In visita a Poggio Torselli, fra storia e vino sincero

L’azienda, nel cuore del chianti classico, risale al 1427. E dopo l’acquisizione da parte dell’attuale proprietario, Maurizio Zamparini, è diventata una realtà d’eccellenza nel campo vinicolo, olivicolo e non solo. Ce la racconta Eduardo Colapinto, giovane viticoltore, impegnato nella gestione

Poggio Torselli è un’azienda agricola a San Casciano in Val di Pesa (Fi), nel cuore del Chianti classico che risale al 1427. Una piccola casa colonica che poi nei secoli è diventata una grande villa e che, come estensione, è arrivata a contare fino a 400 ettari. Nei secoli si sono susseguiti diversi proprietari tra cui alcune antiche famiglie fiorentine come Antinori, Capponi, Corsini e Machiavelli. Per un periodo è stata gestita dalla Curia per poi essere rilevata, nel 1999, dall’attuale proprietario, l’imprenditore Maurizio Zamparini, attivo nel campo immobiliare, agricolo ed energetico e noto anche negli ambienti sportivi.

 

L’enologo Eduardo Colapinto, 33 anni, ha conosciuto il metodo biodinamico durante un’esperienza di studio in Argentina

«Da allora ci sono state ristrutturazioni a 360 gradi – racconta Eduardo Colapinto, che gestisce insieme a Maurizio Santoni l’azienda vitivinicola – Tutti i vigneti sono stati rimpiantati e la villa è stata completamente restaurata: è diventata più un museo che una villa, visitabile su appuntamento».

All’interno si trova uno splendido salone da ballo, l’antica cucina con il girarrosto ideato da Leonardo Da Vinci, la Cappella di Famiglia seicentesca realizzata dalla famiglia Machiavelli e la “Stanza del Papa” dove soggiornò Pio VII in viaggio verso Parigi per incoronare Napoleone: «L’interno è tutto affrescato – aggiunge Colapinto – e l’arredamento dell’epoca l’impreziosisce ancora di più».

 

 

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The Villa’s library again holds a treasure trove of inestimable value, starting from the paintings on the walls, dedicated to various depictions of Venus, realized by artists belonging to the Florentine school. The room hosts three ancient bookcases full of precious volumes. As in a fascinating literary and historic catalogue, the shelves contain a collection of books reflecting some sort of chronological layering, since they likely belonged to the many families that lived in these rooms over the centuries. The collection includes several literary masterpieces written in many different European languages (English, French, German, Italian, Latin…), and above all some extremely rare first editions (for instance, the complete series of the ‘Comedie Humaine’ by Honoré de Balzac). Most books seem to belong to George Molnar’s private collection, as proven by the bookplates (depicting the entrance road to the Villa) that he placed on the cover of several volumes. . La biblioteca della Villa racchiude, ancora una volta, una serie di tesori di inestimabile valore: oltre ai quadri alle pareti, dedicati alle rappresentazioni di Venere realizzate da artisti della scuola Fiorentina, la stanza ospita tre librerie ricolme di preziosi volumi. Come all’interno di un affascinante catalogo storico-letterario, infatti, sugli scaffali è disposta tutta una serie di opere che rispecchiano una sorta di stratificazione cronologica, in quanto probabilmente appartenute alle diverse famiglie che, nei secoli, hanno vissuto all’interno di queste stanze. Si potranno così apprezzare molteplici capolavori letterari scritti in diverse lingue europee (inglese, francese, tedesco, italiano e latino) fra le quali spicca una serie di prime edizioni, di grande valore e ormai assolutamente introvabili (fra le quali ad esemipo l’intera serie della Comédie Humaine di Honoré de Balzac). Molte di esse risultano appartnere alla collezione private di George Molnar, come testimonia il bellissimo ex-libris (raffigurante proprio il viale d’accesso alla Villa) da lui apposta sulla copertina di una larga parte dei volume qui raccolti. #library #read #reader #book #librarybooks #reading #readingtime

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Eduardo Colapinto ha solo 33 anni ma ha già una lunga esperienza nel settore. «Ho sempre lavorato mentre studiavo Viticoltura ed Enologia all’Università di Udine. Per la tesi sono stato presso l’università di Mendoza in Argentina e proprio lì, lavorando presso un’azienda agricola, sono venuto a conoscenza del metodo biodinamico. Per approfondire le mie conoscenze in questo campo, una volta laureato, mi sono trasferito prima in Nuova Zelanda e poi in Australia con l’obiettivo di incontrare Alex Podolinsky e ho avuto la fortuna di conoscerlo, di lavorare con lui e di stringerci amicizia».

 

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Un’esperienza, quest’ultima, fondamentale per la sua formazione: «Alex era molto determinato, lui era sempre focalizzato sui suoi obiettivi. La sua determinazione e la sua lucidità erano incredibili considerando anche la sua età avanzata». Eduardo in Australia ha lavorato, in due anni, per quattro aziende diverse e infine è tornato in Italia. Nel 2016, attraverso l’Associazione per l’agricoltura biodinamica, conosce Laura Giordani, la moglie di Zamparini, che stava prendendo in mano le redini di Poggio Torselli e gli ha proposto di aiutarla nella gestione dell’azienda.

 

 

Riprende Eduardo: «Sono arrivato a Poggio Torselli nel luglio 2017 e abbiamo subito fatto la richiesta per la certificazione biologica. In questi tre anni di conversione abbiamo messo in atto le pratiche biologiche e biodinamiche ed ora siamo pronti per la certificazione». Ci racconta che la difficoltà più grande quando si sviluppa un progetto del genere riguarda i collaboratori:

«Trovare lavoratori preparati e appassionati che credono nell’agroecologia è ancora molto difficile».

E il lavoro a Poggio Torselli, in questi primi tre anni, non è mancato. Per incrementare la fertilità del suolo Eduardo ci spiega che inizialmente «era necessario detossificare il terreno dai numerosi trattamenti convenzionali che erano stati fatti negli anni precedenti. Abbiamo iniziato lavorando la terra con lavorazioni più importanti in autunno, tramite un ripuntatore a cinque punte con le ancore molto spostate in avanti ad una profondità di circa 25 centrimetri. Poi abbiamo posto molta attenzione ai ristagni idrici, apportato materia organica e utilizzato i preparati biodinamici».

 

Oggi tutti i residui dei vecchi fitofarmaci si sono fortemente ridotti grazie anche ai rimedi sperimentali utilizzati in campo: «Oltre al letame e ai preparati utilizzo anche i microrganismi effettivi. Si tratta di un fermentato che facciamo in casa con melassa di canna da zucchero e un attivatore con batteri e lieviti selezionati, acquistato sul mercato. Una volta fermentato lo aggiungiamo al terreno per favorire il lavoro della sostanza organica o lo spruzziamo sulle piante sulle quali svolge un effetto nutritivo e protegge dagli attacchi degli insetti o dei funghi. Stiamo facendo tantissime prove e, un po’ guardando quello che fanno gli altri, un po’ leggendo ricerche scientifiche, utilizziamo anche tisane di ortica o delle nostre erbe di campo». E ancora:

«Tra gli esperimenti abbiamo provato un trattamento con latte crudo che mi ha dato tante soddisfazioni perché mi ha permesso di non fare neanche un trattamento in campo contro la peronospora».

 

 

Prima di lavorare per Poggio Torselli, Eduardo è stato impegnato in tante aziende diverse che gli hanno permesso di mettere a confronto metodo convenzionale, biologico e biodinamico:

«Cercavo di imparare il più possibile. Ho trovato pregi e difetti in ognuna di loro ma ho notato che l’estremismo è nocivo. Apprezzo le mentalità aperte, le aziende che sanno conciliare la parte economica al rispetto per la terra».

Colui che può curare la terra, d’altro canto, è solamente il contadino: «Ammiro le aziende che vedono il vino come nutraceutico e non solo come un alimento che dà piacevolezza sensoriale. Gli enologi che mi piacciono di più sono quelli che dedicano grande attenzione alla terra. Per esempio ho avuto il piacere di lavorare con Josko Gravner, con Saverio Petrilli della tenuta di Valgiano e con Gaspare Buscemi».

 

Nel vino di Poggio Torselli non si utilizzano solfiti grazie alla grande attenzione verso la migliore fertilità del terreno
Nel vino di Poggio Torselli i solfiti sono ridotti al minimo grazie alla grande attenzione verso la migliore fertilità del terreno

 

A Poggio Torselli, dei 42 ettari complessivi, 24 sono dedicati al vigneto e sei agli olivi. Al momento vengono commercializzate 50.000 bottiglie di vino ma il potenziale è di 100.000. «Produciamo un vino che amo definire “sincero”, che rispetta e rispecchia il territorio. Secondo me è questa la funzionalità del vino: cercare di rappresentare e sintetizzare un territorio. Quando si va a modificare, anche semplicemente con dei lieviti importati da un’altra zona e quindi non autoctoni, il vino cambia sia nel sapore che nell’odore. Quel vino non rispecchia più il terroir. E quindi un vino senza l’utilizzo di lieviti, senza l’utilizzo di coadiuvanti, per me è il migliore. I solfiti sono un argomento a parte, vengono utilizzati anche in medicina perché sono degli antiossidanti. Il nostro corpo ne è ricchissimo e più ne hai, più sei in salute. Ovviamente i solfiti nel vino meno sono utilizzati meglio è». Come fare allora?

«La maniera più intelligente per non aggiungere solfiti è quella di cercare di lavorare in campagna il più possibile facendo molta attenzione alla fertilità del terreno. Una terra fertile e in equilibrio permette di accumulare polifenoli e altre sostanze ossidanti che sono protettori naturali del vino».

 

 

Continua Eduardo: «L’azienda si sviluppa con un corpo unico, dalla cima della collina fino al fiume Greve. Tutto il versante della collina è orientato verso est e abbiamo alcuni vigneti orientati a sud che danno dei vini più carichi, più concentrati, con profumi più austeri, mentre i vigneti orientati a nord producono vini molto più freschi». Siamo nel Chianti classico, dove il terreno ha molti sassi, è scivoloso e difficile da lavorare con i macchinari, soprattutto dopo la pioggia. Quando si asciuga, invece, si indurisce molto.

«Abbiamo due tipi di suolo: il primo di origine alluvionale che va dal più vecchio, in cima alla collina, a quello più recente vicino al fiume. È un terreno che ha molta più stabilità, è più grasso e molto più fertile. E poi abbiamo una strisciata di origine marina».

Una varietà che incide anche sul prodotto: «A livello gestionale ci sono delle differenze perché soprattutto quando andiamo a seminare il sovescio bisogna essere veramente scrupolosi visto che il suolo di origine marina è molto più ricco di calcare e sali minerali che si rispecchiano anche nel vino».

 

 

Il vigneto di uva bianca è nel suolo di origine marina, e sono coltivati Chardonnay, Sauvignon e Traminer, un blend molto difficile da trovare in Toscana:

«Da lì viene fuori un vino molto fresco, sapido che io gestisco in maniera rispettosa, senza l’utilizzo di lieviti e senza nessun additivo, solamente con un po’ di solfiti. È un vino equilibrato e soave con dei profumi molto complessi».

 

L’apparato radicale molto sviluppato degli ulivi ultracentenari rende le piante equilibrate e permette di ottenere un olio di alta qualità

 

Poggio Torselli produce anche 2.500 litri di olio da ulivi ultracentenari. Moraiolo, frantoio, pendolino e leccino le varietà, e la miscela è fatta in campo come lo facevano una volta i contadini. «La gelata dell’85 ha ucciso la parte aerea, però la parte radicale è rimasta viva. L’olio che ne deriva è veramente straordinario perché sono piante in equilibrio grazie ad un apparato radicale molto sviluppato». Adiacente alla Villa uno splendido giardino all’italiana dotato di un antico impianto di irrigazione in pietra serena che, assecondando le pendenze naturali consentiva l’irrigazione di tutte le aiuole: «L’acqua piovana viene raccolta all’interno di due grandi cisterne e pompata, in passato attraverso delle pompe a mano, all’interno delle canalette. Un sistema molto semplice però efficacissimo».

 

La Villa è circondata da uno splendido giardino all’italiana che comprende un antico impianto di irrigazione
La Villa è circondata da uno splendido giardino all’italiana che comprende un antico impianto di irrigazione

 

A Poggio Torselli c’è anche una collezione di 130 piante di agrumi in vaso alcune delle quali anche molto antiche e rare. «La varietà Bizzarria, che dà il nome ad alcuni dei nostri vini, è molto particolare perché oltre ad essere rara ha le caratteristiche genetiche dell’arancio amaro ma con la peculiarità di produrre frutti sia dell’arancio che del limone cedrato o addirittura frutti che presentano contemporaneamente entrambi gli aspetti. Abbiamo notato che il frutto si modifica con l’andamento stagionale, ed è da questa caratteristica che prende il nome». Per il ricovero invernale la Villa è dotata di una grande limonaia. In alto c’è la vinsantaia dove riposano, da settembre a dicembre, i grappoli di malvasia mentre sotto la limonaia si trova la preziosa barricaia:

«Fatta eccezione per il nostro rosso Bizzarrie sangiovese e il Bizzarrie bianco, tutto il nostro vino passa in botti in rovere».

 

Ora è il momento della vendemmia e Eduardo ci racconta che per lui è un momento speciale. «Mi ricordo i bei momenti che ho passato quando lavoravo nelle aziende familiari dove tutti insieme vendemmiavamo in armonia. Per Poggio Torselli ogni anno facciamo una selezione di circa 20 persone cercando di assumere gente della zona. Ed ogni anno si creano delle interazioni, si fa amicizia e poi, alla fine dopo tanto duro lavoro, facciamo una bella festa tutti insieme». Lo dice con chiarezza Eduardo:

«Lavorare così è un altro vivere. Io credo che lavorare passione e amore ripaghi sempre».

Scrive per noi

Carlotta Iarrapino
Carlotta Iarrapino
Analista, facilitatrice, comunicatrice e ambientalista. Laureata in economia a Firenze con master in Ambiente alla Scuola Sant’Anna di Pisa, svolge l’attività di consulenza dal 2000. È tra le fondatrici, nel 2008 di Contesti e Cambiamenti. Organizzazione, comunicazione e partecipazione le sue aree di intervento. È curatrice di BiodinamicaNews, la newsletter dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica.

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