Economia circolare in agricoltura

Economia circolare, un’opportunità per l’agricoltura. Il rapporto di Davos

Gli eventi meteorologici estremi colpiscono sempre di più l’agricoltura. Ma proprio dall’agricoltura, applicando i modelli circolari che puntano a ridurre gli sprechi, eliminare i pesticidi e favorire il consumo locale, rappresenta un’importante risposta al cambiamento climatico. Il rapporto di Circle Economy durante l’ultimo World Economic Forum

Se attuata a livello globale  l’economia circolare potrebbe colmare l’Emissions Gap, il divario tra i livelli delle emissioni previsti per il 2030 e quelli necessari per mantenere l’aumento delle temperature al di sotto dei 2°C. È quanto afferma un recente studio intitolato Circularity gap report 2020 realizzato dall’organizzazione no-profit olandese Circle Economy e presentato in occasione del World Economic Forum di Davos che si è tenuto dal 25 al 29 gennaio scorso.

 

The Davos Agenda

Circa il 50% delle attuali emissioni mondiali di gas a effetto serra derivano dall’estrazione e dalla lavorazione di risorse naturali, con una domanda di materie prime che si prevede raddoppierà entro il 2050 se non si effettua un rapido cambio di rotta. Mantenere lo status quo non è quindi un’ opzione percorribile. Fortunatamente, mentre entriamo nel decennio in cui dovrebbero essere raggiunti gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, a livello globale emerge un diffuso consenso sul fatto che le soluzioni di economia circolare siano fondamentali per raggiungere tali obiettivi entro la scadenza del 2030.

«Adottando un piano d’azione che implementi strategie a supporto dell’economia circolare –  si legge nel rapporto – è possibile spianare la strada alle trasformazioni sistemiche necessarie per correggere la rotta dell’economia globale».

Colmare il gap delle emissioni

Il rapporto rivela che, di fronte all’aumento delle emissioni di CO2 e della maggiore estrazione di risorse, l’economia circolare globale è pari solo all’8,6%. Solo due anni fa era del 9,1%. La buona notizia è che basterebbe aumentare questa percentuale solamente di un ulteriore 7,7%, arrivando quindi a quasi raddoppiare l’attuale 8,6%, per colmare l’Emissions Gap.

Bisogna quindi accelerare la transizione verso l’economia circolare che, grazie al crescente attivismo per contrastare i cambiamenti climatici, da una parte, e all’aumento di eventi meteorologici estremi dall’altra, è diventato una leva chiave nel kit di strumenti per l’azione per il clima. Il dato positivo è che anche le aziende stanno riconoscendo sempre più il valore dell’economia circolare, un’opportunità di crescita valutata a livello planetario, secondo la società di consulenza multinazionale Accenture, 4,5 trilioni di dollari nel prossimo decennio.

Guarda il video di Circle economy

 

Agricoltura vittima. E carnefice

Per il settore agricolo la questione climatica ha una duplice valenza, da vittima e da carnefice. Come ha denunciato recentemente Coldiretti, solo nel mese di gennaio, in Italia, si sono registrati ben «36 eventi estremi tra grandinate, tornado, nevicate anomale, valanghe e bombe d’acqua che hanno colpito lungo tutta la Penisola, nelle città e nelle campagne». Eventi estremi che portano a danni altissimi per le aziende agricole coinvolte. Dall’altra parte però l’agricoltura, e più in generale la nutrizione, insieme all’edilizia e al trasporto, è una delle aree con una impronta ambientale maggiore per quanto riguarda le emissioni di gas ad effetto serra.

Il rapporto afferma che come coltiviamo, trasformiamo e trasportiamo il nostro cibo, e quali alimenti mangiamo, ha un impatto enorme sulle emissioni globali. Diete ad alta intensità di proteine ​​animali influenzano, per esempio, le emissioni agricole essendo correlate alla deforestazione per fare spazio all’allevamento intensivo.

Il potere della dieta

Dovremmo quindi cercare di ridurre l’impatto delle diete ad alta intensità di carbonio che comprendono, oltre ai prodotti di origine animale, i prodotti fuori stagione e quelli provenienti dall’estero. Nel contempo, afferma il rapporto, dovremmo ridurre drasticamente gli alti livelli di spreco alimentare, responsabili di circa l’8% delle emissioni globali di gas serra, anche attraverso modelli di business innovativi che incorporano tecnologie digitali che possono aiutare a prevenire lo spreco di cibo nelle fasi di vendita al dettaglio e di consumo domestico. Spreco che, solo in Europa, equivale a circa 88 milioni di tonnellate, pari a 173 Kg per persona, all’anno.

 

Scarica la versione integrale del rapporto

Il Circularity gap report 2020 realizzato da Circle Economy

 

Stop alle monocolture intensive

Creare un approccio circolare e a basse emissioni di carbonio per l’agricoltura, vorrebbe dire sviluppare i consumi locali e realizzare un uso efficiente dei terreni agricoli. I fertilizzanti, i pesticidi e gli altri inquinanti, continua il rapporto, dovrebbero essere eliminati per mantenere i suoli sani e fertili e salvaguardare la biodiversità.

Implementare l’economia circolare in agricoltura significa utilizzare prodotti di scarto come input produttivi. Il letame diventa fertilizzante e gli scarti dei raccolti diventano foraggio. Inoltre, aggiunge il rapporto, dovrebbero essere compiuti sforzi per eliminare completamente tutte quelle monocolture intensive che degradano il suolo.

Con meno di 10 anni per evitare che il riscaldamento globale superi 1,5 ° C e per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite è fondamentale spostare l’economia globale in modo più aggressivo verso la circolarità. L’incremento delle aziende agricole che praticano modelli agroecologici e quello della domanda di prodotti locali e biologici da parte dei consumatori, che limitano il consumo di carne, ci fa sperare che la giusta direzione sia già stata intrapresa.

 

Scrive per noi

Carlotta Iarrapino
Carlotta Iarrapino
Analista, facilitatrice, comunicatrice e ambientalista. Laureata in economia a Firenze con master in Ambiente alla Scuola Sant’Anna di Pisa, svolge l’attività di consulenza dal 2000. È tra le fondatrici, nel 2008 di Contesti e Cambiamenti. Organizzazione, comunicazione e partecipazione le sue aree di intervento. È curatrice di BiodinamicaNews, la newsletter dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica.

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