Acque reflue nell’irrigazione agricola, ecco il nuovo regolamento Ue

Il calo dei livelli delle falde acquifere e i danni connessi alla siccità hanno spinto l’Europa ad approvare il Regolamento sul riutilizzo di acque reflue in agricoltura. La nuova legge definisce per la prima volta i requisiti minimi per le acque reflue urbane utilizzabili a fini irrigui in modo sicuro

«Le crescenti pressioni cui sono sottoposte le risorse idriche dell’Unione determinano scarsità d’acqua e deterioramento della qualità delle acque. In particolare, i cambiamenti climatici, le condizioni meteorologiche imprevedibili e le siccità stanno contribuendo in misura significativa all’esaurimento delle riserve di acqua dolce dovuto all’agricoltura e allo sviluppo urbano». Inizia così il Regolamento (Ue) 2020/741 del Parlamento Europeo e del Consiglio recante prescrizioni minime per il riutilizzo dell’acqua, approvato lo scorso 25 maggio.

 

Un coltivatore preoccupato per la condizione dei campi
Un coltivatore preoccupato per la condizione dei campi

Nel documento di valutazione dell’impatto che accompagnava la proposta di regolamento si legge che «l’acqua è già una risorsa limitata, con un terzo dell’Europa alle prese con lo stress idrico» e «le proiezioni suggeriscono che la situazione diventerà molto più grave nei prossimi anni». Il calo dei livelli delle acque sotterranee, dovuto in particolare all’irrigazione agricola, ma anche all’uso industriale e allo sviluppo urbano, è una delle principali minacce per l’ambiente idrico dell’Ue. Sempre nello stesso documento si legge che per effetto del cambiamento climatico, la frequenza e l’intensità della siccità e i relativi danni ambientali ed economici sono aumentati drasticamente negli ultimi trent’anni. Un esempio concreto legato alla siccità dell’estate del 2017 illustra le dimensioni della perdita economica che è ammontata a 2 miliardi di euro solo per il settore agricolo italiano.

 

Emungimento da corso d'acqua per annaffiamento
L’utilizzo di acque depurate per l’annaffiamento dei campi ridurrebbe la pratica dell’emungimento da corsi d’acqua superficiali

 

Un problema quindi, quello della scarsità di acqua, molto sentito a livello Europeo: infatti negli ultimi anni la Commissione ha discusso a fondo sulle questioni relative al riutilizzo dell’acqua con gli Stati membri e le parti interessate, sia sugli aspetti politici che sui requisiti minimi, tenendo conto dei requisiti nazionali esistenti e delle prassi internazionali.

La necessità di affrontare la questione a livello europeo è stata quindi ampiamente riconosciuta e sostenuta, anche dal settore agricolo.

Gli agricoltori che cercano fonti d’acqua affidabili durante tutto l’anno potrebbero disporre di diverse opzioni per l’approvvigionamento idrico alternativo: investimenti in impianti di accumulo di acqua piovana, utilizzo di riserve di acque sotterranee, desalinizzazione o trasferimento di acqua da altri bacini fluviali. In teoria queste alternative di approvvigionamento idrico, in particolare la desalinizzazione, possono fornire quantità illimitate di acqua ma, in pratica, tutte queste opzioni hanno molti limiti e determinano costi e impatti negativi.

 

Leggi il Regolamento Ue sul riutilizzo dell’acqua

Il Regolamento (Ue) 2020/741 del Parlamento Europeo e del Consiglio recante prescrizioni minime per il riutilizzo dell’acqua,

 

Il riutilizzo di acque reflue a fini irrigui in agricoltura è stato considerato più efficace rispetto ad altre opzioni di approvvigionamento sia in termini di costi che per i suoi minori impatti ambientali. Ecco quindi che nel nuovo Regolamento si afferma che «l’Unione potrebbe migliorare la sua capacità di reazione di fronte alle crescenti pressioni sulle risorse idriche attraverso un più ampio riutilizzo delle acque reflue trattate, limitando l’estrazione dai corpi idrici superficiali e sotterranei, riducendo l’impatto degli scarichi di acque reflue trattate nei corpi idrici, favorendo il risparmio idrico mediante l’utilizzo multiplo delle acque reflue urbane e garantendo nel contempo un elevato livello di protezione dell’ambiente».

 

Impianto di depurazione delle acque reflue urbane
Gli impianti di depurazione delle acque reflue urbane possono offrire quantità costanti di acqua che può essere utilizzata in agricoltura allungando in ciclo di vita dell’acqua e riducendo l’impatto degli scarichi di acque trattate nei corpi idrici

 

Il riutilizzo dell’acqua era già stato identificato e incoraggiato in due direttive europee che però non specificavano le condizioni per il riutilizzo delle acque reflue trattate: si tratta della Direttiva quadro sulle acque (2000/60/CE) e la Direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane (91/271/CEE). Quest’ultima in particolare stabiliva, nell’articolo 12, che «le acque reflue trattate devono essere riutilizzate ogniqualvolta opportuno». Tuttavia il riutilizzo delle acque reflue è stato limitato in Europa in parte a causa del costo del sistema – sono infatti necessari investimenti per ammodernare gli impianti di trattamento delle acque reflue urbane e mancano gli incentivi finanziari per applicare il riutilizzo dell’acqua al settore dell’agricoltura – e, in parte, per i possibili rischi per la salute e per i potenziali ostacoli alla libera circolazione di prodotti agricoli irrigati con acque depurate.

Con il nuovo regolamento viene finalmente introdotto un livello di armonizzazione attraverso la definizione di prescrizioni minime per la qualità e per il monitoraggio dell’acqua.

La logica è quella di aumentare il ciclo di vita delle acque reflue con un approccio integrato alla gestione dell’acqua e nel pieno rispetto degli obiettivi dell’economia circolare. Infatti, come riporta il testo di legge nelle sue considerazioni introduttive «il riutilizzo dell’acqua a fini irrigui in agricoltura può altresì contribuire a promuovere l’economia circolare recuperando i nutrienti dalle acque depurate e applicandoli ai raccolti mediante tecniche di fertirrigazione. Il riutilizzo dell’acqua potrebbe in tal modo ridurre potenzialmente la necessità di applicazioni integrative di concime minerale».

La nuova legge definisce per la prima volta i requisiti minimi a livello europeo per le acque reflue urbane trattate in un impianto di depurazione affinché possano essere utilizzate a fini agricoli in modo sicuro, proteggendo le persone e l’ambiente. Le nuove norme mirano a garantire che le acque reflue trattate siano riutilizzate in modo più ampio possibile al fine di limitare l’emungimento dai corpi idrici e dalle acque sotterranee.

«Un’altra importante pietra miliare per la transizione verso un’economia circolare per le risorse idriche. In questo modo, passo dopo passo, stiamo portando risultati concreti per l’ambiente» ha affermato Simona Bonafè, deputato del Partito Democratico al Parlamento Europeo e membro della Commissione Ambiente in occasione dell’approvazione del nuovo regolamento.

E ha aggiunto: «Potremmo riutilizzare potenzialmente 6,6 miliardi di metri cubi di acqua entro il 2025, rispetto agli attuali 1,1 miliardi metri cubi annui. Ciò richiederebbe un investimento inferiore a 700 milioni di euro e ci consentirebbe di riutilizzare più della metà dell’attuale volume di acqua proveniente da impianti di trattamento delle acque reflue dell’Ue teoricamente disponibili per l’irrigazione, evitando l’estrazione diretta da corpi idrici e acque sotterranee». Mentre E Virginijus Sinkevičius, commissario per l’Ambiente e gli Oceani della Commissione Europea, ha fatto sapere:

«Con il regolamento sul riutilizzo dell’acqua, non solo i nostri agricoltori potranno contare su forniture idriche più prevedibili, ma i fornitori di tecnologia avranno nuove opportunità di investimento».

Le misure adottate, entrate in vigore a metà giugno, diventeranno applicative nel 2023.

 

Scrive per noi

Carlotta Iarrapino
Carlotta Iarrapino
Analista, facilitatrice, comunicatrice e ambientalista. Laureata in economia a Firenze con master in Ambiente alla Scuola Sant’Anna di Pisa, svolge l’attività di consulenza dal 2000. È tra le fondatrici, nel 2008 di Contesti e Cambiamenti. Organizzazione, comunicazione e partecipazione le sue aree di intervento. È curatrice di BiodinamicaNews, la newsletter dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica.

Parliamone ;-)