è fondamentale riconoscere l’agire non solo delle forze materiali, ma anche delle forze spirituali e degli impulsi biodinamici nelle manifestazioni naturali.

Senza detto riconoscimento la terra si degrada sempre di più, sino alla degenerazione degli alimenti e alla desertificazione. Ma qual è il principale punto di forza della biodinamica? Il modello agricolo proposto si contrappone all’agricoltura specializzata e monocolturale. Abbraccia anche il tema di quale modello sociale ed economico possa consentire lo sviluppo di una sana agricoltura e alimentazione per l’uomo moderno.

 

Mani nella terra
Il risultato della biodinamica sta nel creare un suolo ricco di sostanze nutritive

Risultati evidenti di salute ambientale, sociale ed economica portano ad una salutogenesi a tutto campo: questo genera una prospettiva di sviluppo innovativa e di ampio respiro.

 

Risultato dell’agricoltura biodinamica è la creazione di un suolo ricco di sostanze nutritive in cui coltivare prodotti ricchi di sostanze nutritive. Ciò si ottiene utilizzando la rotazione delle colture e le colture di copertura in crescita (colture appositamente coltivate per aggiungere sostanze nutritive al terreno) e il compost naturale. La pandemia da Coronavirus, con tutta la sua tragedia, ha rafforzato e aumentato sicuramente la consapevolezza e i meriti di chi pratica l’agricoltura biodinamica: la creazione di organismi agricoli chiusi su se stessi, vere e proprie individualità agricole dove il contadino lavora duro ogni giorno è la chiave della loro resilienza.

 

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In un periodo di restrizioni generali si evidenzia come questo modello di organismo agricolo, spesso deriso dall’agricoltura convenzionale, dimostra tutta la sua efficacia e forza vitale anche per il territorio circostante. In una situazione estrema, dove in pochi attimi si evince tutta la fragilità del sistema, ci rendiamo conto invece di come la traccia proposta sia forte e attuale, priva di cordoni ombelicali con l’esterno, autosufficiente e in grado di rappresentare una sicurezza e un punto di riferimento per gli alimenti nelle comunità circostanti.

L’agricoltura biodinamica può diventare sicuramente un nuovo modo per ripartire e per uscire dall’attuale situazione, ricordandoci che questa pandemia sta creando un gran numero di disoccupati.

L’agricoltura, in generale, produce beni essenziali per cui si può sicuramente ripartire da qui, per assorbire una bella fetta della disoccupazione. Però è fondamentale cambiare il paradigma, cambiare la visione del modello agricolo, basandosi non più sulle quantità, che troppo spesso dietro nascondono un sottopagamento del lavoro e bassa qualità alimentare. Il nuovo modello agricolo si deve basare sulle produzioni di eccellenza, su modelli agroecologici, immettendo denaro e dando accesso ai finanziamenti a chi è realmente virtuoso in questa direzione.

Agricoltura di qualità
L’agricoltura biodinamica, poiché ripristina i cicli naturali, guarda verso la sostenibilità e rappresenta la miglior carta da giocare un questa fase

 

Quindi occorre ripartire incentivando un settore che può assorbire la disoccupazione e contemporaneamente migliorare la salute delle persone e del Pianeta.

Ed effettivamente l’agricoltura basata su un metodo di coltivazione che mette in movimento (dinamica) la vita (bio) del terreno e delle piante in maniera completamente sostenibile può essere proprio la carta vincente da giocare. Che ce ne rendiamo conto o meno, la vitalità del terreno influenza la vita quotidiana di tutti noi: oltre che essere fondamentale per la produzione del nostro cibo e degli altri prodotti dell’agricoltura, il terreno assolve ad un’ampia serie di altre funzioni che vanno oltre la produzione agricola, perché regola l’acqua, sostiene la vita di piante ed animali, permette il riciclo di rifiuti organici e sostanze nutritive, accumula il carbonio, filtra l’inquinamento e serve come supporto fisico per alcune strutture.

 

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Il produttore biodinamico riporta sostanzialmente in essere ciò che facevano i nostri nonni quando la chimica non veniva utilizzata in agricoltura: seguono le fasi lunari e le stagioni, basandosi sul loro potere di osservazione delle piante e degli elementi cosmici.

In questa visione il concetto di vitalità del suolo è fondamentale e difatti le piante non contaminate possono crescere libere e rigogliose, rinforzate naturalmente, poiché assorbono tutto ciò di cui hanno bisogno dal suolo.

Tuttavia le pratiche biodinamiche più distintive e spesso controverse sono le preparazioni di compost e spray che si basano su materiali vegetali tra cui achillea, camomilla, ortica, corteccia di quercia, dente di leone e valeriana, minerali come silice e materie organiche, ovvero sterco di vacca.

Per secoli le agricolture tradizionali hanno basato la propria fertilità su questi elementi, coinvolgendo dunque animali che vivevano anch’essi secondo le loro esigenze e necessità.

Ma per ripristinare la fertilità dei campi, purtroppo, non sono più sufficienti le tradizionali concimazioni organiche di natura vegetale e/o animale. Sono necessari rimedi che rappresentano un’ulteriore elaborazione di questi processi vitali, che attingano comunque ad elementi naturali.

La Biodinamica ristabilisce una forte collaborazione ed una sinergia tra regno vegetale, regno animale e regno umano nella quale ognuno svolge il proprio ruolo per permettere l’ingresso di nuove forze il cui tramite sono i preparati biodinamici (in questa sinergia non va dimenticato il regno minerale). Tramite queste forze è possibile rigenerare il suolo ed ottenere alimenti vitali, in grado di nutrire anche le parti più sottili dell’essere umano, oltre che di promuovere la biodiversità. Ed è possibile reintegrare l’uomo all’interno del ciclo naturale, di cui si nutre e di cui è parte.

 

Shimon Peres (1923 - 2016)
Shimon Peres (1923 – 2016)

“Se vuoi beneficiare dei doni della natura devi adattarti ai suoi bisogni, alle sue regole e norme”

Shimon Peres

Scrive per noi

Teresa Madeo
Teresa Madeo
Teresa Madeo, docente dell’IIS Cellini di Firenze, docente utilizzata su Progetti Nazionali presso l’Usr Toscana dal 2018, è referente per l’USR Toscana dei Rapporti Scuola e Mondo del Lavoro, Sicurezza e Protezione civile, Orientamento nei Professionali e negli ITS. Nell’ambito di questa attività, intrattiene relazioni con enti ed istituzioni pubblici e privati, regionali e nazionali. Membro dello staff di coordinamento di DAD Toscan, collabora con Tuttoscuola.com con articoli e come esperto di formazione.

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