Il padule del Fucecchio

Il padule del Fucecchio

Il Padule di Fucecchio è un bassopiano fra l’Arno ed i primi contrafforti dell’Appennino, affiorato dal mare nel pliocenico, progressivamente colmato da depositi e alluvioni recenti portate dai numerosi corsi d’acqua defluenti dall’Appennino, dal Montalbano e dalle Cerbaie, che poi defluivano in Arno attraverso il Gusciana. Le torbide dell’Arno determinarono l’impaludamento e la formazione del Padule.

 

Alle origini del Consorzio

Il 13 ottobre 1803 con legge viene creato il consorzio coattivo fra i proprietari dei terreni del Padule di Fucecchio alla dipendenza del Granducato con un canone annuo per coprire le spese di manutenzione. Nel 1824 Leopoldo II fece costruire le cateratte di Ponte a Cappiano, poi nel 1907 quelle di Montecalvoli e Bocca d’Usciana. Nel XIX secolo si susseguirono vari interventi di bonifica idraulica sia per colmata1 che per sollevamento2 che hanno portato a ridurre progressivamente l’area umida agli attuali 1.800 ettari circa. Fino al 1940 si praticavano la pesca e la caccia palustre per fini alimentari, successivamente regolamentate dal Regio Decreto 13 febbraio 1933 n° 215 e con la regionalizzazione dalla Legge Regionale 23 dicembre 1977 n° 83 e successive modifiche ed integrazioni. Nel 1976 viene dichiarata Zona umida d’importanza internazionale ed entra negli elenchi della Convenzione di Ramsar3  come:

«Area paludosa, acquitrinosa o torbosa o comunque con specchi d’acqua naturali e/o artificiali, permanenti o temporanei, con acqua ferma o corrente, dolce, salmastra o salata…»

 

Scrigno di natura

Il Padule di Fucecchio ha un’estensione di circa 1.800 ettari, divisi fra la Provincia di Pistoia e la Provincia di Firenze. Se pur ampiamente ridotto rispetto all’antico lago-padule che un tempo occupava gran parte della Valdinievole meridionale, rappresenta tuttora la più grande palude interna italiana. La zona naturalisticamente più interessante è situata prevalentemente nei Comuni di Larciano, Ponte Buggianese e Fucecchio. Da un punto di vista geografico, il Padule è un bacino di forma pressappoco triangolare situato nella Valdinievole, a sud dell’Appennino Pistoiese, fra il Montalbano e le Colline delle Cerbaie. Il principale apporto idrico deriva da corsi d’acqua provenienti dalle pendici preappenniniche.

 

Il Padule di Fucecchio
Il Padule di Fucecchio

L’unico emissario del Padule, il canale Usciana, scorre più o meno parallelamente all’Arno per 18 chilometri e vi sfocia in prossimità di Montecalvoli (PI). Il valore di quest’area è incrementato dalla sua contiguità con altre zone di grande pregio ambientale: il Montalbano, le Colline delle Cerbaie ed il Laghetto di Sibolla, collegato al Padule tramite il Fosso Sibolla. La Riserva Naturale del Padule di Fucecchio è dotata di strutture per la visita che comprendono anche un osservatorio faunistico realizzato tramite la riconversione di uno dei caratteristici casotti del Padule.

 

Patrimonio storico

Oltre alle ricchezze dei paesaggi e della natura, il Padule conserva il fascino delle vicende storiche legate alle grandi famiglie dei Medici e dei Lorena. Qui rimangono tuttora significative testimonianze dell’opera dell’uomo, che nel corso dei secoli ha plasmato e modificato la struttura stessa dell’area umida: i canali ed il sistema dei porti, segni di antiche ed importanti idrovie, poi il ponte mediceo di Cappiano, fulcro delle attività di regimazione delle acque e della pesca, nonché importante passaggio sulla via Francigena. Quindi il complesso della fattoria del Capannone, che rappresentava uno dei principali approdi della Valdinievole e gli edifici dell’archeologia industriale come gli essiccatoi del tabacco. Le lapidi disseminate sui casotti o lungo gli argini raccontano invece una storia più recente: la tragedia del barbaro eccidio perpetrato dai tedeschi il 23 agosto 1944.

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In diretta dal Padule di Fucecchio

In Padule sono ancora presenti, in forma residuale, attività legate alla lavorazione delle erbe palustri: la raccolta e l’intreccio del “sarello” e della “sala” (per “rinvestire” sedie e fiaschi), della “gaggia” e di altre piante tipiche dell’area umida sono tuttora praticate da pochi valenti artigiani. In sintesi oggi è un’area prevalentemente umida di grande interesse ambientale, territoriale, naturalistico e venatoria con un’agricoltura che più che marginale è di depauperamento delle risorse.

 

Un momento del seminario al Padule di Fucecchio
Un momento del seminario organizzato al Padule di Fucecchio lo scorso 16 gennaio

 

La pianificazione del Padule

La pianificazione ha attraversato vari periodi, alcuni molto intensi e ricchi di strumenti che oggi si sostanziano nei tre livelli previsti dalla L.R. 65/2014:

Avremmo anche tutti i piani di settore, alcuni ormai superati dalle modifiche normative ai quali stentano a sostituirsi i nuovi e quindi i riferimenti più consistenti sono nei piani sopra richiamati ai quali rimando per una analisi più attenta. Qui mi preme invece evidenziare gli aspetti su cui dovrebbe concentrarsi la nuova attività di pianificazione (attingendo ai numerosi materiali già disponibili) e la successiva progettazione e realizzazione per un vero rilancio del Padule di Fucecchio in grado di contemperare le diverse esigenze territoriali, sociali, economiche ed ambientali.

 

 

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Il primo elemento è il riallineamento dei confini dell’Area Contigua e della Zps e Sic al fine di avere un quadro territoriale omogeneo. Poi, essendo la valorizzazione turistica uno dei cardini del nuovo sviluppo sostenibile dell’area la realizzazione di una rete escursionistica ciclopedonale, ippica e navigabile per la fruizione di tutta l’area e la valorizzazione delle due porte d’ingresso principali: Castelmartini ed il Capannone.

Ed infine mettere in campo strumenti innovativi per sviluppare un’agricoltura ecocompatibile e di qualità in grado di costituire il connettivo per tutte le altre funzioni: ambientali, faunistico-venatorie, turistiche, ecc.

Come fare si può riassumere nei seguenti quattro punti:

1) umilmente studiare per conoscere la realtà e fare tesoro di quello che abbiamo

2) definire il progetto di valorizzazione

3) coordinare le risorse di tutti i soggetti pubblici e privati per la realizzazione delle opere

4) praticare le buone pratiche (settore pubblico e privato)

 

Fare agricoltura in un’area natura 2000: vincoli e opportunità

Centro visite della Riserva naturale del Padule di Fucecchio via Don Franco Malucchi 115, Larciano...

Ulteriori informazioni »
Padule di Fucecchio, via Don Franco Malucchi 115
Larciano, Italia
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1. Riempimento di una depressione o di una zona di terreno a bassa quota, ottenuto convogliandovi per mezzo di apposito canale (colmatore) acque torbide derivate dalle zone circostanti e facendole espandere, in modo che vi depositino i materiali solidi contenuti in sospensione. La bonifica per c. è quella che impiega questa operazione su un comprensorio di cospicua estensione (Fonte: http://www.treccani.it//enciclopedia/colmata)

2. Nelle bonifiche per prosciugamento le acque in eccesso sono raccolte da una rete di canali, riuniti in un emissario che le conduce al recipiente di scarico (bonifica a scolo naturale); nelle epoche in cui il deflusso è impedito perché i massimi livelli idrici tollerabili nell’emissario sono inferiori a quelli del recipiente di scarico, le acque vengono immagazzinate in vasche di espansione, o sollevate (bonifica per sollevamento) (Fonte: https://www.manualihoepli.it/)

3. La Convenzione sulle Zone Umide (Ramsar, Iran, 1971), denominata “Convenzione di Ramsar”, è un trattato intergovernativo che fornisce il quadro per l’azione nazionale e la cooperazione internazionale per la conservazione e l’uso razionale delle zone umide e delle loro risorse (Fonte: http://www.isprambiente.gov.it/it/temi/biodiversita/ convenzioni-e-accordi-multilaterali/convenzione-di-ramsar-sulle-zone-umide)

Scrive per noi

Renato Ferretti
Renato Ferretti
Renato Ferretti è dottore agronomo esperto in progettazione del paesaggio e pianificazione territoriale, con un Master in Pianificazione Urbanistica e Gestione del Territorio ed un Master in Progettazione e Manutenzione delle Aree Verdi. Giornalista-Pubblicista, dal 1999 Direttore Editoriale della rivista Linea Verde. Dal 2012 Direttore Responsabile di Pistoia/Rivista.
Dipendente di ruolo della Provincia di Pistoia dal 1979, ha ricoperto diversi ruoli fino all’attuale incarico di Dirigente dell’Area Governance Strategica Territoriale. Ha curato la redazione del Piano Zonale Agricolo-Forestale della Valdinievole e della Piana Pistoiese (1983), del Piano Provinciale dei Servizi di Sviluppo Agricolo della Provincia di Pistoia (1985), del Piano Regionale per la floricoltura ed il vivaismo ornamentale della Toscana (1993) e del Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Pistoia (2002 e 2009), nonché di altri piani di settore (Piano faunistico-venatorio, Piano impianti e piste da sci, Piano della mobilità dolce e Piano locale di sviluppo rurale).
Ha curato anche il Piano Strutturale del Comune di Abetone (PT). Attualmente sta curando l’elaborazione della Variante Generale al PTCP della Provincia di Pistoia. Progettista e direttore di molte manifestazioni florovivaistiche in Italia ed in Europa e componente delle Giurie Internazionali delle Floralie, di Euroflora, del Plantarium, del Flormart, di Myplant & Garden e del Salon du Vegetal. Direttore dell’evento triennale “Vestire il Paesaggio” e coordinatore tecnico del Distretto Rurale Vivaistico-Ornamentale di Pistoia. È stato anche presidente della Commisione Florovivaismo della Areflh (Associazione delle Regioni ortoflorofrutticole dell’Unione Europea). Relatore in conferenze e convegni in materia di florovivaismo e paesaggio in Italia, Spagna, Francia, Belgio, Olanda, Inghilterra, Germania, Grecia e Ungheria. È stato dal 1980 al 1993 Consigliere, Assessore e ViceSindaco del Comune di Massa e Cozzile. È autore di diversi libri, fra cui: “Il Manuale del Florovivaista” (2001), “Gli Arboreti nel Mondo” (2002); “L’agricoltura Pistoiese alle soglie del nuovo Millennio” (2007); “Coltivazione in contenitore” (2009).

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