Una mandria di bovini maremmani

L’azienda agricola Alberese, custode di biodiversità nel cuore della Maremma

Con più di quattromila ettari tra pineta, bosco, pascoli, vigneti e oliveti è una delle aziende biologiche più importanti d’Europa. Appartenuta in passato anche ai Medici, la Tenuta di Alberese custodisce al suo interno anche la Banca Regionale del Germoplasma

È una storia che comincia nel Paleolitico, come testimoniano i resti rinvenuti in alcune grotte della zona. Il nome invece, Alberese, comprare nell’XI secolo, con la fondazione dell’Abbazia Benedettina di Santa Maria Alborense. E poi i Medici nel 1500, Leopoldo di Lorena nel 1800, l’Opera Nazionale Combattenti e Reduci fino alla fine degli anni ’70, quando venne acquisita dalla Regione Toscana. La Tenuta di Alberese, nel cuore della Maremma, a Sud di Grosseto, è una delle più grandi e importanti aziende biologiche europee.

 

Un gruppo di persone a cavallo all'interno della Tenuta di Alberese
La tenuta di Alberese è una delle più grandi e prestigiose aziende biologiche europee (Foto: Alberto Pastorelli)

Demofarm ed esempio emblematico dell’eccellenza regionale, di proprietà dell’Ente Terre Regionali Toscane che proprio al suo interno ha il proprio quartier generale, con i suoi 4.200 ettari di pineta e bosco, superfici coltivabili, pascoli naturali e oliveti, è anche una delle più prestigiose aziende agricole in Italia. E il suo ricco patrimonio storico e architettonico, restaurato negli ultimi anni, contribuisce a questo prestigio. Basti pensare a siti rilevanti come la Villa Fattoria Granducale, l’Abbazia di San Rabano, la Torre di Collelungo, la Torre di Castelmarino e il Granaio Lorenese di Spergolaia.

 

Filiere corte e microclima vantaggioso

Ad Alberese si sperimentano le filiere corte, quella della carne di bovino maremmano e quella del pane di Alberese. Il microclima della parte di questa parte di Maremma, ventilato e raramente soggetto ad umidità eccessiva, è particolarmente adatto alla viticoltura: Barbicato, Morellino di Scansano, Banditella, la qualità dei vini prodotti è eccellente, come d’altronde quella dell’olio extra vergine d’oliva, ottenuto unicamente da olive biologiche coltivate nella Tenuta, con frangitura a temperatura controllata a freddo.

 

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Il mestiere del buttero

Oltre 400 bovini e 40 cavalli, entrambi di razza maremmana, pascolano nei suoi terreni, dove resiste uno dei mestieri più antichi dell’immaginario collettivo maremmano; quello del buttero, inserito dalla stessa Regione Toscana tra i mestieri a rischio di scomparsa. Sono gli ultimi veri butteri a cavallo, quelli che lavorano ad Alberese.

 

Alessandro Zampieri, 62 anni, è uno degli ultimi butteri della Maremma
Alessandro Zampieri, 62 anni, è uno degli ultimi butteri della Maremma

«È un mestiere che ti mette sempre alla prova – spiega Alessandro Zampieri, 62 anni, veterano dei “gauchos” nostrani con oltre quarant’anni di servizio alle spalle – Non puoi permetterti leggerezze, se sbagli, paghi».

Controllare le mandrie, trasferirle da una zona all’altra, controllare pascoli, recinzioni, punti di abbeveraggio di questa terra che fu paludosa e selvaggia, poi bonificata e adesso biologica.

Bovini preziosi

Sono bovini preziosi, quelli maremmani presenti ad Alberese, 487 animali con una storia ultra millenaria, di cui si trovano tracce addirittura nei dipinti ritrovati nelle tombe etrusche. «Sono una razza molto resiliente; resistono agli insetti, sopravvivono in qualsiasi ambiente e mangiano di tutto. Ma non possono stare al chiuso di una stalla. Hanno bisogno di spazio all’aperto, e di butteri che se ne occupino». La mucca Maremmana, con i suoi gloriosi tremila anni di storia è purtroppo a rischio d’estinzione, proprio come i butteri. Sarebbe una perdita enorme: «Basta guardare alla sua struttura preistorica – dice Zampieri – È una macchina da guerra, non una salsiccia che cammina».

 

una mandria di bovini maremmani nella tenuta di Alberese
All’interno della tenuta pascolano oltre 400 bovini maremmani (Foto: Francesco Rossi)

Potenzialità regionali

Con un fatturato di 11,3 miliardi di euro, 28.900 aziende con 56.000 addetti, oltre 27.000 potenziali fornitori e 5.300 aziende biologiche certificate, l’agricoltura è un settore fondamentale per l’economia della Toscana.

 

Cavalli e buttero all'interno della tenuta
Sono 40 i cavalli presenti all’interno della tenuta (Foto: Francesco Rossi)

 

Sono 16 le Dop e 15 le Igp, oltre 800 le specie e razze animali a rischio estinzione oggetto di tutela e valorizzazione iscritte al repertorio dell’Agro-biodiversità della Regione Toscana. Un primato europeo, con grosse potenzialità per attrarre nuovi investimenti nell’agroalimentare, come dimostra Invest in Tuscany, il sistema pubblico coordinato dalla Regione Toscana nato proprio per implementare gli investimenti esteri.

La Banca della Terra

Una questione da non sottovalutare in clima di crisi economica da Covid-19, e difatti la Regione sta incoraggiando il ritorno alla coltivazione della terra ai giovani agricoltori con affitti vantaggiosi, anche come argine alla crisi. Già nel 2012, in realtà, per ripopolare e rilanciare queste terre, sfruttare il marchio toscano e contribuire al mantenimento di suoli minacciati da erosione e incendi, la regione ha intrapreso un’iniziativa unica al mondo, creando la Banca della terra, una riserva di terra gestita dall’Ente Terre Regionali Toscane. «L’ambizione più grande è quella di mantenere la terra proteggendo l’ambiente e la biodiversità e creando posti di lavoro», spiega Marco Locatelli, presidente dell’Etrt.

Custodi di bene comune

La banca mette a disposizione degli agricoltori, e in via prioritaria dei giovani agricoltori di età inferiore ai 40 anni, quasi 8.000 ettari attraverso un contratto di concessione o affitto per un periodo da dieci a venti anni. Ad oggi, sono stati assegnati quasi 6.300 ettari, il 47% ai giovani agricoltori. «Il prezzo praticato dalla regione è molto basso – continua Locatelli – perché l’importante è soprattutto il progetto imprenditoriale dell’agricoltore, la sua capacità di produrre secondo criteri organici, di sviluppare un’attività e di considerare la terra come un bene comune». E a proposito di “banche” custodi di bene comune, presso la tenuta di Alberese è presente la Banca Regionale del Germoplasma, dove si conserva in una cella frigorifero il materiale genetico delle specie autoctone erbacee iscritte al repertorio della Regione Toscana.

Scrive per noi

Valentina Gentile
Valentina Gentile
Valentina Gentile è nata a Napoli, cresciuta tra Campania e Sicilia, e vive a Roma. Giornalista, col-labora con La Stampa, in particolare con l’inserto Tuttogreen, con la testata online Sapeream-biente e con il periodico Libero Pensiero. Ha scritto di cinema per Sentieri Selvaggi e di ambiente per La Nuova Ecologia, ha collaborato con Radio Popolare Roma, Radio Vaticana e Al Jazeera English. In un passato non troppo lontano, è stata assistente di Storia del Cinema all’Università La Sapienza di Roma, e ha insegnato italiano agli stranieri, lingua, cultura e storia del cinema italiano alle università americane UIUC e HWS. È cinefila e cinofila, ama la musica rock, i suoi amici, le sfogliatelle e il caffè. E naturalmente l’agricoltura bio in tutte le sue declinazioni, dai campi alla tavola.

Contatto: Valentina Gentile

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