Emanuele Tellini con le figlie nella fattoria di famiglia, nel Casentino meridionale
Quando il cuore è verde. L’azienda, bio e resiliente, di Emanuele Tellini
Si trova a Castel Focognano (Ar), nel Casentino. E si estende per 12 ettari coltivati a biologico e biodinamico con tanto di bosco e laghetto. Un esempio d’impresa ispirata ai valori di Rudolf Steiner, nella quale anche l’allevamento svolge un ruolo essenziale
La Fattoria Cuore Verde si trova a Pieve a Socana nel Comune di Castel Focognano (Ar), a 600 metri sul livello del mare, nella parte meridionale del Casentino. Si estende per 12 ettari: sei sono utilizzati per la coltivazione e sono certificati a biologico e biodinamico mentre i restanti sono ricoperti da boschi di querce con un ricco sottobosco di ginepri, ginestre, more e mirtilli. La Fattoria è un corpo unico con al centro un lago di circa mezzo ettaro alimentato da un fosso che arriva dalla montana. Il terreno è argilloso e l’esposizione è a sud-est. Anticamente questa zona era un importante nodo viario e ne è testimonianza un reperto archeologico portato alla luce negli anni ‘70: si tratta di un altare etrusco del V secolo a.C. che, per le sue dimensioni e per la raffinata lavorazione della pietra, viene considerato tra i più importanti risalenti quell’epoca.
«L’altare di Socana dista meno di 200 metri in linea d’aria e da lì parte la vecchia strada etrusca che porta in vetta alla collina dove siamo noi» racconta Emanuele Tellini che con la moglie Denise gestisce l’azienda agricola.

Giorni di resilienza
In questi giorni di pandemia da Covid-19 l’agricoltura è tornata sotto i riflettori per l’importanza strategica dei rifornimenti alimentari. Si assiste anche a una maggiore presa di coscienza sull’importanza della produzione locale e nazionale per soddisfare la domanda interna e, come auspicato dalle associazioni del mondo del bio, potrebbe essere l’occasione per sviluppare una seria discussione sui metodi produttivi più sostenibili: «L’emergenza non ha di fatto modificato le nostre attività produttive – riprende Tellini – Le restrizioni non hanno impattato sul nostro organismo agricolo visto che produciamo internamente tutto quello che ci serve, i semi, le piante e quanto utilizzato per mantenere fertile il terreno. Il fatto di non dover dipendere da fornitori esterni ci avvantaggia rispetto a chi invece deve reperire sul mercato fertilizzanti e fitofarmaci».
Terra biodinamica
Ma qual è la storia di questa azienda che conferma, come altre nel suo genere, la capacità di resilienza del biologico e biodinamico? Emanuele, classe ’73, un nonno agricoltore «biodinamico senza saperlo», sui banchi di scuola si appassiona alla filosofia e scopre Rudolf Steiner.
«Quando nel 2006 abbiamo acquistato la Fattoria, il casolare era un rudere e il terreno era invaso da rovi. Noi siamo riusciti a ripulirlo facendo solo lavorazioni leggere, senza utilizzare escavatori e frese per non distruggere l’attività batterica presente nel terreno».
I terreni d’altro canto non erano coltivati da parecchio: «Se avessimo distrutto la struttura del terreno con lavorazioni invasive e meccaniche credo che ci sarebbero voluti almeno trent’anni per ricostituire la ricca attività vivente che è presente oggi sottoterra. C’è da dire che quest’area è sempre stata un organismo agricolo dove, almeno fin dai primi dell’800, veniva coltivato di tutto. La monocultura industriale in Casentino non si è sviluppata a causa della conformità del territorio e questo, se da un lato ha portato all’abbandono delle campagne, dall’altro ha consentito il mantenimento della biodiversità».
La scelta di «non rovesciare tutto e iniziare da subito la produzione» ha portato quindi i primi anni di attività a lavorare esclusivamente con i cumuli biodinamici, trinciature e altre lavorazioni superficiali per aspettare che il terreno riassorbisse tutta la sostanza organica e che dai rovi riemergessero i prati. Poi la messa a dimora graduale delle piante aromatiche e officinali «che qui nascono spontanee»e, con l’arrivo dei primi risultati, anche un importante incontro.

Mausolea in conversione
«Circa due anni fa abbiamo avuto la fortuna di incontrare il professor Franco Berrino e ne è nata una collaborazione che ci ha dato molto. Berrino con l’associazione La Grande Via lavora per far in modo che si crei tra le persone la consapevolezza necessaria per vivere in salute grazie all’attività fisica, ad una corretta alimentazione e alla meditazione. È quello che anche io cercavo di fare, nel mio piccolo, con le persone con cui venivo in contatto, spiegando quanto fosse importante mangiare cibo sano, coltivato nel rispetto degli equilibri naturali. Tra i vari progetti che stiamo realizzando c’è la conversione al metodo agricolo biodinamico dei due ettari della Mausolea, l’antica tenuta dei monaci camaldolesi, oggi sede dell’associazione».
Le piante aromatiche e officinali della Fattoria Cuore Verde sono coltivate e trasformate nella linea “Essentiae – Officinali del Casentino” a marchio Demeter. Si tratta di erbe aromatiche, infusi, tisane sali aromatizzati e sacchetti profumati, immessi sul mercato tramite Effegifood, distributore specializzato in prodotti biologici e biodinamici. I prodotti della Fattoria Cuore Verde possono anche essere acquistati tramite il sito www.fattoriacuoreverde.it o presso l’Antica Farmacia dei Monaci di Camaldoli: «Insieme a questi ultimi stiamo organizzando un corso di erboristeria biodinamica per riportare l’attenzione sulle antiche ricette naturali curative. Le erbe aromatiche non servono solo per arricchire di sapore le nostre pietanze ma hanno anche la capacità di rendere più digeribili gli alimenti».
Metodi e tecniche
Questa è la stagione più impegnativa anche per Cuore Verde: «Il grosso del nostro lavoro parte in primavera e termina a fine settembre: si tratta di una raccolta e potatura continua, a rotazione, perché le piante vengono raccolte più volte. Quanto raccolto viene messo a essiccare e poi confezionato nel nostro laboratorio. Sono tre anni che siamo riusciti a chiudere il ciclo e fare tutte le lavorazioni all’interno dell’azienda e ne siamo molto soddisfatti».

La coltivazione, nonostante l’alto numero di piante, più di 30mila, non è intensiva: «Non abbiamo terreni dedicati esclusivamente alle piante aromatiche: negli interfilari di circa due metri coltiviamo gli ortaggi a rotazione, facciamo i sovesci, distribuiamo il compost prodotto internamente, in modo che la fertilità del terreno venga mantenuta e le piante siano in equilibrio. Ci basiamo per tutte le attività del campo sul ritmo di espirazione mattutina e inspirazione pomeridiana del terreno e, grazie a piccoli accorgimenti come le sarchiature superficiali nel pomeriggio, non devo annaffiare le piante aromatiche. Solo raramente devo farlo con gli ortaggi perché la terra durante la notte assorbe e porta in profondità l’umidità che c’è nell’aria».

Anche i cicli lunari ascendenti e discendenti sono molto importanti: «Quando la Luna cresce e quindi si allontana dalla Terra – riprende Tellini – le forze vitali sono nella parte aerea della pianta, mentre quando la Luna cala e quindi si avvicina alla Terra, le forze vitali sono più attive nel terreno, al livello dell’apparato radicale. Questo ciclo è importante per la semina ma ancor più per la raccolta: le foglie o i frutti raccolti quando la Luna è ascendente si conservano più a lungo e hanno maggiori valori nutrizionali». Per una carota, spiega l’agricoltore, vale l’inverso: meglio coglierla quando la Luna è decrescente.
«Alcuni, quando vedono i miei prodotti, mi chiedono cosa diamo alle piante per avere questi risultati. Noi non aggiungiamo nessun prodotto sulle piante o sulla terra, fatta eccezione per i due preparati biodinamici: il 500 sul terreno e il 501 sulla parte vegetale».
Guarda la galleria con la fioritura nei campi
Anche i semi per gli ortaggi e per i sovesci sono autoprodotti, le piante aromatiche e officinali vengono propagate per talea. E anche sotto il profilo economico i vantaggi sono evidenti: «Oggi spendo per un ettaro, alla voce “concimazione”, tra i 100 e i 120 euro l’anno, una cifra irrisoria se comparata a quella che spendono i miei colleghi che coltivano in maniera convenzionale che può arrivare a tremila o quattromila euro. Il metodo agroecologico porta, oltre a prodotti qualitativamente migliori, ad una forte riduzione dei costi e, una volta raggiunto un equilibrio armonioso nei campi, basta veramente poco per mantenerlo nel tempo. Di questo dovrebbero essere tutti consapevoli, agricoltori e consumatori».
Animali essenziali
Nella Fattoria di Emanuele Tellini, oltre alle piante aromatiche e officinali e agli ortaggi, vengono anche coltivati olivi e piante da frutto di varietà locali recuperate presso il vivaio della Comunità Montana del Casentino, si allevano inoltre api, capre e pecore. «I prodotti freschi vengono venduti nei negozi specializzati nel bio della provincia di Arezzo – riprende il titolare – Non realizziamo prodotti derivati dal latte o miele, i nostri animali sono stati presi fin da subito per realizzare l’organismo chiuso».
«Se si capisce a fondo il metodo biodinamico e ciò che ha detto Steiner, non si può prescindere dalla presenza di animali in una azienda agricola. Le nuove linee guida di Demeter Italia che prescrivono la presenza di animali in tutte le aziende certificate mi trova molto favorevole».

Le venti capre e pecore della Fattoria Cuore Verde permettono, con il letame che producono, di soddisfare il fabbisogno di compost dei sei ettari produttivi aziendali. Questi utili animali hanno a loro disposizione un ettaro e mezzo di terreno, recintato e diviso in quattro parti, con una stalla sempre aperta (vengono chiuse solo nei periodi più freddi dell’anno). Ogni settimana vengono mandate a pascolare in una delle quattro aree, a rotazione, per evitare che i prati siano stressati e che gli animali pascolino sulle proprie deiezioni. In queste quattro aree vi sono numerosi arbusti sotto i quali gli animali possono ripararsi dal sole o dall’acqua. Anche qui vengono distribuiti i preparati biodinamici: il 501 una settimana prima di aprire un recinto al pascolo per dare vigoria all’erba e il 500 dopo la settimana di pascolo sulle deiezioni opportunamente sparse su tutto il perimetro.
«Questo mi permette di avere animali in salute che nel tempo hanno addirittura modificato il prato a loro piacimento, selezionando le erbe che erano loro più gradite – spiega Emanuele Tellini – In cambio mi danno quello che per me è oro: la materia prima per un compost naturale eccezionale».

E conclude: «Da tre anni, in particolare nel periodo della fioritura, siamo invasi dalle farfalle: non ne avevo mai viste tante insieme… Evidentemente per l’equilibrio dell’organismo agricolo della Fattoria Cuore Verde ci volevano anche loro».
Scrive per noi

- Analista, facilitatrice, comunicatrice e ambientalista. Laureata in economia a Firenze con master in Ambiente alla Scuola Sant’Anna di Pisa, svolge l’attività di consulenza dal 2000. È tra le fondatrici, nel 2008 di Contesti e Cambiamenti. Organizzazione, comunicazione e partecipazione le sue aree di intervento. È curatrice di BiodinamicaNews, la newsletter dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica.
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